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Pubblicato in Il prodotto il 22 Settembre2011


Primitivo di Manduria

L’analisi al bicchiere per decretare un vino come “grande” a volte è quasi superflua e la storia che ha segnato si potrebbe anche non conoscerla. Perché basta immergersi nel luogo dove nasce per coglierne il prestigio.

Nel tacco d’Italia, a pochi metri dal Mar Ionio, in quel fazzoletto di terra incastonato tra Taranto e Brindisi che ha come epicentro Manduria, la conferma che si è al cospetto di un grande rosso italiano arriva in questo modo: dalla scenografia circostante. Il Primitivo di Manduria anticipa il suo temperamento del Sud così, a pelle, con un’ondata che prende in pieno. La tipica carica aromatica di bacca rossa e spezie, vestita di colore rubino, la piacevolezza del gusto tannico ed elegante sembrano essere la diretta proiezione, più che evoluzione, di ciò che lo circonda. Frutto di cantine storiche o scommessa di giovani realtà, la carta d’identità di questa doc dichiara il recupero della tradizione. Gli ettari coltivati ad alberello pugliese, monumenti agronomici che rasentano i 100 anni preservati dai produttori di Manduria, annunciano, infatti, il ruolo dato al vino di ambasciatore di Puglia. Manifesto di una cultura a cui da pochi mesi, nella versione Dolce Naturale, è stata riconosciuta la Docg. Da quando percorreva le strade verso il nord come vino da taglio fino a divenire traino del patrimonio di questa parte del Meridione, sono trascorsi più di 30 anni durante i quali coltivatori e cantine sociali hanno messo in moto una resistenza vitivinicola consapevole che in bottiglia gode oggi gli onori della critica.

  
Colazione campestre e colazione tipica con prodotti del territorio di Manduria

Percorrere le strade assolate, pianeggianti, come trame tra campi e vigneti, dà subito misura della parte che gioca il Primitivo nel suo territorio. Facendo tappa nei luoghi che fanno milioni come poche migliaia di bottiglie, si può toccare con mano la direzione verso cui procede quest’eredità a bacca blu di origine balcanica: dietro alla coltivazione del Primitivo c’è la volontà comune di fare sistema. Scambi di idee, confronti, ricorso maniacale alla ricerca e a sistemi per valorizzare la produzione, ciascuna cantina sotto il proprio brand sembra concorre insieme agli altri nello stesso progetto. Chi ne beneficia è il vino stesso e chi poi se lo gode sorseggiando. Ogni volta con uno stile diverso determinato dal microclima, dalla vinificazione, dalla filosofia dei produttori, rimane sempre fortemente caratterizzato. Poco importa se vino di punta, con il nome Sessantanni, della cantina più grande della Puglia o se figlio di un piano di rivalutazione del mondo masseria come quello vinificato nella Tenuta Potenti dal sindaco di Manduria Paolo Tommasino e sua moglie Maria Grazia.


Tenuta Potenti

Maria Grazia Di Lauro Tommasino - Tenuta Potenti
 
degustazione Primitivo di Manduria delle cantine del territorio - Tenuta Potenti

Lo scenario che si prospetta all’assaggio si manifesta sempre di altissimo livello comunque. Legni usati in modo da valorizzare gli estratti della buccia, una corposità vivace ma ingentilita, mai disarmonico all’olfatto e al gusto. Feel rouge che li lega è proprio la terra rossa dove mette le radici, argillosa, ferrosa, altamente drenante. Culla geologica ideale per il vitigno che non va mai in stress idrico potendosi insinuare in profondità alla ricerca di acqua e nutrimento. La sua personalità trasmette pura vitalità del sud carpita dalle brezze del Mar Jonio che lambisce l’areale della Doc. Non un vino scontato, nel tempo ha sempre qualcosa da rivelare di sé. Conseguenza del decorso naturale di maturazione e di quel qualcosa in più che gli danno i suoi produttori.


degustazione Primitivo di Manduria - Vigne e Vini

Il Primitivo top wine della cantina Soloperto, cui va il merito di avere posto le basi per il disciplinare di produzione della Doc, è un cru in località Bagnolo. Racchiude la tradizione dei Soloperto seguita da Ernesto Soloperto e in cantina dall’enologo Massimo Tripaldi. Fa barrique di II° e IV° passaggio poco tostate per assecondare il frutto. Legno che verrà totalmente abbandonato in un bland di due cru, Bagnolo e Petrosa, nuovo progetto che nel mercato uscirà in futuro. Es è il lato “passionale” della Doc. Gianfranco Fino, produttore enologo e viticoltore, l’ha estratto da alberelli di età media di 50 anni con una resa in uva per pianta di 400 gr. Bacca rossa e spezie, si esaltano a vicenda su un sottofondo di carruba, dando vita ad estrema finezza al naso. Papale nasce a Leporano, nel versante orientale del comprensorio di Taranto: il Primitivo di Cosimo Varvaglione (foto sotto).

Vellutato, nobile, porta dentro la storia dei Varvaglione, una delle prime famiglie più antiche e prestigiose della zona che si sono prodigate per la valorizzazione del Primitivo. Non potevano che essere suadenti e mediterranee le etichette del Primitivo di una giovane produttrice battagliera, Alessia Perrucci titolare della cantina Masseria le Fabbriche nel territorio compreso tra Marruggio e Manduria. Nel Syduri Docg Dolce Naturale l’impronta femminile data al vino si impone netta con un bouquet ampio, ricco estremamente piacevole. Il Consorzio Produttori Primitivo di Manduria ha contribuito a fare la storia del Primitivo, vinificando dal 1932.


Fulvio Filo Schiavoni - presidente Produttori Vini Manduria

Punto di riferimento per molti piccoli viticoltori della zona e della comunità, ha raccolto nel tempo testimonianze del legame con la produzione di Primitivo tanto da fondare il Museo della Civiltà Contadina e del Primitivo proprio nei sotterranei della cantina. Memoria Doc Classico, Lirica Doc con breve passaggio in barrique, Elegia Doc in affinamento in barrique per 13 mesi, Madrigale Docg Dolce Naturale sono esemplari della presenza tannica e dei molteplici aspetti di questo vino. Da alberelli vecchi di sessant’anni, nasce l’omonimo vino di Feudi di San Marzano, brand e colosso enologico del territorio. Elegante, da meditazione, ampio, longevo, ottenuto da una selezione nei vigneti di contrada Neviera e Casa Rossa.


Feudi di San Marzano

Primitivo di Manduria Sessantanni - Feudi di San Marzano

Il Primitivo di Manduria il meglio di sé lo dà però quando viene abbinato ai prodotti del territorio, senza i quali è davvero difficile potere degustarne le qualità. Il cibo campestre ha il compito, infatti, di completare lo spartito aromatico che caratterizza il vitigno. Ricotta fresca, pane tradizionale, grano stumpato, crema di fave, involtini di trippa, orecchiette al sugo di carne, aggiungono note al suo profilo, come quelle più fresche ed eteree che acquista nel bicchiere con le pesche, in quel tradizionale fine pasto estivo chiamato il dessert dei poveri.


usanza del luogo - Primitivo di Manduria con pesca

Manuela Laiacona

Foto di Manuela Laiacona

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