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Pubblicato in L'appello il 19 Febbraio2015


(I ministri Federica Guidi e Maurizio Martina)

di Gianni Paternò

Che l’Unione Europea fosse un’istituzione che non facesse solo gli interessi dei consumatori è un fatto vecchio e noto. I cari parlamentari europei sono spesso sensibili agli interessi delle lobby industriali che hanno convenienza a tenere meno informato possibile il consumatore. 

Come il caso delle norme che vietano di riportare nelle etichette certe informazioni. Indicazioni che anzi sarebbero di grande utilità come per esempio le origini degli ingredienti di cui un alimento è composto. 
 
E siccome al peggio non c’è fine ecco che il regolamento 1169/2011 entrato in vigore nello scorso dicembre fa diventare non obbligatoria l’indicazione dello stabilimento di produzione rendendo così vana la legge italiana che dal 1992 obbligava ad esplicitare questa importante informazione. Conseguenza sarebbe l’opportunità che si darebbe alle aziende di delocalizzare produzioni portandole in nazioni dove l’igiene, i controlli, la sicurezza dei lavoratori potrebbero essere fattori del tutto aleatori e dove sarebbe difficile se non impossibile per le autorità italiane procedere a controlli e applicare, se è il caso, sanzioni. A questo grave fattore di rischio per la salute pubblica si aggiungerebbe la perdita di posti di lavoro, aggravando la difficile situazione occupazionale nazionale.
 
Per fortuna il regolamento lascia libero uno spiraglio permettendo agli stati membri di mantenere questo obbligo, per cui il governo potrebbe reintrodurlo al più presto. Abbiamo contattato gli uffici del ministero dell’Agricoltura, anzi come sarebbe giusto dire del ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e ci è stato risposto che si sono già attivati ma che la competenza primaria è del ministero dello Sviluppo Economico. Da questo ministero, guidato da Federica Guidi, la risposta è stata che ci stanno pensando, stanno studiando, armonizzando, verificando, insomma che non si procederà velocemente, anzi.
 
Ci viene il sospetto che le lobby stiano colpendo ancora e che l’interesse di pochi possa venir prima di quello di tanti: consumatori ma anche produttori, quelli che con maggior aggravio economico continueranno a produrre in Italia. Non si vuole comprendere, anzi si conosce ma altri interessi sono prevalenti, che l’Italia può sopravvivere alle multinazionali estere solo promuovendo l’eccellenza delle proprie produzioni, portando avanti l’infinita diversità dei suoi prodotti alimentari. Guarda caso mentre la Coldiretti è assolutamente favorevole alla reintroduzione dell’obbligo, Confindustria dice no alla introduzione solo in Italia, dice sì se applicata a tutti i paesi dell'Unione Europea, cosa che non avverrà mai perchè paesi industriali come Olanda e Germania non sono interessati.
 
Per fortuna molte aziende sono più sensibili del nostro governo e hanno già dichiarato che continueranno a riportare in etichetta lo stabilimento di produzione per cui il nostro consiglio è di leggere sempre bene l’etichetta non solo per gli ingredienti ma anche per il luogo di produzione, rifiutandovi di acquistare confezioni che non lo indicano. Aiuterete la vostra salute e l’economia nazionale.

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