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Pubblicato in Vini e territori il 22 Novembre2016

Un press tour di due giorni tra il territorio italiani e quello sloveno che racchiude circa 5 mila ettari di vigneti in una delle zone più affascinanti del Nord Italia


(Produttori dei colli orientali del Friuli)

di Geraldine Pedrotti

Le Alpi Giulie da un lato, l’Adriatico dall’altro, e a poche centinaia di metri il confine sloveno: circa 5 mila ettari vitati che compongono uno dei territori più affascinanti del Nord Italia. 

Stiamo parlando dell’estremo Nord Est friulano, nei secoli crocevia di popoli e culture e terreno di sanguinose battaglie che ne hanno modificato continuamente i confini. Un territorio interessante dal punto di vista viticolo, perché nonostante la relativa estensione racchiude territori e popoli diversi tra loro, che tengono a sottolineare ogni propria peculiarità. Dalle pianure della valle dell’Isonzo alle colline di Cormons, passando per l’area dei Colli orientali, ecco il nostro viaggio alla scoperta dei vini del Nordest.

COLLIO


(Vigneti Edi Keber)

Conosciuta nel mondo come una delle aree più prestigiose d’Italia per la produzione di bianchi, come la Ribolla gialla, il Picolit, il Tocai  Friulano e la Malvasia istriana, i vini di questo territorio prendono profumi e sapori da un terreno costituito da marna e arenaria, chiamato “Ponca”, e dall’esposizione delle viti alle brezze dell’Adriatico. Circa 1.600 ettari con circa 200 i produttori, riuniti all’interno del Consorzio di tutela dei vini del Collio e che dal 1968 producono sotto l’effige della Doc Collio. A Cormons, cuore pulsante del Collio, nel 1990 è anche nata l’accogliente “Enoteca di Cormons”, fondata dalla cooperativa agricola che mette insieme 35 viticoltori dell’area che circonda la cittadina della provincia goriziana, e gestita dagli stessi produttori.  Il Collio racchiude in sé numerosi microclimi: ad esempio spostandosi nell’area di San Floriano, la vetta più alta dell’area, il clima diventa secco per via della Bora che spazza i vigneti, e il suolo è meno argilloso di quello del resto del Collio.

I TRE VINI DEL COLLIO DA NON PERDERE
Edi Keber, Collio bianco 2015 – Uvaggio di Tocai Friulano, Ribolla gialla e Malvasia istriana, fermentate e affinate in cemento. Sapido e fresco, ottima acidità, aromatico, le note erbacee lo rendono fresco e piacevole.

Picech, Tocai 2015 – Vinificato in acciaio. Fresco e giovane, sia al naso che in bocca, con note erbacee e di fiori.

La Castellada, Ribolla Gialla 2010 – Macerato per 60 giorni a contatto con le bucce e affinato per tre anni in botte grande e uno in acciaio. Al naso ampio e aromatico, in bocca corposo e minerale.
 
COLLI ORIENTALI DEL FRIULI

Spostandosi a nord del Collio si incontra l’area dei Colli orientali del Friuli, totalmente differente per cultura: se nell’area del Collio è viva l’influenza slovena (la maggior parte degli abitanti è bilingue), l’area dei Colli orientali è interamente italiana. Anche qui il terreno è di marna eocenica e arenaria, i vigneti sono esposti alla Bora e all’aria più calda proveniente dal mare, ed è qui che nascono i grandi rossi autoctoni come lo Schioppettino, il Pignolo e il Refosco dal peduncolo rosso. Gli ettari vitati sono 2 mila e i produttori associati al Consorzio di tutela vini Friuli Colli orientali Ramandolo circa 200, che vanno dai big come Bastianich e Conte d’Attimis Maniago, ai più piccoli con una decina di ettari di vigneti.

I TRE VINI DEI COLLI ORIENTALI DA NON PERDERE
Bastianich, Plus Friulano 2013 – Vendemmia tardiva di Tocai Friulano, interamente vinificato in acciaio. Al naso frutta matura e crosta di pane, in bocca elegante, morbido e buona acidità.

Paolo Rodaro, Romain Schioppettino 2011 – Elegante al naso, con spezie e biscotto. In bocca tannini morbidi, note di ciliegie e amarene.

RoncSoreli, Schioppettino di Prepotto 2010 – Al naso spezie e amarene, in bocca grande corpo, morbido ed elegante.
 
VALLE DELL’ISONZO


(Vigneto di malvasia istriana Renata Pizzulin)

Scendendo verso sud e attraversando il fiume Isonzo, ci troviamo nell’area del Friuli Isonzo Doc, un terroir completamente differente dal Collio e dai Colli orientali. Un territorio che degrada dalle colline del Collio e dai monti del Carso verso il mare. Qui il fiume ha modellato il terreno e creato due sottozone: a nord le Rive alte, argillose e impastate da ghiaia, a sud le Rive di Giare, con terreni di ghiaie bianche e sabbia. Gli ettari vitati sono 1.100, ben divisi tra produzione di autoctoni friulani, e vitigni francesi e tedeschi. Un mix frutto delle influenze dei popoli che hanno attraversato nei secoli questa zona.

I TRE VINI DELL’ISONZO DA NON PERDERE
Borgo San Daniele, Arbis Ros Pignolo 2011 – Vitigno locale estremamente difficile da coltivare e dal carattere indomabile, la produzione è di circa 25 ettari in tutto il Friuli. Al naso è balsamico, intenso, in bocca elegante con terziari marcati.

Silvano Ferlat, Il vin del Paron – Blend di due annate (2014 e 2015) di Moscato giallo secco, è una piccola chicca di questa azienda biologica. Interessante al naso, in bocca morbido e aromatico.

Tenuta di Blasig, Elisabetta Brut 2015 – Blend di Malvasia, Pinot Bianco, Refosco e Chardonnay. Perlage fine, al naso note di rosa, in bocca sapido, fresco, delicato.
 
 
 

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