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Pubblicato in Numero 91 del 11/12/2008 il 11 Dicembre 2008
di

LA CURIOSITÀ

La storia di Aldo Lo Manto, uno degli ultimi pastori brigaschi. A tre anni lasciò l’Isola e ora vive di pastorizia in Liguria dove produce formaggi tipici

Un po’ di Sicilia
tra le Alpi

Raccontiamo una storia in cui le Alpi e la Sicilia non sono mai state così vicine. Il protagonista è uno degli ultimi pastori brigaschi rimasti in Liguria, il suo nome è Aldo Lo Manto. Raccontiamo le trame di un destino curioso, quello che porta un uomo del sud a ritrovarsi “paladino” di un patrimonio culturale ed economico del profondo nord.

Avviene così che nel detentore della più famosa e millenaria tradizione alpina scorra puro sangue siciliano. Tutto inizia con il viaggio che il piccolo Aldo, all'età di tre anni, compie attraversando l'Italia con i genitori e con le pecore di loro proprietà. Partendo da Mussomeli, un paesino in provincia di Caltanissetta, la famiglia Lo Manto affronta la migrazione con la speranza di una nuova prospettiva di vita e giunge in Liguria, per unirsi ai familiari ed avviare così il proprio allevamento. Aldo cresce nella nuova patria con il futuro già segnato. Eredita dal padre il bestiame, di razza comisana, pregiata razza ovina autoctona della Sicilia. Riesce a mantenerne un discreto numero, con non poche difficoltà dovute all'adattamento ad un habitat completamente differente da quello originario, non sufficiente però per fondare un'attività produttiva. Decide allora di allevare la razza di pecora brigasca, la più antica dell'arco alpino, e con essa la volontà di perpetuare la millenaria e suggestiva pratica della transumanza. Così questo pastore siciliano fa propria la risorsa dell'identità di un territorio, quello ligure, e di una comunità, la più piccola minoranza etnica e linguistica italiana, i Brigaschi, dall’XI secolo popolo dedito alla pastorizia. Una scelta coraggiosa, quella di Aldo, in un periodo che vede minacciata la sopravvivenza di tale tradizione e diminuire drasticamente il numero dei capi di bestiame. Negli ultimi anni si sono ridotti da 60.000 a meno di 2.000. Ma soprattutto una prova di tenacia, che lo vedono resistere agli effetti dei nuovi mercati ed allo sviluppo del turismo marittimo che sta vivendo la regione e che, come spiega Aldo, rappresentano le maggiori cause d'abbandono della pastorizia e dell'agricoltura. Ma è la determinazione tutta siciliana quella forza che lo porta ogni anno ad inerpicarsi con il suo gregge sulle pendici delle Alpi Liguri, percorrendo più di 60 km per arrivare sino ai 2.200 m di quota e praticare l'alpeggio. E per 4 mesi, da giugno fino ad autunno inoltrato, questo pastore rimane ad assistere le sue pecore, affrontando il clima d'altura ed i lupi, che sempre più numerosi stanno tornando a popolare le Alpi. “Sono così tanti, che ho dovuto ricorrere ai pastori maremmani, che a loro volta costituiscono anche un pericolo per i turisti appassionati di trekking. Sono tante le pecore che mi vengono sottratte, e molte di queste non mi vengono risarcite”, testimonia Aldo, un po' affranto. “Il danno economico è cospicuo. Se consideriamo anche le dure condizioni in cui mi ritrovo a praticare l'alpeggio. Non ho ancora una dimora dove potere sostare durante la transumanza, nonostante le ripetute sollecitazioni avanzate al comune”. Così riesce a produrre veri tesori gastronomici d'eccellenza, come la toma di pecora brigasca, divenuto presidio Slow Food, e il “brusso”, ricotta fermentata dalla consistenza cremosa e dal sapore più o meno piccante. Formaggi che provengono dal latte delle pecore che pascolano sulle pendici e che ogni giorno, all'imbrunire, Aldo porta in fattoria. La sua passione rimane il pecorino canestrato siciliano, che ottiene dal latte delle sue pecore comisane e che prepara come tradizione comanda per i propri familiari e amici.
 

Manuela Laiacona


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