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Pubblicato in Vini e territori il 07 Ottobre2016

Il press tour organizzato dal'istituto marchigiano di tutela vini per far conoscere le due denominazioni del Rosso Conero, il Doc e il Riserva. E i risultati sono sorprendenti

di Geraldine Pedrotti

Un vino rosso affacciato sul mare, frutto dell’unione dei vitigni Montepulciano e Sangiovese. E’ il Rosso Conero, uno dei vini più rappresentativi della viticoltura marchigiana che nasce e cresce nel comprensorio del Monte Conero, il promontorio a picco sull’Adriatico che sovrasta Ancona.

Un vino forse meno conosciuto del Verdicchio, il bianco marchigiano famoso nel mondo, ma sicuramente altrettanto apprezzato dagli amanti del vino.
Trecentocinquanta gli ettari vitati, distribuiti nei comuni dell’Anconetano, 13 mila ettolitri di vino imbottigliato nella campagna 2014-2015 e circa 1,3 milioni di bottiglie prodotte. Ma soprattutto 20 produttori appassionati, molto differenti tra loro: si va dai big come Umani Ronchi, Garofoli e Moroder alle piccole cantine a conduzione familiare con pochi ettari di vigneti. Tutti fanno squadra insieme per la promozione del proprio vino e del territorio e sono riuniti dall’Istituto marchigiano di tutela vini (Imt), guidato da Alberto Mazzoni, nato nel 1999 dalla volontà di poche decine di produttori e che adesso conta circa 700 aziende associate, per 16 denominazioni di origine tra cui 4 Docg.  


(Alberto Mazzoni)

E’ l’ambiente in cui cresce il Montepulciano di quest’area, che compone l’85% del Rosso Conero, a contraddistinguere questo vitigno: il terreno calcareo, una specifica esposizione alla luce del sole e soprattutto le brezze marine, che conferiscono a questo vino un tocco di sapidità.
Sono due le denominazioni per questo rosso marchigiano: il Rosso Conero Doc e il Rosso Conero Riserva. Il primo, nato nel 1967, si contraddistingue per i tannini vivaci e la sapidità, oltre che i suoi sentori fruttati di amarena e lampone. Il Rosso Conero Riserva, invece, ha ottenuto il riconoscimento Docg nel 2004 ed è il fiore all’occhiello della produzione di quest’area delle Marche. Nonostante l’affinamento minimo sia di 24 mesi, è un rosso che mantiene freschezza e talvolta anche sentori del frutto, che si uniscono alle spezie, alla liquirizia e a volte anche a note balsamiche e di caffè.


(Uve Montepulciano)

Ed è proprio per l’estrema freschezza ed eleganza del Rosso Conero Doc e Riserva che l’Istituto marchigiano di tutela vini ha avviato nei mesi scorsi la campagna marketing  “Red Marine Wine”, promuovendo l’abbinamento di questi vini con il pesce. Un abbinamento che potrebbe risultare insolito, soprattutto per rossi invecchiati oltre due anni, ma che si rivela molto azzeccato con alcune preparazioni di pesce, per esempio i piatti tipici della cucina locale come lo stoccafisso all’anconetana, e con i moscioli, le cozze selvatiche che crescono nella riviera del Conero. Fino al 31 ottobre il Rosso Conero sarà presente in dodici ristoranti della Baia di Portonovo, con una carta dei vini ad hoc e degustazioni in calice in abbinamento a piatti di pesce e ai moscioli presidio Slow Food.


(Vigneto Moroder)

“Dopo il Verdicchio – commenta il direttore dell’Imt, Alberto Mazzoni -, anche il Rosso Conero fa squadra con il territorio in un progetto di promozione che per la prima volta riunisce 20 aziende, il 90% della denominazione, per dare slancio ad un prodotto piacevole da bere, non necessariamente legato all’uso del legno. L’obiettivo è quello di intraprendere, sulla scia di quanto fatto per il Verdicchio, un percorso condiviso sulla qualità e sulla promozione del brand che si lega al territorio”. 

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