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Pubblicato in Vini e territori il 03 Agosto 2020
di Giorgio Vaiana
Nino Cambria

Il produttore racconta il suo territorio tra potenzialità inespresse e criticità. “Credo molto nel Nocera, è la varietà del futuro, una buona scommessa anche per i giovani”. E annuncia i progetti per la sua azienda: un nuovo rosso riserva, un casale ristrutturato...

 

La sua ricetta sta in poche parole: “Più promozione, meno vitigni”. Lo ripete tre volte, come uno slogan. Nino Cambria si lascia prendere dall’entusiasmo quando parla del Mamertino e del Nocera. Ovvero il territorio e il vitigno di riferimento per la sua cantina a Furnari, in provincia di Messina. Attacca: “La Doc Mamertino nonostante il riconoscimento avuto nel 2004, è un vino ancora poco conosciuto nel panorama mondiale. Sono appena meno di 20 le aziende che lo producono, quasi tutte di piccola produzione. Siamo riusciti a fare assaggiare il nostro Mamertino Rosso Giulio Cesare in quattro Continenti e tantissimi Paesi del mondo. La scelta di puntare al Nero d’Avola per il sessanta per cento e al Nocera per la restante parte ci ha dato ragione. Credo inoltre fortemente nel Mamertino non solo nel rosso ma anche nei bianchi perché grazie al territorio dove nascono, hanno una peculiarità unica nel loro genere che non si può trovare in altri vini prodotti fuori dal nostro territorio”.

In fondo la narrazione non vi manca. E così?
“Certamente. Il Mamertino è uno dei vini più antichi al mondo, Giulio Cesare festeggiò il suo terzo consolato proprio con il Mamertino. Plinio il vecchio lo pone tra i migliori vini dell’epoca. Infine Marziale disse: “date al Mamertino il nome che volete, magari quello dei più celebri”, ecco perché noi abbiamo voluto dedicare il nostro Mamertino Rosso a Giulio Cesare. La particolarità che annovera il Mamertino specie nei rossi è la presenza dello straordinario Nocera. Grazie al Nocera, il Mamertino prende ancora più colore, più struttura, più profumi, diventando così anche un vino molto longevo”.

Proviamo a descrivere il Nocera?
“Ci sarebbe da parlare fino a domani, tuttavia mi soffermo solo per dire che il Nocera ha 5 punti di colore in più rispetto ai grandi vini rossi, ha un altissima acidità totale e una gradazione alcolica significativa. Questo fa sì che il Nocera possa essere bevuto sia di annata oppure invecchiato anche dopo 40 anni. Ancora più evidente è la morbidezza e i profumi dalle note fruttate di mirtilli e confetture di frutta scura, sottobosco e leggere note affumicate, molto strutturato, avvolgente e una lunga persistenza in bocca”.

La promozione del territorio a che punto è?
“L’anno scorso si è costituita un’associazione dei produttori che ha come obiettivo fondante la promozione. Ma sono tantissime ancora le cose che si devono fare affinché la Doc Mamertino possa prendere spazio nel panorama vitivinicolo mondiale. Si è iniziato a preparare la documentazione al fine di poter riconoscere la possibilità di produrre un Mamertino Rosso con la sola uva Nocera. Ovviamente per la dimensione delle piccole aziende che fanno parte del territorio, scontiamo un grosso deficit nel contesto promozionale. Credo che una buona soluzione sarà la costituzione di un Consorzio di Tutela rivendicando l’erga omnes con la base produttiva richiesta dalla legge. Tale consorzio anche se ci saranno dei costi per le aziende, è il solo mezzo idoneo per far conoscere il Mamertino nel panorama vitivinicolo mondiale di qualità”.

Non ci sono troppi vitigni nel disciplinare del Mamertino? Non sarebbe ora di puntare solo su due vitigni per il bianco e per i rossi solo Nero d’Avola, Nocera e Nerello Mascalese?
“Dal mio punto di vista sì. Sono stato sempre per l’identità del Mamertino in poche uve ma delineate. Credo principalmente a ciò che il nostro territorio ci dice, per cui è invano andare a produrre vini con uve non autoctone della nostra provincia. Ci vorrebbe un po’ più di coraggio e di visione”.

Consiglieresti a un giovane di scommettere sul vino nel tuo territorio?
“Certamente. Scommettere sul Mamertino non è scommettere in qualcosa che si sconosce. La storia che ci offre il Mamertino, il nostro territorio, le caratteristiche organolettiche e l’eccellenza qualitativa del vino, lo troviamo ancora oggi nelle bottiglie prodotte in questa nuova era. La scommessa dovrà essere accompagnata dal valore e dalla voglia di amare questo territorio e di produrre vini che vengano dal cuore”.

Quali sono le principali caratteristiche del suolo e del clima del tuo territorio?
“I terreni sono tanti e diversi, dalle terre forti a quelle quasi sabbiose, ma nella maggior parte dei terreni troviamo un medio impasto tendente al calcareo. La posizione in cui si trova il territorio del Mamertino è molto avvantaggiata. Esposto a nord, troviamo giornate caldissime e notti serene con sbalzi di temperature che arrivano anche a 15-20° di differenza. Inoltre grazie anche ai venti freschi provenienti dal Nord si producono vini molto morbidi e piacevoli da degustare”.

Qualche numero sulla cantina Cambria?
“Gli ettari in totale detenuti dalla famiglia sono 95, attualmente solo 20 sono coltivati a vigneti e 5 a uliveto. La produzione è ferma sulle 100mila bottiglie convertendo sempre più la produzione a quella di altissima qualità con bottiglie numerate. Le nostre tenute sono rigorosamente nel territorio dell’agro-furnarese sin dal 1864. La cantina è stata ricostruita nello stesso punto in cui si trovava ed è vanta tecnologie di altissimo livello. Esportiamo il 65 per cento della produzione. Siamo presenti con i nostri vini in parecchi Stati del mondo quali Usa, Giappone, Brasile, Cina, Russia e parte dell’Europa. Negli ultimi anni non ci siamo fermati un attimo. Sono ancora tanti i progetti per la nostra azienda e per il nostro territorio. A breve inaugureremo il casale ristrutturato nella tenuta di Masseria. In merito al Mamertino, già da tempo insieme all’enologo Vito Giovinco stiamo lavorando su una Riserva che spero potremo degustare al prossimo Vinitaly. Vorremmo stupire tutti per la bontà”.

F.C.


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