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NUOVE FRONTIERE

Investimenti agevolati in America Latina per gli imprenditori siciliani del settore olivicolo che vogliono produrre all'estero

Dal Cile con... olio

Per la tradizione olivicola siciliana si apre una nuova frontiera in America Latina. Un programma di investimenti agevolati, un comparto tecnologico e agrario all'avanguardia,  mano d'opera qualificata, 17.000 ettari di floridi uliveti stretti tra l'oceano e la cordigliera delle Ande.  È l'opportunità di sviluppo agroalimentare che offre il Cile.

La quinta economia emergente più solida e aperta al mondo, la più competitiva, si offre come l'alternativa più vantaggiosa per gli imprenditori siciliani che vogliono dedicarsi alla produzione all'estero di olio extravergine d'oliva di altissima qualità. Il paese del Nuovo Mondo racchiude in sé tutti i benefici per dare valore all'impresa: questo è il progetto di promozione presentato al seminario "Cile Opportunità d'Investimento nell'Industria Agroalimentare", tenutosi a Palermo la scorsa settimana, organizzato dall'Ente governativo dello Stato del Cile, l'Agenzia di Sviluppo Economico - Corfo, e dal Consolato Onorario del Cile a Palermo.
A condurlo Pablo Ugarte, facente parte dell'Esecutivo di promozione di investimenti e di sviluppo - InvestChileCorfo, e Romina Di Lorenzo, direttore esecutivo di Corfo Italia. L'incontro, dedicato ai produttori locali, è stato predisposto per presentare in anteprima l'iniziativa del Primo Foro Internazionale di Investimenti, che si svolgerà a Santiago dall'8 al 12 giugno 2009,  per veicolare le opportunità d'investimento nel settore frutticolo, vinicolo e olivicolo cileno. "Dai tempi della dominazione spagnola il Cile ha maturato competenze specifiche nelle colture provenienti dall'Europa, tra queste l'oliva. Ma in questi ultimi anni il settore agroalimentare sta conoscendo una forte espansione, il tasso di crescita dal 2003 è stato del 100%. Abbiamo i requisiti pedoclimatici, tecnici e infrastrutturali idonei per poter creare sinergie con la millenaria produzione olivicola mediterranea. Possiamo garantire un approvvigionamento di olio fresco tutto l'anno. Inoltre le esportazioni sono aumentate del 286%, grazie anche ai trattati di libero commercio di cui è firmatario il Paese".
Così ha descritto Ugarte la vivacità economica di questa giovane realtà che vanta come mercati destinatari dei propri prodotti  gli Usa, la Cina, il Giappone, il Brasile, la Spagna. E ha spiegato come dal punto di vista naturalistico e climatico il Cile sia il territorio del continente americano più simile al bacino mediterraneo, temperato ma anche più salubre di quest'ultimo per la presenza delle barriere geografiche e geologiche che lo isolano da contaminazioni e parassiti. Una natura generosa che ha consentito alle cultivar d'oliva, arrivate dal vecchio continente, di adattarsi perfettamente, di sviluppare concentrazioni aromatiche sorprendenti e qualità organolettiche eccellenti. Di questa prospera terra e delle straordinarie affinità con l'Isola, è stato dato un assaggio durante il seminario, attraverso una degustazione guidata. Un teatro di confronto tra 5 illustri produttori siciliani e altrettanti d'oltreoceano. Invitato a presiederla Salvatore Spatola, assaggiatore capo panel della Camera di Commercio di Messina e presidente del Cda del Consorzio per la tutela della Dop Monti Iblei. Le etichette a confronto sono state: per la Sicilia - Donnafugata; Fontanasalsa; Gulgi; Planeta; Titone; per il Cile - Valle Quilimarì; Olivares de Quepu; Mawida; Bethania; Diaz Guerrero. Gli oli ambasciatori sudamericani hanno rivelato all'analisi olfattiva la stessa ricchezza di profumi di frutto ed erba viva che caratterizza i nostrani, un buon equilibrio di amaro e piccante ed un'armonia di sapori e sentori interessante. L'Arbequina, la Picual, il Frantoio, il Leccino, le varietà cilene analizzate. Un quadro sensoriale che a buon diritto dimostra come il Cile possa ambire a divenire futura patria per l'olio extravergine d'oliva.

Manuela Laiacona

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