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Pubblicato in Il vino della settimana il 21 Luglio 2012
di Redazione

Catarratto, ma di montagna. Il Catarratto è il vitigno a bacca bianca più diffuso in Sicilia.

E' un vero autoctono isolano e l'illustre botanico Cupani già lo descriveva nel 1696. La sua diffusione maggiore è in provincia di Trapani, dove è la base dell'Alcamo Bianco Doc, segue in provincia di Palermo ed inoltre è compreso nei disciplinari di ben 10 Doc isolane. Viene utilizzato sia in blend che in purezza in quanto dà vini freschi, di buona acidità e ricchi di fruttato e floreale. Fino a poco tempo fa era considerato come un vino di massa, da vendere sfuso o ad intere navi che facevano rotta verso il nord. Oggi assieme al Grillo e all'Inzolia il Catarratto produce ottimi vini, spesso dall'eccellente rapporto qualità/prezzo, ed è destinato in futuro a produrre grandi bianchi, all'aumentare dell'esperienza, della ricerca e della sperimentazione.
 
Oggi prendiamo in considerazione un Catarratto particolare in quanto coltivato in montagna, in agro di Valledolmo in provincia di Palermo. Lì esiste una cantina da 120.000 bottiglie/anno, la Castellucci Miano, che non molto tempo fa era una cantina sociale ora diventata Spa.
La vita della cantina non è delle più facili, perché oltre ai problemi di maturazione e vendemmia legati all'altitudine, deve affrontare un'estrema parcellizzazione dei vigneti, il cui più esteso non arriva ai due ettari. Nonostante queste difficoltà, con passione e competenza, dalla media di 800 m s.l.m. vengono fuori vini di estrema piacevolezza, particolari, che si distinguono dai loro omologhi. Da parecchi anni si è posta la mission di rivalutare i due vitigni autoctoni che dalle origini erano diffusi nella zona: il Catarratto e il Perricone, non cedendo alla moda degli internazionali e non spiantando le vecchie vigne ad alberello.
 
Il Miano 2011 che stiamo recensendo nella politica commerciale della cantina è un entry level. Un vino che va dai 12,5° ai 13° secondo le annate. Le uve sono raccolte da vigneti mediamente di 20 anni dalla fine di settembre alla prima quindicina di ottobre, ed il parametro decisivo, più che la maturazione è il grado di acidità voluto dall'enologo Tonino Guzzo. Segue una normale vinificazione in bianco a temperatura controllata con tre mesi di affinamento in acciaio in presenza dei lieviti. A proposito di questi ultimi il direttore Piero Buffa specifica che sono quelli naturali, non si ricorre ai lieviti industriali, i così detti selezionati. Dall'imbottigliamento passano due mesi di riposo prima della commercializzazione.

Il colore è giallo paglierino leggermente carico con riflessi verdolini ed al naso si avverte immediatamente la diversità di un Catarratto di montagna. La prima sensazione è di mineralità, avvertiamo che siamo di fronte ad un vino sapido, poi continuando l'ossigenazione si sentono gli agrumi e comincia ad uscir fuori il fruttato specie di mela e di pera uniti a qualche fogliolina di salvia. Si sente qualcosa di erbaceo, quel piacevole profumo che fa l'erba bagnata da una pioggerella estiva. Comunque quello che predomina e colpisce è la mineralità, tanta.
Al palato è un vino molto secco, robusto, di bel corpo e gustiamo la sapidità che attendevamo. E' una mineralità per niente stancante anzi avvolge i sentori fruttati che pur lievi non mancano. Una acidità decisa e delicata nello stesso tempo avvolge il tutto. E per finire una leggerissima e persistente nota di mandorla amara.
 
Si producono 25.000 bottiglie che trovate a circa otto euro.
 
Un Catarratto diverso, deciso, di personalità, che si addice alla tavola dove potrete abbinarlo a piatti di mare e addirittura a piatti acetosi, all'agrodolce, quali una caponata di melanzane ed un tonno con cipollata.

Castellucci Miano
via Sicilia 1
90029 Valledolmo (Pa)
tel. 0921 542385
www.castelluccimiano.it





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di Giovanni Paternò

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