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Pubblicato in Il vino della settimana il 31 Ottobre 2015
di C.d.G.

Nerello Mascalese Doc Etna Rosso.

Se l’Etna come vulcano e specialmente come vino diventa ogni giorno più apprezzato, un motivo ci sarà. Se sempre nuovi personaggi, anche provenienti da altra occupazione, decidono di acquistare terreni, vigneti e di fare vino c’è la ragione. Ma accanto a tanti ultimi arrivati ci sono anche molti produttori che nell’Etna ci sono da generazioni. Una famiglia che da 5 generazioni produce vino è Scilio che a Valle Galvina in Linguaglossa ha portato i suoi originari 13 ettari di vigneti a 20. Dell’Etna, di Scilio, del suo vino rosso di punta l’Orpheus abbiamo scritto QUI 2 anni fa.

(Salvatore Scilio e Giampaolo Chiettini) 

Nel frattempo qualcosa è cambiato e Salvatore Scilio, ingegnere come il padre, ha abbandonato l’occupazione principale della famiglia, le costruzioni, per dedicarsi a tempo pieno alla vigna e alla cantina, e racconta che per l’affinamento ha abbandonato le barrique acquistando botti grandi da 30 e 50 ettolitri di rovere francese realizzate in quel di Marsala.

Così si ritorna alla tradizione, si creano vini più naturali, che sanno meno di legno e di tostato, si valorizzano gli autentici valori dell’uva, coltivata biologicamente da oltre 10 anni.

Dal millesimo 2012 il biologico è anche in cantina quindi meno lavorazioni e meno prodotti anche nella vinificazione allo scopo di ottenere vini che esprimano al meglio quello che la splendida natura riesce a sviluppare, piacevoli da bere, orientati specialmente per la tavola. Enologo è sempre Giampaolo Chiettini, un trentino trapiantato nelle campagne toscane.

(Nerello Mascalese) 

Questa volta ci dedichiamo al Valle Galfina Etna rosso Doc il vino più diffuso. Su 90 mila bottiglie annue, l'85% vengono vendute all'estero. I vigneti sono quelli più giovani, di circa 20 anni, a quota 650 metri sul versante nord-est in terreni dove la lava ormai è sciolta e ghiaiosa, ricca di minerali. La fermentazione, come in tutti i rossi, si sviluppa con i lieviti spontanei e a temperatura regolata; il controllo del cappello è effettuato con follatori semiautomatici e rimontaggi. Metà del vino affina in acciaio l’altra in barrique ma, come detto, dalla vendemmia 2014, che sta per essere imbottigliata, il riposo avviene nelle botti grandi, poi altri 3-4  mesi in vetro.

Nel calice il colore è rosso profondo quasi granato, non proprio tipico, in quanto il 2013 è stata un’ottima annata e la macerazione sulle bucce è stata particolarmente lunga ed estrattiva. Il naso è intenso e ricco di spezie: pepe nero e noce moscata in prevalenza, liquirizia, amarena sottospirito, pietra focaia tanto per ricordare da dove viene. Olfatto complesso ed invitante. Al gusto è potente, strutturato sui due pilastri centrali: l’acidità e i tannini, entrambi presenti, ma misurati tanto da risultare un vino di bell’armonia e abbastanza morbido, il finale non è molto lungo con un leggero, piacevole amarognolo. Vino di ottima bevibilità e soddisfazione, non sembra affatto un vino base, ma addirittura una riserva.

Lo consigliamo con spaghetti alla norma, una t-bone grigliata accompagnata da verdure anch’esse grigliate, una provola dei Nebrodi di media stagionatura. Le bottiglie sono 30 mila al prezzo di 8 euro. Per la sua qualità e il suo costo non può assolutamente mancare nella vostra cantina.
 

Scilio

Contrada Valle Galfina
95015 Linguaglossa (Ct)
te. 095 932822 – 348 8629754
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www.scilio.it





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