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Pubblicato in Vini e territori il 29 Marzo2013

 


Terroir  diversi, lontani, entrambi culla di grandissimi vini, accomunati da un’unica elemento: la pietra.

 La Valpolicella e l’Etna si sono confrontati durante un incontro tenutosi a Pieve San Giorgio Valpolicella promosso da Terroir Amarone, Slow Food Verona e Vignaioli delle Marogne seguito da una degustazione di dieci etichette, cinque etnee e tre della Valpolicella. Frutto queste non solo di pratiche enologiche ma anche di un sistema di gestione e organizzazione del terreno e dei vigneti di antica tradizione, le terrazze, quelle che in dialetto veneto vengono chiamate marogne e sulle pendici del vulcano siciliano scarogne. Opere di artigianato, di maestranze oramai quasi del tutto scomparse, che al pari del clima, della mano dell’agronomo, danno il loro contributo alla qualità del vino.

L’incontro si è diviso in due momenti, una presentazione dei territori e poi la cena-degustazione alla trattoria Dalla Rosa Alda. Hanno preso parte al dibattito Valeria Carastro che ha parlato di vigneti e del paesaggio dell’Etna, Riccardo Stevanoni che ha rievocato la storia dei cavatori di Prun e San Giorgio e la fiduciaria di Slow Food Verona, Anotenlla Bampa, che ha illustrato la biodiversità e gli orti della Valpolicella collinare, si è trattato anche il tema Cibo e salute approfondito da Andrea Sbarbati.

I muri a secco i protagonisti dell’iniziativa, i testimoni silenti della viticoltura dei primi del 900. “Sull’Etna e in tutta la provincia di Catania – come ha raccontato la Carastro – in quell’epoca gran parte del territorio coltivato era suddiviso in terrazze, poi sono stati abbandonati nel tempo. Oggi li troviamo dissestati o invasi da ginestre, e quelli che resistono, attualmente vitati sono poco meno di due mila ettari sul vulcano”. Senza la pietra, forse, la storia di certi vini non si sarebbe potuta scrivere in Sicilia come in Veneto e in tante altre zone d’Italia e del mondo, pensiamo alla Mosella. Ed è grazie alla pietra che si sono potuti preservare questi angoli estremi che si affacciano a strapiombo sul mare, sulle anse dei fiumi, sulle valli, alla mercé dei venti, dove il passato, l’eredità di un sapere contadino viene perpetuato per fare grande qualità in pochissime bottiglie.
 



“I muretti a secco garantiscono grandi uve a discapito della resa - prosegue la Carastro -. Parliamo di piccole aree con terreni poveri ma ricchi di scheletro, altamente drenanti, che costringono le piante ad una sofferenza sana, alla ricerca delle sostanze nutritive in profondità -  aggiunge -. Lì si verificano  condizioni ideali per l’evoluzione della pianta e per la sua potenzialità espressiva. I terreni molto pietrosi, assorbono tantissimo calore durante il giorno che viene poi rilasciato a poco a poco durante la notte”. Patrimonio che in molte zone non è stato curato dalle amministrazioni comunali. A questa scenografia d'alto artigianato, e dobbiamo dire grazie alle fatiche di alcuni viticoltori e produttori di vino, si sta ridestinando solo ora, o comunque da pochi anni, quel ruolo che i contadini di un tempo avevano loro riconosciuto. Una gestione razionale dell'ambiente che asseconda la tipicità di questi luogi, inevitabilmente poi trasferita nel calice dalle uve che lì nascono. I muretti a secco raffigurano in modo plastico quel passato che rende possibile un futuro. Architetture di paesaggio che hanno mentenuto intatta la bellezza, non consentendo a frane e smottamenti di cancellarla. I vini assaggiati, e l'opera dei produttori che vi sta dietro, ne sono la vivida testimonianza. Quasi una decina le etichette in degustazione tra Etna e Valpolicella, oltre ad alcune gelatine prodotte da una delle cantine presenti, Tenuta Monte Gorna, dove la materia prima utilizzata è il loro vino Etna Doc.



Ecco le etichette dell'Etna degustate:

Feudo Cavaliere:
Millemetri Rosato Doc 2010
Millemetri Rosso Doc 2008

Tenuta Monte Gorna
Etna Rosso Doc 2010

Feudo Vagliasindi
Feudo Vagliasindi Etna Rosso Doc 2009

I Vigneri
Vinupetra IGT  Sicilia 2010



Per la Valpolicella:

Coali: Savoia Valpolicella Classico 2011
Antolini: Valpolicella Ripasso 2009
Leonardo Cecchini: Recioto della Valpolicella 2008



 

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