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Scenari

La “Campania felix” di Cantine Astroni: una verticale unica di Falanghina a TG

28 Ottobre 2023
Ph Vincenzo Ganci, Migi Press Ph Vincenzo Ganci, Migi Press

Resilienza partenopea verrebbe da pensare. Questi i Campi Flegrei, una caldera di 12 per 15 chilometri quadrati che insiste interamente nel comune di Napoli. Tormento e fortuna di vulcani quiescenti attivi e retaggio di un passato dal materiale piroclastico che arrivò a sfiorare quasi il cielo tra ceneri e lapilli distribuiti poi su tutta la Campania felix. La risultante di tutte queste attività di tipo effusivo ha dato vita ad un patchwork di terreni in cui si alternano stratificazioni di differenti matrici rocciose, gas, acque termali e molte solfatare che sgorgano in questa zona. Ed è in questa terra, fatta di fuoco e di acqua, che gli interpreti principali a cui affidare questa misteriosa sinergia sono due: un’uva rossa come il fuoco com’è il Piedirosso e l’altra bianca come l’acqua e l’aria com’è la Falanghina di biotipo flegreo. Uva, quest’ultima, che di femminile porta solo il suo articolo. Pianta generosa nei suoi grappoli, produttiva e solida nella sua buccia spessa. Mentre di vulcanico porta, invece, la sua stessa matrice con vini ossuti e sapidissimi dagli odori di cenere e tufo, iodio e zolfo.

Ed un suo interprete sensibile e schietto è Cantine Astroni la cui azienda è situata a ridosso dell’omonimo cratere, formatosi dall’ultima delle tre eruzioni che hanno colpito la zona. “Il focus, in questi anni è stato quello di demarcare sempre più le peculiarità delle singole zone dell’intero areale dei Campi flegrei”, osserva Cristina Varchetta – quarta generazione della famiglia e oggi dedita principalmente alla comunicazione e ospitalità dell’azienda. “Ed è per questo che nelle nostra proprietà – che insiste per un totale di 25 ettari – che abbiamo cercato di esaltare le diverse peculiarità attraverso la produzione di quattro vini frutto di singoli cru”. Tra questi c’è Vigna Astroni – disposta sul versante est – sud est a ridosso dell’omonimo cratere. Una serie spezzettata di tanti piccoli terrazzamenti per un totale complessivo di un ettaro e mezzo, sui quali sono presenti prevalentemente viti di Falanghina e una piccola presenza di viti di uve Piedirosso. E’ un vigneto di circa trent’anni, tutto a piede franco, dove le piante affondano le loro radici su suoli sabbiosi connotati da importanti dotazioni di potassio presenti nel sottosuolo.

E se questo il lascito naturale, il contro altare umano di Cantine Astroni è, poi, il know how e la profonda passione dell’enologo Gerardo Vernazzaro – cugino di Cristina Varchetta – che dopo la laurea in viticoltura ed enologia ed una serie di esperienze sul campo, ha deciso, poi, di far capolinea nell’azienda familiare, ridando un nuovo volto alla viticoltura dei Campi Flegrei. Gerardo lo ha fatto attraverso una viticoltura ragionata e con vinificazioni – che tra sperimentazioni e custodia delle antiche tecniche – hanno saputo mantenere ben saldo una produzione sempre coerente con il territorio. La dimostrazione arriva a Taormina Gourmet. In una verticale storica condotta dalla giornalista Fosca Tortorelli che insieme a Cristina Varchetta ci hanno accompagnato in un crescendo di annate di Vigna Astroni dalla 2014 alla en primeur annata 2019. E ieri come allora – segnando nella 2010 la prima vendemmia di produzione – nulla è cambiato nella vinificazione che vede solo acciaio con sosta sulle fecce fini per oltre dieci mesi. Ciò che è certo è che il lungo affinamento in bottiglia resta la chiave di volta di un vino dalle notevoli potenzialità e prospettive di vita pluridecennali.

LA VERTICALE

Doc Falanghina Campi Flegrei 2014
Un’annata fredda con precipitazioni superiori alla media mostra un calice dal profilo esile, ma non debole. La sua personalità sta in un miscuglio non urlante, ma fine di erbe aromatiche e balsamiche, mentre il sorso rilascia un sapore connotato da una discreta scia sapida in chiara coerenza con l’annata.

Doc Falanghina Campi Flegrei 2015
Il caldo e le poche precipitazioni regalano un frutto a piena maturazione e tale è un calice dalla verve olfattiva preponderante: frutta tropicale e spezie orientali che sanno giocare sulla stessa matrice olfattiva portando nel sorso una linea di spessore lungamente persistente. Tanto è godurioso, quanto decisamente gastronomico.

Doc Falanghina Campi Flegrei 2016
Quanto di meglio si possa sperare in un’annata fredda è quel senso di austerità regale di un calice che definiremo alpino: roccioso e minerale i suoi principali descrittori. Un palato che è un funambolo che sta in piedi per un sorso non solo equilibratissimo, ma di lunga e notevole persistenza.

Doc Falanghina Campi Flegrei 2017
Se si vuole conoscere l’odore di una solfatara questo è il calice più appropriato. La sua matrice decisamente sulfurea offre le esatte coordinate dalle quali proviene. In un sorso di sostanza e di grande salinità sul finale.

Doc Falanghina Campi Flegrei 2018
E’ l’’annata attualmente in commercio. Oltre che ad essere un’annata oggettivamente eccellente. Eccellenza in un olfatto pulito, chiaro e composto tra note di rosmarino, iodio e leggere screziature speziate. Sorso calibrato e preciso. Standing Ovation.

Doc Falanghina Campi Flegrei 2019
En primeur. Vedrà la sua immessa in commercio nella primavera dell’anno prossimo. Ma nel mentre si anticipano gli odori di mela verde e una salinità olfattiva esuberante e vivacissima. E il sorso, per la grande preponderanza acida lascia intravedere una grande capacità di invecchiamento.