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Pubblicato in La proposta il 24 Luglio2012

Un marchio per l’olio prodotto in Sicilia che lo renda unico, contrastare l’agropirateria e ne possa incentivare la produzione.

La proposta arriva dalla Cia siciliana che ha sottoscritto un disciplinare per l'istituzione del marchio Indicazione geografica protetta (Igp) Sicilia per l'olio extravergine di oliva con l'obiettivo di valorizzare economicamente un prodotto che ha già in sé un alto livello qualitativo. Inoltre il brand "Sicilia", già apprezzato per altre produzioni, farà da traino a un comparto che in questi ultimi anni ha sofferto di forti speculazioni. Dopo il riconoscimento della Doc Sicilia per il vino - un successo per il quale la Cia siciliana si è strenuamente battuta - anche per l'olio d'oliva parte dunque la maratona finalizzata al riconoscimento di un marchio di qualità e di territorialità.

"La proposta della Cia, nata da un confronto con produttori, frantoiani, tecnici e docenti universitari, persegue il duplice scopo di contrastare la crisi attraverso la valorizzazione economica dell'olio d'oliva siciliano, che ha già raggiunto un elevato livello di qualità, e dicombattere frodi e truffe che in questi anni hanno minato seriamente l'immagine di questo importante prodotto tipico dell'Isola", dichiara Carmelo Gurrieri, presidente regionale della Cia. Il mercato spesso non premia la qualità deprimendo la motivazione degli agricoltori e confondendo i consumatori. Ecco perché la Cia scende in campo con la proposta di istituzione di una Igp Sicilia che contribuirà a rendere più difficili i fenomeni di truffe e contraffazioni.

In questa direzione va anche l'iniziativa lanciata dalla Cia per la sottoscrizione di una petizione popolare rivolta all'Unione Europea affinchè negli oli extravergine venga ridotto il limite massimo ammissibile degli alchil esteri, le sostanze che si associano alla deodorazione degli oli d'oliva (il processo chimico-fisico che "magicamente" trasforma in extravergini gli oli d'oliva con difetti organolettici non marcati, ma sufficienti ad escluderli dalla categoria degli oli di qualità). Il comparto olivicolo in Sicilia ha una rilevanza non trascurabile. Dagli oltre 140mila ettari coltivati ad olivo (su un totale di oltre 1 milione e mezzo di superficie destinata all'agricoltura in Sicilia), gran parte dei quali condotti in forma intensiva adottando tecniche mirate all'ottenimento di elevata qualità, si producono tra 45 e 50 mila tonnellate di olio d'oliva per un valore di circa 180 milioni di euro. Le aziende siciliane che si dedicano all'olivicoltura sono poco meno di 140 mila. Il dato emerso dall'ultimo censimento (2010) mette in evidenza un aumento del 3,5 per cento della superficie investita ad olivo e la contrazione nel numero delle aziende (-25percento) che mantengono una superficie media ancora troppo esigua (poco più di un ettaro).

"La proposta di disciplinare - afferma Maurizio Lunetta, vicepresidente regionale della Cia e coordinatore del gruppo di lavoro che ha redatto la proposta di disciplinare - nasce dal confronto con i produttori olivicoli e i trasformatori che con entusiasmo vogliono condividere un percorsodi qualità per la valorizzazione dell'olio d'oliva extravergine siciliano sui mercati nazionali ed esteri, per contrastare l'agropirateria e utilizzare al meglio il brand «Sicilia» nella convinzione che questi elementi possano costituire un ottima base di rilancio di una della più diffuse produzioni dell'Isola. 

Ignazio Marchese 

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