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Pubblicato in Scenari il 23 Aprile2019

Archiviata l’edizione extralarge di Contrade dell’Etna, si impone una riflessione sul futuro di questa manifestazione ormai sempre più importante per tutto il territorio. 

C’è qualche malumore tra i produttori che non hanno partecipato, quasi una trentina su oltre un centinaio secondo i numeri dell’edizione 2018, perché come è noto Andrea Franchetti, il patron di Passopisciaro, ma anche l’ideatore e l’organizzatore di Contrade, quest’anno ha chiesto un contributo spese di 400 euro più Iva ad ogni cantina. Chi non ha partecipato ha ritenenuto insostenibile o inopportuna la richiesta. Un rifiuto secondo noi esagerato. In fondo va riconosciuto a Franchetti che sull’Etna e per l’Etna ha speso un bel po' di soldi per il bene di tutti. Facendo crescere il territorio. Poi qualcuno ha avuto da ridire sull’idea di spalmare in due giorni la manifestazione aprendo i battenti anche la domenica e non solo il lunedì come è avvenuto nelle undici edizioni precedenti. E comunque nei due giorni sono stati distribuiti circa quattromila bicchieri. Ed è vero che qualcuno non ha preso il bicchiere e va aggiunto agli ingressi. Ma c’è anche chi ha partecipato prendendo il bicchiere sia domenica che lunedì. Fatevi un poco i conti, si tratta di alcune migliaia di partecipanti. Non pochi. Poi c’è chi ha notato una scarsa presenza di giornalisti. Ma visti i mezzi con cui è stato fatto tutto ci è sembrato già meritevole vedere un po’ di colleghi italiani e stranieri aggirarsi tra gli stand. Qualcun altro era stanco per via della stretta concomitanza con il Vinitaly, ma non è del tutto una novità. Accade così da alcune edizioni anche se quest’anno è cominciato tutto la domenica, un giorno prima. Insomma critiche tutto sommato gestibili e risolvibili. Contrade è ormai un evento irrinunciabile per l’Etna. 


(Andrea Franchetti)

Fin qui il ragionamento su quello che e stato organizzato. Ed il futuro? Quella di quest’anno è stata la dodicesima edizione e sono ben lontani gli anni in cui era l’azienda Passopisciaro ad ospitare l’evento. Nel 2007, prima edizione, come ricorda Vincenzo Lo Mauro che lavora gomito a gomito con Franchetti, le cantine furono 36. I numeri oggi sono molto diversi. Ci risulta che Andrea Franchetti sarebbe ben lieto di passare la mano, magari cedendo o concedendo per un periodo ad altri l’uso del marchio Contrade dell’Etna, purché si tratti di qualcuno di affidabile. Dall’altra parte c’è un consorzio di tutela che adesso non potrà ignorare la necessità di fare qualcosa per il territorio. La conquista dell’erga omnes, ovvero la possibilità di chiedere un piccolissimo contributo per bottiglia ad ogni produttore e la possibilità di accedere a fondi comunitari per attività promozionali darebbe adesso, al cda presieduto da Antonio Benanti, quelle risorse economiche per consentire l’organizzazione di un evento o più eventi destinati a promuovere il vino dell’Etna. Ecco allora che la riflessione si fa ampia ed è naturale per noi (grandi sostenitori dell’Etna) suggerire alcune ipotesi per il futuro. È chiaro che qualcosa va fatta. E magari subito perché un anno di tempo, da qui al 2020, non è tantissimo per fare tutto bene. Ed allora ecco le nostre ipotesi.

1) Contrade dell’Etna diventa un evento organizzato dal consorzio dell’Etna Doc. Il cda lo fa proprio grazie ad un accordo con Franchetti. Modalità e luogo della manifestazione vanno reinventate, ovviamente. Probabilmente bisognerà declinare meglio l’aspetto rivolto ai giornalisti e agli addetti ai lavori da quello dedicato al grande pubblico di appassionati. E soprattutto servono più stranieri. C’è spazio per creare nuovo appeal e raccontare l’unicità dell’Etna e dei suoi vini. Questa prima ipotesi è quella probabilmente più coerente rispetto ai tanti protagonisti in gioco.

2) Contrade dell’Etna si apre a nuovi soggetti. Tutto rimane in mano a Franchetti che coordina e dialoga con altri le modalità e gli obiettivi della manifestazione da lui fondata. Ipotesi meno scontata. Ma si potrebbe dare un nuovo impulso all’evento. E Franchetti potrebbe sentirsi un po’ alleviato dagli sforzi organizzativi. Un rischio è quello di affidarsi a soggetti poco capaci di mettere le mani a quanto serve per una edizione di Contrade più ricca e più attraente.

3) Contrade rimane così come è. Nessuna novità. Si rafforza quanto realizzato nell’edizione 2019. Con il contributo di più aziende possibili per non perdere il senso di un evento nato sull’onda della gioia e della spontaneità. Che comunque è un punto di forza. Con buona pace di chi pensa che così come è strutturato serva poco a rafforzare il business. In questo caso il consorzio dell’Etna Doc va per conto proprio. Ed organizza qualcosa di totalmente nuovo magari in un altro periodo dell’anno. Nessuna alleanza con Contrade. Piuttosto un evento che nasca da finalità strettamente B2B e che ricalchi in qualche modo il cliché di tanti altri consorzi italiani con le anteprime in giro per l’Italia. Una formula un po’ stanca che però sull’Etna potrebbe funzionare perché in fondo questo territorio si è appena affacciato sul contesto nazionale ed internazionale ed ha moltissimo da dire. 

Tre ipotesi per il futuro di Contrade. Che poi è come dire tre ipotesi per il futuro dell’Etna del vino. Il dibattito è aperto. Ma serve una decisione. 

F.C.

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