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Pubblicato in Speciale Cantine Aperte il 22 Maggio2013

L’enogastronomia, vetrina dell’identità locale ma anche motore per le economie: il turista che trascorre la vacanza in Italia spende nel complesso oltre 10 miliardi per acquisti di prodotti agroalimentari.

In un mercato turistico in continua evoluzione, l’identità locale,  che si esprime anche (e soprattutto) grazie al paniere enogastronomico, rappresenta il vantaggio competitivo dei territori. Il vino ed il cibo si fondono in modo indissolubile tra loro e a loro volta con il territorio, e si pongono a suo servizio, nel complicato percorso di attrazione dei flussi turistici, essenziali per animare e dare impulso alle filiere economiche locali.

Ma quali sono le dinamiche che muovono il turismo enogastronomico? Innanzitutto, dai più recenti studi dell’Osservatorio Nazionale del Turismo di Unioncamere sulla domanda turistica in Italia (circa 20 mila turisti intervistati nel 2012) emerge nel caso del turismo del gusto un concetto cardine: la quota di turisti che organizzano la vacanza per interessi enogastronomici è ancora contenuta, ma una volta sul territorio l’interesse si moltiplica in modo esponenziale.
Non deve deludere, infatti, se “solo” quasi il 7% del turisti che ha trascorso la vacanza in Italia nel 2012  si è mosso per motivi enogastronomici, perché nel 2008 si parlava del 4,7%. A trainare i flussi verso le destinazioni italiane, in particolare, sono gli stranieri con un picco di quasi il 9%. L’appeal dei sapori italiani attira, soprattutto, gli olandesi (13,6%), i tedeschi e gli spagnoli (rispettivamente il 10% circa).  Numeri che, però, si trasformano una volta sul territorio, quando il turista, enogastronomico e non,  scopre un tesoro sconosciuto e si dedica all’enogastronomia come fosse l’obiettivo della vacanza.

Quando il turista arriva sul territorio, infatti, l’enogastronomia diventa il suo “chiodo fisso”: nel 30% dei casi occupa il suo tempo libero nella degustazione dei prodotti locali, quota che sfiora il 40% nel caso dei turisti extra europei. Alla degustazione si abbina la partecipazione agli eventi enogastronomici (15,3%) e l’acquisto dei prodotti (10,7%), in quest’ultimo caso soprattutto se il turista proviene da destinazioni extra europee (23,5%). Quote che, quindi, riescono a superare anche l’interesse per la visita ai monumenti, che attirano il 15% dei turisti in vacanza in Italia.

Tutto ciò comporta un impatto economico sulle filiere locali: a confluire nel comparto agroalimentare sono ben 10,1 miliardi di euro, vale a dire il 14% delle spese turistiche generate di turisti italiani e stranieri che hanno trascorso la vacanza in Italia (nel totale oltre 72 miliardi di euro stimati). La valenza di questo dato ha un doppio significato se si guarda al trend degli ultimi anni, con un +43% di crescita dell’acquisto dei prodotti enogastronomici effettuati  sia nei negozi (+49,3%) che consumati sul posto o acquistati come souvenir (+23%). L’importanza del turismo enogastronomico, poi, si esprime anche attraverso la varietà di attività collaterali che svolge il turista. Il turista, infatti, vive il territorio in modo dinamico, facendo sport (37,2%), escursioni (30%), sentore quindi di una necessità di voler trovare nella destinazione di vacanza servizi e occasioni che soddisfino questa esigenza di dinamismo abbinato alla voglia di conoscere l’enogastronomia locale. Ma il turista non si dimentica di fare shopping, attività che occupa il tempo libero di quasi il 40% dei turisti. 

Lucrezia Balducci

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