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Pubblicato in Numero 36 del 22/11/2007 il 22 Novembre 2007
di Emanuele Di Bella

 

 
  “Il mio complesso del cuoco”  

 


“Il mio complesso del cuoco”

Per lui Freud avrebbe inventato il complesso del cuoco. Costretto a stare alla larga dai fornelli finché non diventano un’ossessione. Ma il complesso del cuoco non lo tiene lontano dalla tavola. “Vuol sapere se mi piace la buona cucina? Mi guardi bene. Sono in sovrappeso di trenta chili”. Domanda retorica. Chiedere a Silvano Riggio se ama mangiare è come chiedere a Maradona se ama il calcio. La risposta è scontata. Il cibo è una passione e, come lui stesso ammette, basta osservare la sua linea, non più esile come una volta, per rendersene conto. Silvano Riggio è preside del corso di laurea in Scienze naturali e ordinario di Ecologia all’università di Palermo. Ma è soprattutto un single, uno che quando torna a casa non trova tutto pronto in tavola. Secondo la ricerca effettuata da Sitcom Editore, buona parte dei single come lui improvvisano piatti veloci e spesso poco salutari. Lui non improvvisa, ma si organizza: o porta con sé uno dei risotti di sua sorella o provvede chiedendo aiuto a qualche ristoratore. Se ha poco tempo c’è la soluzione d’emergenza, ma si fa per dire: l’arancina al bar, per la quale dice di nutrire una passione morbosa. In ogni caso vede il cibo, ma poco i fornelli. “In verità non dovrei vedere nemmeno il cibo, visto il mio peso – sorride –. E pensare che da piccolo ero così magro che il medico disse a mia madre di sovralimentarmi. Così diventai un maiale”.
Sorride ancora, poi riprende il filo del discorso. “No, non sono un grande cuoco. Non sono cose da uomini, mi dicevano da bambino, e io li ascoltavo. Mi hanno sempre impedito tutti di coltivare la passione per la cucina. Anche quando provavo ad avvicinarmi ai fornelli c’era sempre qualcuno pronto a mandarmi via. Prima mia madre, poi mia sorella, infine le fidanzate che ho avuto: tutte mi hanno sempre invitato a stare alla larga dalla cucina. Sono vittima delle donne”. Come dire: pensa a fare il professore che a cucinare ci pensano loro. “Se ci rifletto è davvero incredibile – commenta, ma si lascia scappare una risata –. Sono cresciuto con questo complesso: per me niente fornelli. Ora a 65 anni mi piacerebbe provare a cucinare, magari quando andrò in pensione. Talvolta di soppiatto mi cimento, ma se cucino per me il risultato non è dei migliori. Perché? Per il fatto che è bello cucinare per gli altri non per se stessi”. Per farla breve, il professore Riggio è uno di quei single che non sa cucinare. “Ma bisogna fare attenzione: non so cucinare perché mi è stato impedito di coltivare questa passione – ribadisce. Diciamo che la cucina è per me un amore mancato”. E, a proposito di amori mancati, precisa ancora: “Sì, è vero sono single. Ho cercato la mia metà, direi in maniera discontinua e variabile, alla fine però sono rimasto da solo. Ma di fidanzate ne ho avute tante, si badi bene. Tutte intelligenti e soprattutto brave a cucinare. Anche loro mi hanno tenuto lontano dai fornelli. Il risultato? Oggi sono single, in sovrappeso e non ho ancora imparato a cucinare”.


G.L.M.

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