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Vini e territori

La Maiorca che non ti aspetti, tra chef stellati, arte e ottimo vino/3

02 Novembre 2017
Fernando_Arellano Fernando_Arellano


(Lo chef bistellato Fernando Arellano)

di Michele Pizzillo,Maiorca

(…) Dopo 48 ore di uno straordinario viaggio alla scoperta dei profumi e dei sapori maiorchini, per la “Maiorca foodie experience” promossa dall’Ente per il turismo delle Isole Baleari, il saluto finale è stellare.   

Non tanto per la sontuosità che ci si aspetti a ricevimenti di commiato, quanto per la location, il bistellato Zaranda di Fernando Arellano, e la partecipazione di altri tre chef stellati (Tomeu Caldentey del restaurante Bon, Andreu Genestra e Adrian Quetglas, chef-patron di ristoranti con il proprio nome nell’insegna) oltre ad altri ottimi professionisti come Marga Coll (restaurante Miceli), Caterina Pieras (Daica), Miguel Calent (Ca’n Calent) e Santi Taura (del Santi Taura), che hanno preparato un aperitivo a più mani sul tema della “Maiorca foodie expereince”, permettendo anche a noi, del gruppo “destinato” all’itinerario “Il Sud di Maiorca: gustando i  paesaggi del sale”, di assaggiare i piatti che hanno conosciuti i componenti degli alri due gruppi. E, di ottimi piatti maiorchini per agevolare la scoperta dell’isola attraverso la sua gastronomia e i suoi chef, dopo aver attraversato alcuni dei suoi paesaggi più suggestivi, se ne sono visti parecchi in questo aperitivo consumato nelle cucine del restaurante Zalanda, ubicato all’interno del bellissimo Hotel Castell Son Claret di Es Capdellà, un centro distante poco più di 20 chilometri da Palma e all’apposto di Ses Salines, epicentro dell’itinerario del sale. 


(Sebastian Longo)

E, poi, tutti a tavola, per quello che è stato presentato come il “taste mediterranean quality”, in pratica una sorta di immersione nella cucina mediterranea interpretata da Arellano, che vuole anche essere una gastronomia salutare, essenza della dieta mediterranea, sostenibile e legata al territorio. E, quindi, piatti come “ostra majorica. Remolacha, caviar y perla” con al centro una perla incastonata in una crema di barbabietola insieme al caviale. Mentre il “S’Amfora. Ali i pebre de pulpo y patata” è il polpo condito con patate, aglio e peperoncino, servito con un buon vino bianco che il viticoltore maiorchino Miguel Gelabert ottiene da un uvaggio di Giro blac, Moscato e Riesling. Incredibile, poi, “El huevo negro. Caviar de sepia y cebolla blanca”, cioè uovo nero con caviale cucinato nel nero di seppia e accompagnato da riso croccante e crema di cipolla. E’ seguito il “Pavé de ternera. Glaseada, ensalada tibria de puerro y patata” cioè, lingua di vitello con porri glassati, una goccia di cipolla caramellata e posata su una base di crema di patate. E, adesso, al vino ci ha pensato il vignaiolo Oliviero Moraques con il suo “OM 500”, uvaggio di Montenegro, Calliet, Cabernet Sauvignon, Merlot e Syrah, affinato 12 mesi in barrique e che al palato si è presentato schioppettantemente fresco, con tutti i sentori tipici delle uve che maturano al sole mediterraneo. Alla scelta dei vini, però, ci ha pensato l’esperto sommelier argentino Sebastian Longo, ma con un po’ di sangue siciliano nelle veni perché i suoi avi, quasi un secolo fa, sono partiti da Catania per l’Argentina. 


(El hevuo negro)

Suggestiva la conclusione della cena stellata, con l’interpretazione delle stagioni da parte di Arellano: “cuatro estaciones … de una almendra mailorquina”, in pratica, la mandorla maiorchina proposta in quattro declinazioni, compreso una al gelato, per rappresentare il periodo di Maiorca privo di foglie e fiori. Una cena di saluto indubbiamente stellata – lo era anche il cielo, la sera dell’addio alle Isole sostenibili -, con lo chef bistellato che si è astenuto dal proporre qualcosa che avrebbe potuto richiamare qualche influenza della cucina italiana che conosce molto bene per aver frequentato alcune nostre cucine stellate, oltre che essere estimatore di prodotti campani, siciliani e calabresi (nduja, torrone e soppressata in particolare). Di questo – ed anche del bar manager dell’albergo, Roberto Muscaridola, un materano che vive a Maiorca da otto anni -, però, ne parleremo in un’altra puntata di “un luogo dove la gastronomia non è solo un concetto, ma un’autentica passione per i prodotti che il mare e la terra offrono stagione dopo stagione”.


(Cuatro estaciones)

L’addio all’ottimo hotel boutique Sant Jaume, nel centro di Palma, dove abbiamo soggiornato, è un po’ triste sia per il fascino dell’albergo, attaccato alla bella chiesa di Sant Jaume e di fronte al “Fornet de la Soca” di Tomeu Arbona che abbiamo conosciuto all’arrivo, sia per la suggestiva visione dell’imponente Cattedrale di Maiorca e il susseguirsi di bellissimi cortili che abbiamo visto sbirciano nei portoni durante il soggiorno nell’isola. E, il viaggio continua. Appuntamento alla quarta puntata. (continua…)

LA MAIORCA CHE NON TI ASPETTI, TRA CHEF STELLATI, ARTE E OTTIMO VINO – PRIMA PARTE

LA MAIORCA CHE NON TI ASPETTI, TRA CHEF STELLATI, ARTE E OTTIMO VINO – SECONDA PARTE