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Pubblicato in L'intervento il 22 Febbraio2021

di Daniele Cernilli, DoctorWine

Da molti anni parlando con produttori e responsabili dei consorzi mi è capitato di suggerire loro di inserire, nei limiti delle attuali regolamentazioni, una sorta di vincolo biologico in alcuni disciplinari, qualora la stragrande maggioranza degli associati fosse d’accordo.

Una sorta di "Doc verde", insomma, che pur con tutti i limiti delle attuali norme che regolano il vino biologico, è pur sempre un passo avanti nel percorso dell’agricoltura eco-sostenibile. Certo, la questione va analizzata con attenzione, perché innanzi tutto ci vuole un consenso generalizzato da parte dei viticoltori, poi la conduzione biologica di un vigneto non si fa dall’oggi al domani, ha costi e regolamentazioni ben precise. Però, in un momento nel quale la cosiddetta transizione verde dell’economia rappresenta uno dei punti fondamentali del Recovery Fund e saranno previsti investimenti molto ingenti in questo senso, a me sembra logico che anche il nostro mondo affronti una tematica che sarà centrale e ineludibile nei prossimi anni.

Il vincolo biologico per le denominazioni di origine potrebbe essere un argomento da approfondire. Qualcosa da realizzare nel tempo, un traguardo da raggiungere via via, magari aggiungendovi una serie di criteri di sostenibilità che coinvolgano anche altri aspetti e non soltanto quelli specificatamente viticoli. Peso delle bottiglie, packaging, tanto per dirne un paio. Poi l’adeguamento delle leggi a livello europeo, come minimo, per non determinare dei problemi di maggiori costi in un singolo paese produttore, perché, ovviamente, la conversione biologica della produzione presenta aspetti di questo genere. È una proposta di discussione e di analisi del problema, ovviamente, ma credo francamente che se ne possa cominciare a parlare con serenità, perché un percorso in questa direzione sarà fondamentale a partire da adesso.

doctorwine.it 

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