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Vini e territori

Il riscatto del Sannio e dei suoi produttori: “Adesso puntiamo solo sulla qualità”

18 Giugno 2018
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(Un gruppo di produttori del Sannio)

di Geraldine Pedrotti, Benevento

E’ una storia di riscatto quella del Sannio. Un riscatto che ha le sue radici nelle battaglie che nell’antichità i Sanniti portarono avanti contro gli invasori Romani, che passò negli anni '60 dalla ribellione dei contadini verso i commercianti di uve provenienti da Roma e Napoli che li sfruttavano imponendo loro prezzi da fame, a cui risposero con la nascita delle cantine sociali, e che si completa oggi con la piccola rivoluzione che proprio quelle cantine sociali cercano di portare avanti, passando dalla quantità alla qualità.

Ci troviamo nel Sannio, nella provincia di Benevento, il cuore agricolo della Campania che da solo produce il 50% del vino della regione, per il press tour organizzato dal Consorzio Sannio Dop, realtà che racchiude 400 soci e circa 2 mila viticoltori. Diecimila ettari vitati, 7.900 viticoltori, 100 aziende imbottigliatrici per oltre un milione di ettolitri di vino prodotto, una Docg (Aglianico del Taburno Dogc), due Doc (Falanghina del Sannio Doc e Sannio Doc) e un’Igp (Benevento Igp). Sommarello, Piedirosso, Sciascinoso, Coda di volpe, Grieco, sono solo alcuni esempi del patrimonio viticolo sannita, su cui svettano l’Aglianico e la Falanghina, vitigni principi che stanno segnando la rinascita del territorio. 

Quella del Sannio è un’area essenzialmente di cantine sociali. Nate negli anni '70 per contrastare lo strapotere dei commercianti a cui si conferivano uve che venivano sottopagate, oggi se ne contano quattro di cui fanno parte in tutto circa 2.200 produttori: La Guardiense, la più grande con oltre mille soci, Cantina di Solopaca, Cantina del Taburno e Vigne Sannite. Cantine che negli ultimi dieci anni stanno abbandonando la logica quantitativa a favore della produzione di vini più ricercati. Per far questo alcune di esse si sono avvalse della consulenza di big dell’enologia italiana, come Riccardo Cotarella, consulente enologo dal 2006 per La Guardiense, e Luigi Moio per Cantina del Taburno. Accanto alle cantine sociali un centinaio di aziende imbottigliatrici formate soprattutto da piccoli vignaioli. 

“Oggi l’intero comparto  attraversa un rinnovato entusiasmo – spiegano Libero Rillo e Nicola Matarazzo, rispettivamente presidente e direttore del Consorzio Sannio Dop – partendo da una trasformazione da area che storicamente era viticola ad area vinicola, con la nascita di nuovi imprenditori e nuove tecniche di conduzione agricola, nel segno di una rinnovata tradizione”. Ma fu un avvenimento, nel lontano 1979, a porre le basi per la rinascita del Sannio: la vinificazione e l’imbottigliamento per la prima volta al mondo della Falanghina in purezza operata da Leonardo Mustilli, patron della cantina Mustilli, storica realtà del territorio di Sant’Agata dei Goti che produce vino dal 1500 all’interno di un’antica cava sotterranea, guidata adesso dalle figlie Paola e Anna Chiara. Da quella prima bottiglia di Falanghina Mustilli venduta si capirono le potenzialità dei vitigni autoctoni sanniti, che a poco a poco soppiantarono le coltivazioni di Sangiovese, Trebbiano e Barbera. 

Tanti i vini che abbiamo assaggiato durante il nostro tour enologico sannita, ecco quelli che ci sono piaciuti di più.  

  • Aglianico del Taburno Docg 2013, Lauranti – Al naso rosa spiccatissima, insieme a geranio e viola. Minerale, con note balsamiche e spezie. Tannino ben integrato
  • Aglianico del Taburno Docg 2014, La Fortezza – Naso molto complesso, con spiccate note minerali. In bocca morbido e caldo, piacevoli fiori secchi e frutta sotto spirito. 
  • Aglianico del Taburno riserva 2009, Il Poggio – Molto tipico, sia al naso che in bocca. Viola evidente, insieme alle spezie e ad un accenno di macchia mediterranea. 
  • Bue Apis 2011, Cantine del Taburno – Un vino che viene prodotto solo nelle migliori annate, con una produzione massima di 6 mila bottiglie. Frutto di una vigna di Aglianico a piede franco prefillossera, vecchia di 200 anni, di proprietà della famiglia Piazza, soci della cooperativa. Potente ed elegante. Complesso sia al naso che in bocca, con pepe nero, marasche e fiori secchi e un tannino morbidissimo. 
  • Carrese 2015, Cantina di Solopaca –  Prevalentemente floreale, evidenti la viola e i fiori secchi, con note di ciliegia e spezie e un accenno di selvatico tipico del vitigno, sia al naso che in bocca. Complesso e con un tannino elegante. 
  • Diana 2017, Ocone – Al naso mela e banana tipiche del vitigno. In bocca buona mineralità e acidità. 
  • Falanghina del Sannio 2016, Cantina Morone – La frutta tipica del territorio lascia con il tempo il passo ad evidenti note di bacche di ginepro e macchia mediterranea. Particolare. 
  • Falanghina del Sannio 2016, Giacomo Simone – Al naso limone spiccatissimo, frutta esotica. Pulito e fresco, lungo e di buona beva. 
  • Falanghina del Sannio 2017, Elena Catalano – Al naso prevalentemente minerale, complesso, con note di frutta esotica e fiori gialli. In bocca sapido, lungo e freschissimo. 
  • I mille per l’Aglianico 2012, La Guardiense – Complesso ed elegante, con evidente legame territoriale. Petali di rosa secchi molto spiccati, insieme ad amarena, cuoio e spezie. 
  • Propileo 2012, Castelle – Naso interessante con fiori secchi e petali di rose, frutta rossa surmatura, balsamico e lievemente speziato. In bocca rispecchia il naso. Tannino morbido. 
  • Sannio Aglianico 2015, Cantine Foschini – Naso tipico, con frutta matura, marasca, fiori scuri e petali di rosa. In bocca fine e morbido, buona lunghezza. 
  • Siriana 2016, Torre a Oriente – Naso complesso, banana e mela si accompagnano a salvia e salsedine. In bocca fresco, sapido e fine. 
  • Svelato 2017, Terre stregate – Fiori bianchi e note di banana spiccate che emergono preponderanti sia al naso che in bocca. Buona lunghezza. Tipico. 
  • Vigna segreta 2016, Mustilli – Elegante e tipico. Note di foglie di limone accompagnano quelle di fiori e frutta gialla. 


ALCUNE FOTO DEL PRESS TOUR


(Carmine Colletta, Cantine di Solopaca)


(Alcuni dei vini in degustazione)


(Marco Giulioli, enologo de La Guardiense)


(Paola Mustilli, cantina Mustilli)


(Sant'Agata dei Goti)


(Vigneti nel Sannio)


(Castello di Guardia Sanframonti)


(La vite di 200 anni che produce il Bue Apis)