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Scenari

Un formaggio dagli scarti del fico d’india: così nasce il progetto di EbioScart Plus

09 Marzo 2024
Fico d’india Fico d’india

Un formaggio dagli scarti del fico d’india, con caratteristiche nutrizionali e una sostanza che protegge da diverse patologie quali il diabete, il melanoma e l’obesità. L’intuizione e il progetto parte da EbioScart – Go Fico, nell’ambito della misura 16.1 del Psr-Sicilia 2014-2020. 

Si parte dagli scarti del fico d’india, un prodotto non più idoneo alla commercializzazione e si trasforma un vincolo in opportunità. “Dalla buccia – racconta a Cronache di Gusto Carmelo Danzì, innovation broker di EbioScart – creiamo due nuovi fattori produttivi: da un lato un mangime per ruminanti e dall’altro un compost per le piante. In pratica, restituiamo alla terra cioè che della terra abbiamo sottratto”.

Dopo la trasformazione, il pacchetto viene consegnato all’imprenditore agricolo. È stato notato che somministrando il mangime ai ruminanti si possano ottenere dei formaggi con una maggiore salubrità attraverso il trasferimento dell’indicaxantina, una betanina presente nella buccia del fico d’india con effetti benefici. 

“Abbiamo messo a batteria delle pecore – racconta Danzì – e ad alcune abbiamo dato una dieta tradizionale, ad altre abbiamo dato la nostra dieta. Il latte munto è stato poi trasformato nella Vastedda del Belice, un prodotto della Valle del Belice a denominazione di origine protetta”. 

L’università di Palermo ha dedicato molti studi all’indicaxantina ed è stato dimostrato con ricerche sui ratti che questa sostanza abbia molti effetti benefici e riesca a curare diverse patologie. Come tutte le biomolecole, questa betanina si trova nel fico d’india ma in percentuale bassa. “Per assumere due grammi di indicaxantina bisognerebbe ingerire mezzo chilo di fico d’india e a quel punto, vista la quantità di zucchero presente nel frutto, ci sarebbero più contro che benefici”. 

EbioScart vuole però avvalorare una tesi: quella buccia di fico d’India che finora è stata considerata uno scarto è in realtà un tesoretto dal punto di vista nutrizionale.

L’azienda collabora con l’Università Iulm di Milano e il team del professor Vincenzo Russo, docente di psicologia dei consumi e neuromarketing: “Saranno testati attraverso le neuroscienze gli apprezzamenti dal parte del consumatore: se  apprezzerà i prodotti si avrà una propensione all’acquisto maggiore e quindi avremo raggiunto il risultato finale. Togliere un costo all’imprenditore e inserirgli un fattore produttivo”. 

L’attività di EbioScart non si ferma però qui. All’interno di campi sperimentali viene inserito un compost e tramite il raccolto verrà creata salsa e farina: “Creeremo in questo modo una pizza che faremo degustare sempre con il test delle neuroscienze al consumatore finale e andremo a raccogliere il suo parere. Il nostro progetto parte dalla terra, da un vincolo, da uno scarto e arriva a colui che in qualche modo deve beneficiare dei prodotti”.