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Pubblicato in Vini e territori il 21 Settembre 2013
di Redazione

di Andrea Gori

L'antica famiglia di Reims commerciante di tessuti (Drappier ricorda in maniera inequivabile "drappi") che passa ad Urville e al commercio di uve e vini dimostra come un tempo la regione della Champagne fosse molto più mobile di quanto non lo sia adesso.

Soprattutto dimostra che la Champagne vive di tante contraddizioni che in fondo sono la sua forza come terroir e come brand. Drappier, guidata oggi da Michel ma con il padre sempre in azienda a supervisionare le cuvèe, nasce nella Cotes des Bar, vicino a Troyes, la città di Renoir che ha conteso a Reims il titolo della capitale della regione perchè al centro della fonte più importante quantitativamente di uve rosse per le Cuvèe di quasi tutte le grandi maison. Difficile che una maison riesca a fare più 500mila bottiglie senza attingere per qualche grappolo da queste parti. Pinot Nero quindi e Pinot Meunier che sono molto meno sotto i riflettori rispetto alla Valle della MArne e alla Montagne de Reims ma degli autentici mediani che rendono possibile il miracolo Champagne. Se la Carte d'Or di Drappier (eccezionale nei grandi formati, tutti rifermentati in bottiglia fino alla monumentale Primat) è un assemblaggio di tutte e tre le uve champenoise, i millesimi escono con un assemblaggio che rispecchia la specificità dell'annata in questione.  

Ed eccoci quindi all'assaggio di questa rarissima magnum proveniente direttamente dalle cave della maison.

Ci sono bottiglie irripetibili e soprattutto, dopo qualche anno, irreperibili come questa magnum della mitica annata 1996, una delle più acide e affilate che si ricordino in Champagne dove si sono visti grandi capolavori ma anche tanti sbagli nel vendemmiare troppo presto. Non così nella Champagne del sud dove il re è Michel Drappier, un lembo di terra ad un passo dalla Borgogna "nera" da cui mutua annate e destini. Ogni millesimo per Drappier è un assemblaggio specifico che spesso si allontana in maniera significativa dal suo iconico assemblaggio della Carte d'Or che vede tutte e tre le uve partecipare. Il 1996, come tutti gli anni "pinot nero", vede quest'uva quasi totalitaria (95%) lasciando allo chardonnay un ruolo trascurabile e di rifinitura. Ma in annate grandi non se ne sente certo il bisogno qui giù tanta è la compiutezza del Pinot. La bollicina è sottile e carezzevole mentre i profumi di crema pasticcerà e pasta frolla si fanno strada su ginestra, albicocca e thè al gelsomino. Tanta anche la frutta rossa con lamponi e fragole ben accennati poi zafferano, curry, ginger, camomilla e rum invecchiato, un connubio di maturità e gioventù fruttata che irretisce alla prima olfazione. Anche in bocca è quasi perfetto con una acidità ancora viva che mantiene in attività l'impalcatura del vino che ha un corpo e un estratto non indifferenti. Vitalità e persistenza anche nel retrogusto che ce lo restituiscono dinamico e ancora capace di stupire, dissetare e abbinarsi ad una moltitudine di piatti diversi.

Il video
http://www.youtube.com/watch?v=CNmp-SGMpDE


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