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Scenari

Merci contraffatte, i principali centri di scambio sono Honk Kong e gli Emirati Arabi

22 Giugno 2017
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(Il quartier generale di Euipo)

Stando alla nuova relazione dell’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale elaborata dall’Euipo e dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici (Ocse), i principali centri di scambio a livello mondiale dei trafficanti di prodotti contraffatti sono Hong Kong, gli Emirati arabi uniti e Singapore, dove vengono importate grandi quantità di prodotti falsi a mezzo container che verranno successivamente spedite per posta o corriere.

Dalla relazione emerge che diversi paesi del Medio Oriente, fra cui gli Emirati arabi uniti, l’Arabia Saudita e lo Yemen, costituiscono i principali punti di transito per le spedizioni di prodotti falsi diretti in Africa. Albania, Egitto, Marocco e Ucraina sono i quattro punti di transito usati per inviare falsi destinati all’Unione europea, mentre Panama è un importante punto di transito per i falsi in rotta verso gli Stati Uniti. Secondo la relazione, circa tre quarti dei prodotti contraffatti sono trasportati via mare, mentre la spedizione mediante corriere o per posta ordinaria emerge come modalità consueta per la distribuzione di articoli contraffatti di più piccole dimensioni. Le spedizioni con meno di dieci articoli hanno rappresentato il 43 % del totale nel 2013.

La maggior parte dei prodotti contraffatti in nove su dieci dei settori economici principali esaminati è prodotta in Cina. Diverse economie asiatiche quali India, Thailandia, Turchia, Malaysia, Pakistan e Vietnam, si annoverano quali grandi produttori in molti settori, anche se il ruolo che svolgono è di gran lunga meno significativo rispetto a quello della Cina. Inoltre, la Turchia rappresenta un importante produttore di articoli falsi in alcuni settori — come pelletteria, alimenti e cosmetici — che vengono poi spediti nell’Unione europea. I dieci settori esaminati nella relazione costituiscono oltre la metà del commercio complessivo di prodotti contraffatti nel mondo secondo le stime, ossia più di 208 miliardi di euro nel 2013. I prodotti contraffatti sono riconducibili ai seguenti settori: alimenti, prodotti farmaceutici, profumeria e cosmetici, pelletteria e valigeria, abbigliamento e tessuti, calzature, gioielleria, apparecchiature elettroniche ed elettriche, dispositivi ottici, fotografici e medici, giocattoli, giochi e attrezzature per lo sport.

Il Direttore esecutivo dell’Euipo, António Campinos, ha dichiarato: “Questa ricerca mostra la complessità e l’estensione delle rotte commerciali internazionali di prodotti contraffatti e usurpativi nel mondo. Gli studi svolti in passato hanno dimostrato che in pratica qualsiasi prodotto o marchio è suscettibile di contraffazione. La relazione mette in evidenza i mezzi con cui è possibile trasportare i falsi da un parte all’altra del mondo”. Il direttore per il governo pubblico dell’Ocse, Rolf Alter, ha aggiunto: “Oltre ad apportare immensi benefici in tutto il mondo, la globalizzazione crea purtroppo anche opportunità per le reti criminali di trarre vantaggio dal commercio illecito di prodotti contraffatti a spese di consumatori, imprese e governi. L’unica risposta è una più stretta collaborazione tra le agenzie nazionali delle dogane, le agenzie di contrasto, le organizzazioni internazionali, le aziende e i consumatori”.

La relazione è stata presentata in occasione del vertice sulla tutela della Proprietà intellettuale, organizzato congiuntamente dal ministero federale tedesco della Giustizia e della tutela dei consumatori, dalla Commissione europea e dall’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale (Euipo). Al vertice è stata illustrata anche la seconda relazione sullo stato attuale della contraffazione in Europa redatta dall’Euipo e dall’Agenzia dell’Unione europea per la cooperazione nell’attività di contrasto (Europol). Nella quale viene appurato che gruppi della criminalità organizzata sono coinvolti nei reati contro i Dpi. Dalla relazione si evince anche che le organizzazioni criminali nell’UE coinvolte nella distribuzione dei prodotti contraffatti ricorrono principalmente a fabbricanti esteri, per poi organizzare all’interno dell’Unione l’importazione, il trasporto, lo stoccaggio e la distribuzione di tali prodotti. La maggior parte dei prodotti contraffatti proviene dalla Cina: lo sviluppo della «via della seta» e il corrispondente aumento dell’uso del trasporto ferroviario e marittimo tra la Cina e l’Unione europea favoriscono anche l’emergere di nuove minacce nel panorama dei reati perpetrati ai danni dei Dpi.

Alcuni contraffattori, tuttavia, fabbricano direttamente all’interno dei confini dell’Unione europea. E usando etichette e imballaggi falsi importati da paesi terzi. I prodotti contraffatti sono distribuiti sempre più sui mercati online. I prodotti venduti su Internet sono generalmente distribuiti in piccoli colli spediti per posta ordinaria e mediante servizi di consegna espressa, spesso direttamente al cliente. È stato osservato anche un ruolo crescente delle tecnologie nell’ambito dei reati contro i Dpi. Rob Wainwright, direttore esecutivo di Europol, ha dichiarato: “I reati contro la proprietà intellettuale costituiscono un fenomeno diffuso nell’Unione europea e producono numerosi effetti negativi. Danneggiano le nostre economie, generano profitti illeciti ingenti per i gruppi della criminalità organizzata e spesso provocano danni fisici diretti ai cittadini a causa della crescente disponibilità di prodotti falsi nel settore della salute e della sicurezza. La relazione mette in luce l’entità di questo fenomeno criminale e auspica un intervento transfrontaliero più concertato”.

C.d.G.