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Pubblicato in Il premio il 17 Gennaio 2012
di C.d.G.

  
Tobias Piller, presidente dell'Associazione Stampa Estera

Nel panorama internazionale la Sicilia del vino non teme rivali, ha molte potenzialità ma potrebbe volare solo facendo sistema e promuovendo il territorio in tutte le sue sfaccettature.

Così hanno ribadito ieri, in occasione del conferimento ai giornalisti della stampa estera del premio internazionale Sicilia Terra Mediterranea, alcuni giurati d’oltre confine. 

Per Rossend Domènech, che ha presieduto il tavolo di giuria, editorialista de El Periodico di Barcellona, la Sicilia  ha tutte le carte per competere ma solo se tutti producono alta qualità. “La Sicilia è fortissima. C’è chi fa alta qualità. Però dall’altro lato c’è un lato furbesco, se così possiamo dire. Ricordiamo che nel 2011 sono stati importati in Sicilia centosettantacinque ettolitri di vino. Significa vino poi esportato e spacciato per siciliano. Bisogna stare attenti a questo. La Sicilia se vuole essere forte deve essere anche seria, e c’è chi lo fa, ma non sono tutti. Se pensiamo al Sud Italia, le altre regioni nei mercati esteri non esistono. Nessuna ha la forza e il fascino che esercita la Sicilia”.


Rossend Domènech

Concorde Tetsuro Akanegakubo, giornalista del quotidiano The Shakai Shimpo, che poi puntualizza anche sul ruolo che la Sicilia potrebbe giocare nel mercato nipponico: “In Giappone solo due regioni conoscono dell’Italia, la Toscana e la Sicilia. I giapponesi amano il vino siciliano e la cucina siciliana. E capiscono i vini di quest’Isola, perché esistono affinità con la mia terra: entrambe isole, entrambe vulcaniche. Il Giappone rappresenta un mercato importante per la Sicilia. Qui ci sono molte potenzialità di commercializzazione, ma si il vino si deve assestare su alti livelli di qualità, perché si tratta di un mercato esigente. I giapponesi sono rigorosi e controllano molto questo aspetto” .


Tetsuro Akanegakubo con Alfredo Tesio

Tobias Piller, corrispondente dall’Italia per la Frankfurter Algemeine Zeitung e presidente dell'Associazione Stampa Estera, oltre a sottolineare le qualità della Sicilia ha anche  evidenziato le possibilità che questa sta perdendo dal punto di vista turistico. “Vedo che da un lato la Sicilia cresce nel mercato internazionale, ci sono cantine che stanno facendo successo fuori, e in generale i siciliani sono forti all’estero, e questo da speranza, dall’altro lato nella loro terra “si guardano l’ombelico”, lo dico in modo provocatorio per dire che ancora sono molti che non sanno fare marketing del territorio. La Sicilia non può neanche comunicare sempre la stessa cosa, deve trovare nuove angolature, rinnovarsi, essere sempre interessante ogni anno. E’ anche vero che i produttori sono poi poco compresi in casa, le istituzioni poco capiscono di come si fa mercato fuori. C’è anche un altro problema la Sicilia sta perdendo opportunità nel settore turistico. Mancano le infrastrutture, i servizi, non si rinnova in questo, rischia di non essere competitiva con altre mete turistiche, non ci sono sinergie tra operatori. Chi lavora in questo settore in Sicilia deve fare bench marking e studiare chi sta avendo successo dal punto di vista turistico. Guardiamo Majorca, il Trentino Alto Adige, Sharm el Sheik”.

 

Foto di Giulio Mariottini


C.d.G.


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