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Pubblicato in Scenari il 31 Agosto 2011
di Redazione

Non avrà lo stesso fascino di uno Chateaux d’Yquem o di uno Chateau La Tour, ma la contrada dell’Etna fissata su di un’etichetta Doc, con la specifica del suo nome proprio, sarà senz’altro una dicitura che aggiungerà appeal ad un vino che già molti estimatori si è guadagnato attorno al mondo.

Sembrerebbe un piccolo dettaglio, ma non lo è. E’ una conquista, un segno di maturità ma anche di dinamismo e di voglia di recuperare il tempo perduto. Tutte queste proprietà qualificative si riferiscono al “Consorzio di tutela della Doc dell’Etna” e al suo presidente Giuseppe Mannino (nella foto) che ha colto l’occasione scovando tra le righe della proposta di modifica del disciplinare di produzione dei vini a denominazione di origine, l’opportunità recitata dall’articolo 7: “La denominazione di origine dei vini “Etna” può essere seguita da indicazioni geografiche aggiuntive riferite ad unità amministrative o contrade, dalle quali provengono le uve, così come identificate e delimitate nell’elenco di cui all’allegato […]”.
Espletate le direttive contemplate dal protocollo di attuazione, che imponeva una rigorosa e chiara mappatura catastale delle contrade etnee, ora Mannino si trova ad un passo dall’annuncio di questa concessione che già da oggi poteva risultare operativa se un errore di battitura di distratti funzionari non avesse storpiato il nome di sette contrade. Ma già prontamente corrette e rispedite all’approvazione definitiva da parte del Comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle Denominazioni di origine programmata entro il mese di settembre. Saranno così circa una sessantina le aziende che potranno usufruire di questo valore aggiunto, oggi ancor più ottimizzato da certi strumenti di comunicazione quale può rappresentarlo l’evento “Contrade dell’Etna” organizzato da Andrea Franchetti patron dell’azienda “Passopisciaro” e che richiama sul vulcano giornalisti e appassionati. E saranno le prime e anche le uniche visto che sino ad oggi altre domande di attuazione non risultano pervenute all’assessorato regionale per la preventiva autorizzazione dell’invio alla Commissione vini presieduta da Giuseppe Martelli. Circa centotrentatrè sono le contrade censite col criterio catastale in attesa che il lavoro di zonazione, inteso nel senso ampelografico, venga espletato dalle Soat che già, in verità, hanno portato a termine uno studio finalizzato all’individuazione dei migliori cloni dei vitigni siciliani. Le contrade più conosciute dell’Etna si trovano nel versante nordest, ma i veri cru o i prodotti di nicchia arrivano da un segmento legato si alle caratteristiche delle contrade ma di ogni punto cardinale e non certo da un particolare versante o della sua esposizione. La qualità attestata nasce sempre e comunque dall’intimo rapporto fra territorio, vitigno e lavoro dell’uomo. Quell’uomo che a giorni si sentirà presto maggiormente gratificato da un carattere più spiccatamente identitario dopo che avrà legato il nome del suo vino più ad una contrada che non genericamente ad un vulcano. Seppur questo sia l’Etna. Che non è poco.

Stefano Gurrera


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