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Scenari

Mercosur, la Coldiretti boccia l’accordo. Forti dubbi anche dalla Cia

09 Gennaio 2026
Da sinistra il presidente di Coldiretti Ettore Prandini e il presidente di Cia Cristiano Fini Da sinistra il presidente di Coldiretti Ettore Prandini e il presidente di Cia Cristiano Fini

Resta aperto il nodo della reciprocità. “Quest’accordo così agevola l’export dei prodotti chimici tedeschi verso il Sud America”. Altre proteste il 20 gennaio

Poche ore dopo la firma sull’accordo per il Mercosur (leggi qui), Coldiretti e Cia in qualche modo si sfilano. Due tra le più importanti organizzazioni di agricoltori manifestano forti dubbi. Coldiretti chiama in causa Von der Leyen, Cia annuncia di “mantenere lo stato di allerta”. È il segno che l’impatto dell’accordo sarà difficile da digerire.

Per Coldiretti “c’è un miglioramento sulle clausole di salvaguardia ottenuto dal governo italiano, con il passaggio dal 10% originariamente previsto al 5% della soglia per far scattare la tutela sui prodotti agricoli sensibili. Insufficienti, invece, i requisiti di reciprocità. Il governo italiano ha richiesto il divieto di importazione di prodotti con residui di sostanze vietate in Europa, ma ora è Von der Leyen che deve dare risposte. La reciprocità, insieme all’obiettivo di aumentare i controlli, per Coldiretti rimane un punto essenziale che abbiamo più volte ribadito: chi vuole esportare in Europa deve rispettare gli stessi standard produttivi, ambientali e sanitari richiesti alle nostre imprese agricole”.

E il presidente della Cia, Cristiano Fini, attacca: “La qualità del nostro Made in Italy agroalimentare non si baratta. Per questo, sebbene soddisfatti per la soglia di salvaguardia scesa al 5%, come da noi richiesto, continuiamo a legare il nostro sì all’accordo Ue-Mercosur solo a parità di regole e condizioni e a controlli serratissimi, davvero all’altezza di standard produttivi e sanitari che i nostri agricoltori e allevatori sostengono con responsabilità e sacrifici e che sono dovuti a tutti i cittadini europei”.

“Attenzione – continua Fini – tutta la partita sulla reciprocità è ancora un elenco di promesse e di preannunciate proposte, arrivate dall’ultimo Agrifish in risposta alle nostre pressioni e al lavoro importante fatto dalle nostre istituzioni”.

Per Coldiretti “la presidente Von der Leyen e la sua ristrettissima cerchia di tecnocrati, di cui continuiamo a non fidarci, deve tradurre in regolamenti gli impegni richiesti dall’Italia su un principio di reciprocità valido per tutti gli scambi commerciali e non solo per quelli del Mercosur. Dimostri una volta di capire le esigenze dell’economia reale, tutelando gli interessi veri dei contadini che continuano a voler produrre all’interno del continente europeo e non come altri settori produttivi che hanno preferito delocalizzare. Questo accordo, così com’è – ribadisce Coldiretti – finisce per favorire soprattutto l’industria chimica tedesca, produttrice di fitofarmaci vietati severamente in Europa, che esporta anche nei Paesi del Mercosur e, senza reciprocità, ce li rimanda nel piatto attraverso i cibi, a discapito della salute dei cittadini consumatori europei”.

Coldiretti sottolinea che adesso la palla è totalmente nel campo della Commissione, da cui ci si aspetta un’iniziativa risolutiva in difesa degli standard europei. Prosegue la nostra mobilitazione permanente e, se non ci saranno risposte, saremo a Strasburgo il prossimo 20 gennaio per gridare ancora una volta il nostro “no” a un accordo che, così com’è, è voluto fortemente da Von der Leyen.

Mentre per Cia “non bastano le intenzioni – recita una nota – e l’Italia deve continuare a presidiare l’accordo, come fatto in questi ultimi mesi, isolandolo da qualsivoglia questione geopolitica internazionale che possa minare l’Europa. La sfida è complessa, ma è essenziale ottenere un regolamento stringente e dettagliato che, tanto per cominciare, a fronte di quel 5%, soglia di variazione prezzo-volume per far scattare le indagini, preveda l’attivazione automatica della clausola. Inoltre, servono controlli sulle importazioni di gran lunga oltre il 50% dei prodotti e occorre che sia ferreo l’allineamento agli standard di produzione e fitosanitari, portando allo zero tecnico i livelli massimi di residui contenuti in prodotti come la frutta”.

“Sull’import di carne e riso – precisa Fini – non possiamo permetterci di abbassare la guardia. Non è accettabile che nei nostri mercati entrino prodotti coltivati o allevati con sostanze e metodi vietati in Europa e in quantità che danneggiano il mercato interno. Ne va della salute dei cittadini e della tenuta delle nostre aziende”.

Il Mercosur, sostiene da sempre Cia, è un’opportunità per alcuni settori di punta dell’export, come vini e formaggi, ancor più pensando alle Dop e Igp italiane. In ballo per l’Europa c’è un valore potenziale pari a quasi 5 miliardi e una crescita per il Made in Italy agroalimentare superiore al mezzo miliardo.