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Pubblicato in Il dibattito il 17 Luglio2012

Sulla proposta avanzata dal ministro della Salute Renato Balduzzi di introdurre una tassa sul cibo spazzatura, che da mesi scatena polemiche e perplessità, è intervenuto anche Paolo Barilla (nella foto), vicepresidente dell'omonimo gruppo, in occasione di un seminario sui costi dell'obesità, organizzato a Milano dal Barilla center for food and nutrition.

"L'Italia, a differenza di Stati come quelli dell'Europa del Nord o degli Usa, non ha cibo spazzatura, ma degli straordinari alimenti della sua tradizione culinaria che vanno promossi. La strada da seguire, più che quella di imporre una tassa sul cibo spazzatura, è quella de buon cibo e dei buoni prodotti della nostra tradizione, al cui consumo va educata la popolazione". 

"Pensare ad una tassa sul junk food - spiega - è un'operazione molto complessa, perché prima di tutto va definito cosa si intende esattamente per cibo spazzatura. Dovrebbe quindi trattarsi di un'operazione molto meditata. Le azioni su cui puntare invece dovrebbero essere di tipo educativo per la popolazione, per fargli capire l'importanza degli alimenti base della nostra dieta. Finché non si modifica la cultura, nessuna tassa sarà sufficiente a risolvere problemi come quello dell'obesità".

Altro fronte su cui agire è quello delle aziende. Secondo Barilla "devono riformulare i prodotti della nostra tradizione con meno grassi, sale e zuccheri e usare questi nuovi criteri per i nuovi prodotti in sviluppo. Inoltre è molto importante che l'industria informi correttamente il consumatore sull'esatta composizione dei prodotti che si vendono". 

Maria Giambruno

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