È scomparso Pinuccio La Rosa, patron della Locanda di Don Serafino di Ragusa e tra i più importanti ristoratori del Sud Italia. Instancabile animatore di iniziative per rendere più attrattiva e ospitale la Sicilia a un pubblico di qualità, Pinuccio La Rosa è stato anche uno dei fondatori dell’associazione La Sicilia di Ulisse.
Ragusano doc, il suo nome è legato a doppio filo al mondo dell’accoglienza: oltre al ristorante, c’è anche l’hotel che prende il nome dalla Locanda a Ibla e il Lido Azzurro 1953 da Serafino, a Marina di Ragusa, tra i primi stabilimenti balneari della Sicilia sud orientale.
Una laurea in Economia conseguita a Ca’ Foscari di Venezia, un approccio da imprenditore attento ai dettagli, visionario e comunicativo, Pinuccio La Rosa è stato tra i più bravi ristoratori che la Sicilia abbia mai avuto. E la sua Locanda di Don Serafino, oggi una Stella Michelin affidata al talento dello chef Vincenzo Candiano, è tra i ristoranti più belli dell’isola.
La camera ardente è allestita dalle ore 14 di martedi 27 gennaio 2026, nel centro pastorale della parrocchia cattedrale San Giovanni Battista (Piazza San Giovanni) a Ragusa.
I funerali avranno luogo giovedì 29 Gennaio 2026, alle ore 10:30, nella cattedrale di San Giovanni Battista.
Al fratello Antonio e a tutti familiari le più sentite condoglianze da parte di Fabrizio Carrera e della redazione di Cronache di Gusto.
Il nostro ricordo
Adesso che non c’è più perché se n’è andato in una giornata uggiosa e fredda sembra facile poter dire che è stato il ristoratore-imprenditore più bravo di tutti. Ma per fortuna queste cose gliele dicevo tutte le volte che capitava incontrandoci o sentendoci al telefono a commentare i fatti e i protagonisti del dorato mondo del fine dining italiano. Pinuccio La Rosa alle nostre latitudini è stato il più bravo di tutti. Il Richelieu della ristorazione siciliana.
Quando vedevo il suo numero sul mio telefonino – perché degli amici più cari io ricordo il numero a memoria e non lo inserisco in rubrica col nome e cognome – mi preparavo a una telefonata divertente. Con lui era così. E non rispondevo col tradizionale ‘pronto’ ma con la parola ‘eccellentissimo’. Perché era il mio modo per riconoscergli la sua bravura. Lui dall’altra parte del telefono esordiva sempre con qualche battuta, qualche cosa di comico che gli era accaduta. Uno spasso. Poi si parlava di altro senza mai essere banale. Analisi lucide, considerazioni sulla Sicilia dell’accoglienza, commenti, informazioni preziose per noi giornalisti, inviti a qualche sua iniziativa che solitamente era meglio non perdere perché i parterre erano sempre molto intriganti. Come le cene che solitamente organizzava alla Locanda proprio nel mese di gennaio in cui invitava un gruppetto di produttori di vino meritevoli (non tutti lo erano, per lui). Si mangiava, si beveva, si discuteva con un profilo alto. Un modo per colmare il mese più freddo dell’anno e per prepararsi alla nuova stagione. Intelligenza vivace, ironia sferzante, instancabile osservatore, di quelli bravi e di quelli meno bravi, delle cose performanti e delle sbavature per non ripetere gli errori. Si è detto che è stato un visionario. Direi, di più. Per Ragusa poi è stato un volano, il suo contributo nelle organizzazioni professionali è stato determinante per far crescere il sud est della Sicilia come destinazione turtistica.
Ha costruito da un semplice lido a Marina di Ragusa un tempio della ristorazione e dell’ospitalità con l’aiuto del fratello Antonio, il suo alter ego oggi chiamato a prendere per intero il timone di tutte le attività. Prima la Locanda di Don Serafino poi trasferitasi all’interno di una grotta nel cuore barocco di Ragusa Ibla, dopo è arrivato il boutique hotel. E le ville, bellissime, a poca distanza dal lido di Marina di Ragusa.
Se Cronache di Gusto organizzava un evento lui c’era. Quasi sempre. Per me un onore. Nel 2010 abbiamo premiato con il Best In Sicily la Locanda di Don Serafino come Miglior Ristorante. Ci avevamo visto. Me lo ricordo seduto tra le poltrone del teatro Massimo di Palermo durante il Best in Sicily edizione 2017 accanto a Mauro Uliassi perché gli piaceva relazionarsi con quelli molto bravi. Quella sera poi ha conosciuto Oscar Farinetti da cui è nata una bella amicizia. Pinuccio ha avuto anche il grande merito di riconoscere il talento e le professionalità. Vincenzo Candiano, lo chef della Locanda ne è un esempio. E cosa ha fatto Pinuccio? Lo ha coinvolto nella società. Così da fargli condividere successi ed eventuali rischi. Se non è bravura questa…
FC