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LA NOVITA’

Dal nuovo anno all’Istituto Vite e Vino spetteranno controlli e certificazione per il riconoscimento delle doc. Il direttore  Cartabellotta: “Servirà a ridurre i costi e i tempi”

Pieni poteri all’Irvv

“Semplicità, credibilità e qualità”. Con queste tre parole Dario Cartabellotta, direttore generale dell’Istituto regionale della Vite e del Vino, definisce la nuova prassi per il riconoscimento della doc.

Spetteranno infatti all’Irvv controlli e certificazione. Tutto scatterà con l’inizio del nuovo anno ormai prossimo.
Con direttiva del ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali (Mipaaf) del 19 febbraio del 2009, l’Istituto vite e vino è stato infatti designato quale Organismo di certificazione e controllo (OdC) per i vini
siciliani. Sinora sono stati portati avanti solo i controlli documentali e le verifiche ispettive, ma dal primo gennaio entra in vigore in toto la nuova procedura per dare ai vini siciliani la doc. Dunque analisi dei campioni di vino e rilascio delle certificazioni. “Tutto questo si traduce in tempi e costi ridotti – spiega Cartabellotta – Saranno necessarie solo due settimane al massimo per avere la certificazione”. Prima occorrevano anche tre mesi, “tempi troppo lunghi che erano causa di demotivazione per i viticoltori”. Poco meno di due anni dunque per dare un’inversione di tendenza alla certificazione delle doc in Sicilia, prima portata avanti solo dai Consorzi. Ventidue le sono le doc della regione, ovvero Alcamo, Contea di Sclafani, Contessa Entellina, Delia Nivolelli, Eloro, Erice, Etna, Faro, Malvasia, Mamertino, Marsala, Menfi, Monreale, Moscato di Pantelleria, Moscato di Siracusa, Noto, Riesi, Salaparuta, Sambuca di Sicilia, Santa Margherita di Belice, Sciacca e Vittoria. Una sola invece è la docg, il Cerasuolo di Vittoria, il cui presidente è Francesco
Ferreri che del cambio di rotta si dice “soddisfatto e d’accordo. L’Istituto vite e vino è un ente qualificato”. Centoventimila ettari di superficie vitata in Sicilia per una produzione che si attesta a circa otto milioni di quintali di uva. Di questi il settanta per cento è destinato a vini da tavola e mosto, il trenta a vini Igt ed il cinque a vini Do. Per l’accreditamento della certificazione di origine controllata l’Irvv ha dato vita a tre i comitati. Si tratta del comitato di certificazione che supervisiona l’iter di certificazione appunto e rilascia i relativi certificati di idoneità. Il comitato per la salvaguardia dell’imparzialità, costituito dai rappresentanti delle parti interessate della filiera vitivinicola, vigila sull’imparzialità degli audit, delle certificazioni e dei processi decisionali dell’OdC. Ed infine il comitato di appello che delibera in merito ad eventuali ricorsi pervenuti. Tutti sotto la diretta responsabilità del direttore generale.
L’Istituto inoltre si avvarrà per le prove chimico-fisiche sui vini dei propri laboratori accreditati Acredia per le prove di interesse ed ha qualificato gli Ispettori incaricati di effettuare le verifiche ispettive presso gli Operatori vitivinicoli mediante specifico corso.

Sandra Pizzurro

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