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Pubblicato in Numero 53 del 20/03/2008 il 20 Marzo 2008
di Emanuele Di Bella

    L’INTERVISTA


Flavio Piva, condirettore generale e direttore mercato di Veronafiere, racconta come sarà la flavio_piva2.jpgprossima edizione del Vinitaly che apre i battenti il 3 aprile. “Già registriamo 4.100 espositori e spazi completamente saturi. Il quartiere fieristico è vicino al pienone”

“Ecco come sarà
il Vinitaly”

La Sicilia del vino si trasferisce a Verona nel bel mezzo del Vinitaly. Cinque giorni, dal 3 al 7 aprile, intensi nel tempio del vino per antonomasia, con lo scopo di far conoscere i prodotti dell’Isola e fare affari nell’agorà più importante dell’Italia enologica.

Il Vinitaly colpisce per la sua importanza e i numeri, anche questa volta, non tradiscono le aspettative degli organizzatori. Di vino siciliano e di altro ne abbiamo parlato con Flavio Piva, condirettore generale e direttore mercato di Veronafiere.

Mancano pochi giorni e si parte…
“Stiamo ancora lavorando, ma già registriamo 4.100 espositori e spazi completamente saturi. Il dato tendenziale è in netta crescita rispetto allo scorso anno. Il quartiere fieristico è vicino al pienone”.
Importante lo è davvero il Vinitaly, e a dirlo sono i buyer di tutto il mondo quando parlano di una occasione per conoscere nuovi produttori e arricchire la propria offerta, ma anche di consolidare quei rapporti già fidelizzati con i produttori.

Qual è il ruolo della Sicilia e dei suoi prodotti al Vinitaly?
“La Sicilia ha un bagaglio non indifferente di storia e tradizioni, ma anche di innovazione ed esperienza. La sua presenza è palpabile. Qualitativamente ha saputo far emergere la capacità di abbinare il prodotto al territorio, ha saputo comunicare questa esperienza del vino. È una regione che con il suo vino si sa imporre anche sui mercati internazionali. Nelle nostre tappe estere il prodotto siciliano è molto stimato e i consumi sono abbastanza interessanti, soprattutto in America e Russia. Questo ha permesso a grandi e piccoli produttori di svilupparsi, apprendere le tecniche di un mestiere che si fonda su tradizione e ricerca, comunicazione e marketing”.

Ci fa una panoramica sul mercato del vino?
“Rispetto al 2006 c’è stato un calo della produzione, in parte provocata da situazioni di instabilità climatica, ma anche da chi ha preferito non essere sul mercato. C’è stata invece una inversione di tendenza nell’export, che segna nei primi nove mesi del 2007 un segnale positivo del 10%, ovvero 14 milioni di ettolitri di prodotto in più che va a finire nelle tavole straniere. Bene gli spumanti. Più consumo di vino crea più aspettative e vitalità all’interno del Vinitaly”.

Il successo del vino corrisponde anche a quello dell’olio?
“Il vino parte da lontano. Sono dimensioni diverse. Se il vino è ormai su tutte le piazza, l’olio deve ancora conquistare tante posizioni. Molto probabilmente il problema sta nella frammentazione delle aziende produttrici che non riescono ancora a fare sistema per la poca capacità delle politiche di marketing e del brand poco affermato. Questo però non ci distoglie dall’interesse che abbiamo per l’olio. Puntiamo molto sul prodotto. Quello siciliano può dare tanto. Si può fare un percorso simile a quello del vino. Durante il Vinitaly anche l’olio è il protagonista per ristoratori e chef, affinché sulle tavole arrivi una bottiglia codificabile”.

Vogliamo dare qualche consiglio ai visitatori?
“Da quattro anni sul sito della manifestazione c’è la possibilità per gli operatori di costruirsi la visita, programmando degustazioni, convegni e incontri con i produttori. Per gli appassionati, Verona offre uno spunto importante presso il Palazzo della Gran Guardia, sede ideale per l’educazione all’uso e al consumo del vino”.



Salvo Ricco

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