Giornale online di enogastronomia • Direttore Fabrizio Carrera
Numero 135 del 15/10/2009

IL CONSORZIO Uniti per il ficodindia

15 Ottobre 2009
ficodindia ficodindia

IL CONSORZIO

Nasce a Roccapalumba, in provincia di Palermo un consorzio di produttori. Già 21 le aziende che ne fanno parte

Uniti per il ficodindia

Da circa vent’anni il territorio di Roccapalumba, in provincia di Palermo, ha puntato allo sviluppo della produzione di ficodindia e nel gennaio del 2009 è stato costituito un consorzio che si chiama “Roccapalumba e i suoi sapori”.

Le  aziende consorziate sono 21 e ad ognuna di esse appartengono in media 3 ettari di terreno. Negli ultimi anni, c’è stato un incremento della produzione dovuto a una allargata richiesta di prodotto nel mercato. Da ciò è derivato lo spunto per la creazione del consorzio nato a Roccapalumba, area che si aggiunge alle tradizionali zone della Sicilia produttrici di fichidindia che sono San Cono, Santa Margherita e Catania.
“Per fortuna – dice Antonino Pecoraro, presidente del consorzio – in questo ambito noi siciliani restiamo i primi produttori in Italia, anche se qualche tentativo di inserimento nel mercato si comincia a intravedere in Calabria e Sardegna, regioni simili per condizioni climatiche e in parte territoriali, alla Sicilia. Come spesso succede per altri prodotti, in questo campo non subiamo la concorrenza dall’estero perciò possiamo ancora rappresentare, a buon titolo, la nostra regione con l’immagine del ficodindia”.
La pianta nasce spontaneamente, ma per dare frutti migliori ha bisogno di cure. Pur essendo una pianta grassa necessita di acqua, sufficiente una volta alla settimana in estate, ma alcune piante crescono e sono produttive anche in asciutto. Come gli alberi, vengono anche potate e il criterio seguito è quello di fare prendere luce al cuore della pianta, viene quindi alleggerita dalle “pale” al suo interno. Una prima produzione del frutto è quella agostana, ma il prodotto di questo periodo è più piccolo e meno polposo. I frutti migliori sono quelli di settembre e ottobre, grazie a un’antica tecnica la “scozzolatura” che viene effettuata a partire dalla prima decade di maggio fino al 20 giugno circa. Si tratta di far cadere manualmente tutti i frutti ancora piccoli, in modo che durante il periodo estivo la pianta trovi energie rinnovate e produca poi frutti più buoni. Infatti i fichidindia di ottobre detti proprio “scuzzulati”, sono più grandi, polposi e dolci. Il consorzio sarà presente alla X sagra del ficodindia che si terrà a Roccapalumba il 16-17-18 di ottobre, con due punti vendita dove verranno effettuate degustazioni del prodotto e dei suoi derivati, marmellate e liquori.
Attualmente il mercato principale del consorzio è costituito dalle province di Palermo, Caltanissetta e Agrigento per ciò tra gli obiettivi del consorzio c’è quello di assumere degli agronomi che si occupino sia del miglioramento della produzione, nel senso di una uniformazione del prodotto, sia quello di un ampliamento del mercato, estendibile in Italia ma anche all’estero. Il prezzo di un chilo di fichidindia va da 1 a 2,50 euro e varia in relazione alle dimensioni del frutto. Per la produzione di liquori e marmellate le aziende si appoggiano ad aziende di trasformazione.
Oggi esistono dei macchinari che, prima attraverso delle spazzole ripuliscono il frutto dalle spine, poi lo selezionano tramite un rilevatore ottico che valuta il prodotto attraverso la base e l’altezza, ne stima il peso quindi lo invia all’uscita di pertinenza. Esistono sei uscite per ogni grandezza, un ficodindia può pesare da 80 a 200 grammi. Si tratta naturalmente di macchine costose, il consorzio oggi ne possiede soltanto una, le altre aziende usano vecchi macchinari riadattati, usati in passato per le arance o i limoni. Considerata la costituzione recente del consorzio, non si può stimare un fatturato annuo, anche se la valutazione complessiva dell’andamento delle vendite è abbastanza positiva. Uno dei problemi per la coltivazione del ficodindia è rappresentato dalla mancanza di manodopera. La raccolta viene fatta manualmente con tute guanti e occhiali, secondo quanto previsto dalla legge sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, ma sono poche le persone, soprattutto i giovani, disposti a prestare la propria disponibilità per questa attività.

Aurora Rainieri