Giornale online di enogastronomia • Direttore Fabrizio Carrera
Numero 182 del 09/09/2010

L’ALLARME Qui alberga la crisi

09 Settembre 2010
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L’ALLARME

Estate difficile per il settore della ricettività in Calabria, con un netto calo delle prenotazioni. Il presidente di Federalberghi: “Bisogna puntare di più sull’enogastronomia”

Qui alberga la crisi

Estate disastrosa in Calabria. Turismo in agonia con pochissime prenotazioni registrate nonostante i prezzi da bassa stagione. Chiesto d’urgenza alle istituzioni locali un tavolo tecnico per salvare il salvabile e prepararsi per lanciare l’autunno. L’appello arriva dal presidente Federalberghi Vittorio Caminiti. Il quadro che dipinge è allarmante. Mesi difficilissimi per gli operatori del settore che hanno dovuto farei conti con un trend negativo in picchiata ai limiti della sostenibilità.


I dati parlano di un mese di giugno catastrofico con il 50/60% di occupazione delle camere in meno rispetto al 2009, un luglio a meno 30/40% ed un agosto un po’ meno nero, a meno 15/20%. Le uniche boccate d’ossigeno sarebbero arrivate dai last minute e dai turisti italiani e conterranei, che hanno dovuto rinunciare all’estero per colpa della crisi. Ma di fronte ad una tale agonia, come denuncia il presidente, non si sarebbe fatto molto per rilanciare e rendere appetibile l’offerta turistica. E un grave errore strategico sarebbe stato proprio il non avere giocato la carta dell’enogastronomia. “Come principali attrattori ci sono le bellezze naturalistiche della regione, ma l’enogastronomia da sempre è una icona della Calabria. Quando chiedo alla gente che è venuta qui come si trova risponde che è stata bene e soprattutto che ha mangiato bene”, ribadisce Caminiti che vede le eccellenze del territorio come miglior biglietto da visita da presentare al turista, tant’è che è lui l’ideatore dei locali La Degusteria, di cui è anche l’amministratore. Attivi da più di dieci anni sono tre e sono dislocati nei punti di maggiore flusso turistico di Reggio Calabria, per valorizzare l’enogastronomia locale. Mille e settecento metri quadrati che fanno da vetrina a più di mille prodotti tipici del territorio, proposti in 60 degustazioni e con la possibilità per il cliente o turista di potere acquistare a peso e direttamente consumare lì sul luogo. Ma questo è l’unico dei diversi progetti firmati da Caminiti per legare il turismo all’enogastronomia. Come racconta: “Ben dieci anni fa ho dato vita ad un progetto provinciale di riorganizzazione del comparto turistico ai fini proprio della promozione dei prodotti del territorio. Come presidente di Federalberghi feci un annuario dove indicavo gli alberghi che proponevano la gastronomia locale. Poi a tutti, ristoranti, bar, e gastronomie inviai un protocollo, che obbligava a inserire nel menu i piatti tipici, a creare una carta dei vini dove almeno il 70% delle etichette dovevano essere calabresi, a certificare l’uso dei nostri prodotti. Il piano ebbe grande successo”, conclude con rammarico Caminiti che ha visto poi, come racconta, il progetto arenarsi.
Fiore all’occhiello dell’offerta turistica regionale ci sono ancora molte realtà dove l’agroalimentare sarebbe rimasto in secondo piano, non sentita nemmeno dagli operatori stessi come una risorsa su cui investire. “I controlli dovrebbero essere più severi, sulla provenienza dei prodotti che vengono usati e sulla loro qualità. Ed è prassi diffusa. in molti ristoranti e hotel, proporre pietanze tipiche fatte poi con la mortadella o l’hemmental. Ma che senso ha? – si chiede -. Tutto questo va a discapito del turista e nostro, perché il turista si sente preso in giro e non ritorna. Purtroppo in Calabria il turista viene visto come la gallina da spennare, ma questo accade perché gli albergatori devono recuperare i tanti mesi di non lavoro”. Per Caminiti quindi l’enogastronomia sarebbe uno dei fattori da cui non può prescindere il comparto turistico. “E’ una grande ricchezza, che potrebbe portare benefici anche alle altre regioni vicine alla Calabria come la Sicilia e la Campania o la Puglia, con le quali condivide usanze e tradizioni gastronomiche. Con l’enogastronomia si potrebbe rilanciare tutto il Sud Italia”.

Manuela Laiacona