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Pubblicato in Il vino della settimana il 12 Aprile2014

Moscato bianco secco.

Di famiglia di agricoltori ed avvocati, nel lontano 1908 nonno Antonino Pupillo acquistò in località Targia, praticamente alle porte di Siracusa, un feudo di 1.100 ettari con un vasto complesso edilizio monumentale che oltre alla chiesa, gli alloggi per 70 famiglie, la scuola, vantava la Domus Solaciorum o Solacium che letteralmente significa casa di svago e che costituiva un casino di caccia di Federico II.
 
Suddividendo nel tempo l’eredità, al nipote Antonino arrivano 120 ettari di varie coltivazioni, di agrumi, di ortaggi. Negli anni 50 in questa terra, che sarebbe stata baciata dal turismo e dall’agricoltura di qualità iniziò una dissennata e per nulla lungimirante espansione industriale anche con stabilimenti petrolchimici. Per fortuna Solacium è rimasta un’oasi di ecologia, di paesaggio agreste, addirittura l’unica a nord di Siracusa, in un luogo panoramico sul golfo di Augusta.
 
Antonino tradisce la tradizione di giurisprudenza e si laurea in agronomia a Pisa e negli anni 80 frequentando il maestro Giacomo Tachis, il padre dell’enologia siciliana, si fa consigliare impiantando il Moscato Bianco, una delle 9 varietà del Moscato, quello che si trova in tutta Italia e che costituisce il più famoso Moscato d’Asti. Nel  siracusano il Moscato era diventato quasi relitto anche se per fortuna nel 1973 si era costituita la DOC Moscato di Siracusa che comprendeva la sola tipologia dolce passito. Nel tempo, arricchendosi la provincia di vigneti, si è sentita l’esigenza di modernizzare la Denominazione che dal 2011 è diventata DOC Siracusa e di tipologie ce ne sono ben 7.


grappoli di moscato

Tornando a Pupillo, nella sua proprietà in cui praticamente era sparita la vite, a piccoli passi sperimentali, pianta 13 ettari a spalliera di Moscato Bianco di Canelli, che affianca a Nero d’Avola, Cabernet Sauvignon, Catarratto. Il Moscato oltre che nella classica versione dolce naturale, il Solacium, è vinificato come spumante metodo classico brut, il Podere 27; come bianco DOC il Pollio ed infine col bianco secco Cyane che degustiamo nel millesimo 2010, quindi ancora come IGT. Ai moscati si aggiungono 4 etichette in monovitigno, tra cui un Rosato di Nero d’Avola. Vigneti in conversione biologica suddivisi in una zona calcarea e in un’altra  prettamente vulcanica dove insistono anche Nero d’Avola e Catarratto. Il mare dista circa 500 m per cui vi arriva la sua influenza.
 
Oltre alla drastica trasformazione della campagna, grande sforzo è stato dedicato alla ristrutturazione dei fabbricati, durata ben 10 anni, e lì è stata portata nel 2006 la nuova cantina. In questa splendida struttura che i francesi a buon diritto avrebbero definito Chateau si possono effettuare eventi, degustazioni, banchetti, convegni. Si fanno sole 70.000 bottiglie a causa delle rese basse che per il 60% si vendono all’estero.


il castello di sera

Diciamo che per il Cyane si è voluto contenere la carica aromatica propria del vitigno, creando un vino secco, un vino di nicchia. Pertanto cure particolari in vigneto, vendemmia precoce nei primi di agosto e poi lunghi riposi in bottiglia. Anche se l’ultima annata in commercio è la 2012, la figlia Carmela che ormai affianca Nino, aggiunge che lo preferisce più vecchio, quindi più concentrato e più ricco, meno aromatico. Le uve del Moscato sono selezionate direttamente in vigneto, scegliendo e pinzando quelle atte a divenire passite in pianta, nonchè quelle per lo spumante e le altre per  bianchi. Per il Cyane provengono principalmente dai suoli calcarei. In cantina si refrigera sia l’uva che il mosto, che fermenta in acciaio per circa 2 settimane a temperatura controllata con lieviti selezionati, otto mesi di affinamento in acciaio senza malolattica e poi prima della seguente vendemmia dopo stabilizzazione a freddo e filtrazione va in bottiglia per almeno un anno e anche molto più. L’enologo è Salvatore Martinico.

Nel calice il colore è di un bel giallo. Al naso è un moscato che non ti aspetti, proprio come lo desiderano i Pupillo, perchè accanto all’aromaticità del Moscato avanzano odori vegetali e minerali, con tracce di pietra focaia. E’ un vino che vuole aria, in quanto in bottiglia da 2 anni e mezzo, rivelando gelsomino, fiori di acacia, mela, pesca, miele ed agrumi. Vino che incuriosisce e che affascina. In bocca arriva per prima l’aromaticità equilibrata seguita da una carica sapida e molto minerale e sfuma in note leggermente amarognole e lunghe. Grande Moscato di struttura, profumi e raffinatezza, tanto da meritare per 6 anni consecutivi le 5 stelle nella nostra Guida dei Vini di Sicilia.

Si abbina splendidamente ai crostacei, ma risulta capace di essere goduto a tutto pasto anche non solo di pesce. Noi l’abbiamo pure apprezzato con la cotoletta. Sono 35.000 bottiglie che in enoteca si trovano a 16 euro.

Az. Agr. Pupillo
Contrada Targia
96100 Siracusa
tel. 0931 494029
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www.solacium.it





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di Gianni Paternò

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