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Pubblicato in Il vino della settimana
di Redazione

Friulano Colli Orientali del Friuli DOC.

State tranquilli, nel titolo non abbiamo commesso un errore di grammatica in quanto Torre non è la struttura a guardia di città e castelli, bensì l’omonimo torrente che bagna il territorio che, guarda caso, si chiama Savargnano del Torre. E in queste colline friulane nel 1996 la famiglia Ciani decise che si era stancata di possedere nella vicina Udine una officina meccanica dove si rettificavano cilindri e quindi di vivere giornalmente in contatto con metalli, motori, oli minerali, rumore e grassi. Così vendettero l’attività ed acquistarono 80 ettari.
 
Erano boschi per la maggior parte e 16 ettari di vigneti tra cui Friulano, Sauvignon Blanc, Refosco, Picolit e altro sparso. Oggi gli ettari sono diventati20 e oltre ad aumentare gli esistenti si sono introdotti il Riesling, il Verduzzo e il Merlot. Sono vigneti  disposti a “u” esposti da est a ovest passando per il sud, a quote che vanno da 175 a 350 m, in terreni a strati di marne ed arenarie, spesso in forti pendenze con terrazzamenti monofilari per assorbire meglio il calore della luce solare. Dal 2011 si è in regime di conversione biologica con l’utilizzo degli insetti concorrenti che provengono dal bosco, trattamenti con rame e zolfo se occorrono, concimazione con letame e compost.

Tutta la famiglia si dedica all’azienda: Claudio, il capo che da meccanico è diventato bucolico, amante della natura e degli animali nonchè del Picolit per il quale ha creare il progetto “Oasi Picolit” per la valorizzazione del vitigno e la sua integrazione con l’area boscosa. I figli: Michele, l’enologo che si è fatto le ossa in Alsazia e si è impadronito dei metodi biologici, Francesca che si occupa delle relazioni e del marketing e il di lei marito Pier dell’ospitalità gestendo tra l’altro il B&B. Oggi si producono 50.000 bottiglie, ma sono in crescita per cui contano presto di arrivare a regime a 90.000. Mercato estero per il 60%
 
Il vitigno Friulano prende il nome da una delle tante battaglie perse dall’Italia con la Comunità Europea. Infatti fino al 2007 si chiamava Tocai, ma nel 1993 agli impavidi connazionali fu imposto di non usare più questa denominazione perchè poteva confondersi col Tokaj ungherese! E’ uno dei vitigni tipici del Friuli e, pensandoci bene, non ha perso molto col cambio del nome.
 
Il nostro Friulano proviene dalle vigne più settentrionali e centrali ed è stato vendemmiato nei primi di settembre ad uva perfettamente matura. Nella cantina, rinnovata nel 2003, è separato dalle bucce  immediatamente e con l’aggiunta di lieviti selezionati fermenta per poi riposare nelle fecce in serbatoi di acciaio refrigerati per 9 mesi. Dopo le chiarifiche, una filtrazione molto leggera e l’aggiunta di pochissimi solfiti, affina in bottiglia per due mesi. Dall’annata 2012 che sta per andare in commercio si utilizzano i lieviti spontanei per la fermentazione.

Degustiamo l’annata 2011, gradazione 13°. Colore giallo paglierino scarico, delicato. All’olfatto ha bisogno di prendere una boccata d’aria per poi esplodere con una magnificente eleganza e purezza di profumi. Si avvertono pesca bianca, mandorla, fiori di campo, ananas, agrumi, e tanto, tanto altro in una rotonda complessità. Al palato è secco, fresco, acidulo, sapido, di corpo evidente e giusta mineralità, un lungo retrogusto con un’impalpabile e piacevole nota di mandorla amara. Un vino che invita a bere, dedicato a chi ancora è scettico sulla bontà organolettica di un vino biologico fatto come si deve.
 
Abbinatelo al pesce, alla carne bianca ma anche ai formaggi stagionati. Lo abbiamo apprezzato con una pasta aglio, olio e prezzemolo, una frittata alle erbe, un pecorino stagionato. Sono 5.000 bottiglie che allo scaffale trovate a 15 euro.

Aquila del Torre
via Attimis 25
Savorgnano del Torre
33040 Povoletto (Ud)
tel. 0432 666428
www.aquiladeltorre.it





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