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IL PERSONAGGIO

Federico Graziani de il Luogo di Aimo e Nadia a Milano da 5 anni gestisce un piccolo vigneto sull’Etna. “Custodisco qualcosa di speciale”

Un po’ sommelier,
un po’ produttore

Quale innamorato percorrerebbe, oggi, migliaia di chilometri in giornata per andare a trovare la sua “morosa”? Eppure Federico Graziani, sommelier/scrittore de il Luogo di Aimo e Nadia, tempio dell'alta ristorazione milanese, per mezza giornata lascia tutto pur di ritrovarsi nel suo piccolo vigneto sull'Etna.

Mezzo ettaro di Nerello Mascalese principalmente, Nerello Cappuccio, con qualche vite di Minnella e Carricante, di un'ottantina d'anni in media, coltivato ad alberello, ed incastonato nel versante nord del vulcano, alle porte di Randazzo. Una storia di passione che dura da cinque anni, nata per caso, proprio come i grandi amori, e da un colpo di fulmine, che Graziani ha avuto nel bicchiere. Anche se a scoccare la freccia sarebbe stato un cupido d'eccezione, il produttore enologo Salvo Foti. In commercio con la prossima vendemmia, questo piccolo progetto uscirà tra qualche anno con 4.000 bottiglie con etichetta Profumo di Vulcano.
“Mi sono avvicinato all'Etna per una serie di coincidenze – racconta Graziani –. Quando un mio amico mi parlò di un enologo che faceva vini alternativi sull'Etna, decisi di andare a conoscere questa realtà, incuriosito anche da come un territorio all'estremo sud potesse dare vita a vini talmente complessi ed eleganti. Infatti è stato il bicchiere a chiamarmi, poi questa terra ha fatto il resto”. Rimasto letteralmente folgorato dalla bellezza e dall'età centenaria dei vigneti, che descrive come un museo a cielo aperto, Graziani sceglie così di seguire la filosofia di Foti e l'idea di un vino che sia l'apoteosi dell'espressione del territorio. “Sono Salvo e Maurizio Pagano, il viticoltore de i Vigneri, con le loro conoscenze ad avermi  iniziato a questo mondo. Quando ho acquistato il mio vigneto l'ho trovato un vecchietto abbandonato, adesso è arzillo. Grazie alle loro cure, sta ricominciando a sorridere. Mi rende orgoglioso potere avere la fortuna di custodire qualcosa di speciale sull'Etna”. Qualcosa che Graziani vuole fare conoscere al nord come anche all'estero, a chi però, precisa, ha la sensibilità per poterli apprezzare. “Si tratta di un vino che non è per niente paragonabile agli altri siciliani o del centro Italia.  È un vino del sud che ha caratteri di unicità, simile a quello del nord. Ha una forza, una rigidità, ed una complessità che non sono comuni. E questo è il territorio che glieli dà, e le condizioni climatiche. Ma sono anche i 2500 anni di adattamento del vitigno che gli danno questa unicità”. Non solo il territorio, in questi vini per il neo produttore ci sono anche le persone. “Credo che questa sia una zona che possa dare molto alla viticoltura italiana. Molto legata alle persone. Tanto che è difficile immaginare una viticoltura del genere senza Foti o Pagano. Non sarei partito se non avessi affidato a loro le mie viti”. I vini firmati da Graziani avrebbero anche una marcia in più: le doti che lo rendono uno dei sommelier più preparati d'Italia. Ma per lui non è l'unica. “Anche se il mio palato può farmi da guida, tengo a consultarmi e a prendere le decisioni con Foti. È lui che detiene l'esperienza etnea a cui mi riferisco, è un mondo a parte questo, bisogna dare spazio a chi ne ha conoscenza. E poi il mio punto di riferimento è proprio il suo Vinupetra”. Sicuramente i sensi li impiegherà, e già lo fa tutt'ora, per valorizzare e raccontare i vini dell'Etna. “Ho dedicato nella carta che curo da Aimo e Nadia, esclusivamente tematica e non geografica, una pagina intera a questi vini . Devo dire che la gente li apprezza – e spiega il perché -. Solo questi vini hanno una evoluzione nel bicchiere superiore agli altri vini italiani, escluso il Barolo e il Barbaresco. Hanno una complessità straordinaria. È bello vedere che all'inizio esprimono la frutta rossa per poi dare sensazioni più evolute come l'incenso, il te affumicato, le spezie, il profumo della terra”. Caratteri che se da un lato danno al vino nobiltà, per il produttore lo rendendo adatto ad accompagnare una cucina vera.  “Perfetti per legarsi al territorio, non importa che sia del nord, del centro o del sud. L'importante è che la cucina non sia frivola, espressione di materie prime d'eccellenza”. In attesa di sentire il Profumo del Vulcano, si possono però assaporare i racconti e le notizie che sui vini dell'Etna e su altre perle enologiche la penna del sommelier dà su Pietre Colorate (visitabile anche su www.pietrecolorate.it), il giornale scritto a sei mani con gli amici Marco Pozzali e Francesco Orini.

Manuela Laiacona


 

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