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Pubblicato in Numero 191 del 11/11/2010 il 10 Novembre 2010
di Redazione

L’ESPERIMENTO

Il progetto della giunta leghista piemontese: i prodotti locali saranno promossi negli Usa utilizzando il dialetto

Barolo e Tartufo
in lingua madre

Il barolo? 'A l'è propi bun'. La nocciola langarola? 'A l'è la pì buna del mund'. E il mitico tartufo? Non può essere che 'trifulà, che poi è anche molto vicino all'inglese 'truffle’.

Il Piemonte leghista di Roberto Cota ha scelto il dialetto per la promozione internazionale dei prodotti enogastronomici, a cominciare dagli Stati Uniti dove la campagna internazionale in dialetto piemontese ha fatto il suo esordio per un grande evento nella californiana Napa Valley.
L'iniziativa, in realtà, ha già prodotto buoni frutti, con il primo accordo fra una catena di ristoranti e un produttore di 'tajarin' (tagliolini) cuneese, in questo caso tradotti in maniera sicuramente singolare con «egg noodles». L'iniziativa, illustrata a Torino, mira a replicare il successo riscosso dal piemontese Oscar Farinetti a New York con Eataly, il nuovo superstore della cucina italiana già divenuto uno dei templi enogastronomici della Grande Mela. Lo sbarco in Usa avviene partendo dai migliori prodotti, come il formaggio Castelmagno e i vini Barolo e Barbaresco. Saranno il Cavallo di Troia per arrivare all'alta ristorazione e alla grande distribuzione. Il progetto, sul quale l'assessore regionale all'Agricoltura Claudio Sacchetto, leghista, originario di Cuneo, ha investito per ora 70 mila euro, è partito quasi per caso. Complice un viaggio privato nelle Langhe dell'editore della rivista americana Santè, specializzata nel winefood di alto target.
L'idea si è sviluppata da un incontro occasionale fra lo statunitense, ospite di amici a Villafalletto nel cuneese, e il sindaco del paese Ilio Piana, che presiede l'Istituto Marketing Agroalimentare del Piemonte ed è uno stretto collaboratore di Sacchetto. In breve tempo la Regione ha messo insieme un logo, 'Piemonte, wine and food made in North West Italy', un video, due pieghevoli, e una serie di immagini promozionali con scritte in inglese e dialetto piemontese. Per precisa scelta è stato eliminato ogni riferimento al capoluogo Torino, che non viene citato neppure quando si riferisce che il Piemonte è stato governato dai futuri «Kings of Italy».
 


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