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Pubblicato in Numero 30 del 11/10/2007 il 10 Ottobre 2007
di Emanuele Di Bella
    VIVERE DIVINO

Manfredi e Francesco Guccione applicano i princìpi dell’agricoltura biodinamica. “Ci ha fatto tornare il vero amore per la campagna, e un approccio filosofico e spirituale con la natura”. È loro l’unico Trebbiano Igt siciliano

La luna nel bicchiere

Contrada Cersa a Monreale è il luogo dove la luna entra nel bicchiere, dove i fratelli Guccione danno vita alle loro sei etichette, tutte frutto delle vigne trattate secondo i princìpi dell’agricoltura biodinamica. La biodinamica è l’idea di Rudolf Steiner, filosofo, ricercatore e fondatore dell’antroposofia, che rispose così, negli anni Venti del secolo scorso, ai problemi emergenti dall’agricoltura chimica che allora muoveva i primi passi.
guccione.jpgI due princìpi che caratterizzano la teoria di Steiner hanno a che vedere col compostaggio e con le fasi della Luna.
Ed è questo il senso della “luna nel bicchiere” dei fratelli Guccione, Francesco, 38 anni, e Manfredi, di 43. “Noi, come tutti, siamo passati dalla chimica - spiega Francesco -. Fino agli anni Settanta c’era un’agricoltura che potremmo definire arcaica. Poi arrivarono i cambiamenti, con le coltivazioni a pergola, abbiamo usato concimi chimici e di conseguenza meno manodopera”. A un certo punto i Guccione optano per il biologico. Era il 1994: “Riuscimmo ad ottenere miglior qualità di uva – aggiunge l’imprenditore -. Fare biologico è stato naturale. Ma noi facevamo un biologico molto spinto, con concimazione naturale”. Infine la biodinamica conosciuta nel 1999: “Un approccio che prevede una conoscenza approfondita del pensiero di Steiner. In pratica è una coltivazione legata alle fasi lunari, la vita microbica, batterica, esigenza di avere terreno fertile senza dover aggiungere la chimica, e poi l’esigenza della presenza di animali. Mi ha fatto tornare una passione, un amore vero, per la campagna – continua il più giovane dei fratelli Guccione -, per l’uomo e per l’agricoltura stessa. Mi ha permesso una presa di coscienza su chi siamo davvero, e ho anche sviluppato un approccio filosofico e quasi spirituale con la natura”.
Una presa di coscienza che parte da lontano, da quando l’azienda di famiglia, passata di generazione in generazione (si erano fermati solo nonno e padre degli attuali proprietari), viene ripresa in mano da Francesco e Manfredi. “Abbiamo sfruttato l’ultimo patto territoriale che dava un buon contributo. Io nasco in campagna – dice ancora Francesco -, mi facevo le ossa qui ogni estate. E il mio amore per la natura era già emerso nel 2000 quando inventai la Dispensa dei Monsù, secondo un criterio che mi permetteva di esaltare i sapori del territorio. Porto avanti questi sogni, che poi sono la mia scrivania”. E un’altra scommessa è quella, già realizzata, di produrre l’unico vino siciliano Igt da Trebbiano in purezza.
Ma Francesco non si ferma. “Cosa voglio fare da grande? Il pittore e poi il giardiniere… Ma vorrei anche che questa fosse la nostra attività, condivisa da tutta la famiglia”. Intanto l’azienda ha già sul mercato sei etichette: Veruzza, un Trebbiano in purezza che fa solo acciaio e dedicato a Vera Bonanno, che ne rimase colpita; Lolikun altro Trebbiano che dopo la fermentazione, fa un passaggio di tre mesi in legno e poi acciaio (dedicato a Leoluca, padre dei Guccione); Girgis: Catarratto in purezza (fermentazione e breve passaggio in legno), dedicato a Giorgio, figlio di Francesco; Neroli: un Nero d’Avola, fresco e leggero affinato solo in acciaio; Gibril: un Nerello Mascalese dedicato a Gabriele, figlio di Manfredi; Arturo di Lanzeria: un Perricone in purezza, che porta il nome di un amico con cui i Guccione condividono alcuni progetti di biodinamica.


Marco Volpe

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