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Vent’anni da “wineteller” e non sentirli: così Rosa racconta i prodotti dell’Etna ai turisti

17 Marzo 2022
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A Linguaglossa, in provincia di Catania, sul versante Nord dell’Etna, Rosa D’Agostino è una di quelle persone che si potrebbero definire “Wineteller”. Un’imprenditrice che da esattamente vent’anni comunica il territorio nella sua enoteca “Il vino della Rosa”, attività iniziata il 17 Marzo 2002. Un garage di via Roma diventa fucina di un progetto in cui Rosa ha creduto e che non le ha di certo risparmiato critiche: “Ero iscritta alla facoltà di Giurisprudenza – racconta D’Agostino – e in quel periodo la Regione siciliana aveva promosso un progetto per aiutare i ragazzi ad avviare delle attività. Io ho colto l’occasione pensando così di iniziare a lavorare. Poi il mondo del vino mi ha assorbita e ho abbandonato l’università con buona pace dei miei genitori. Qualcuno mi ha detto pure che ero fuori luogo. Alcune critiche mi hanno inizialmente demoralizzata, altre sono state un input”. Vent’anni, a seconda dei punti di vista, possono sembrare pochi. Ma non troppo. Ne è passato infatti di tempo da quando allora, come racconta Rosa, c’erano solo sei aziende: Benanti, Barone di Villagrande, Scilio, Murgo, Cottanera, e Patria. Quest’ultima si chiamava in origine Torre Palino.

I turisti alla scoperta del paesaggio etneo hanno mostrato da sempre un certo interesse per i prodotti dell’enogastronomia locale e pian piano sono iniziati ad arrivare gli outsider curiosi e affascinati dall’Etna. Venuti qui per capirne l’unicità. Un periodo in cui anche quelli che adesso sono “grandi” e hanno ramificato le aziende avevano maggiore disponibilità di tempo da impiegare nel contatto e nelle relazioni umane. Un contatto che, di contro, il lavoro ha fatto sì che venisse meno: “I produttori come Frank Cornelissen e Marco de Grazia sono stati innovazione e traino, venivano spesso qui perché erano curiosi. Rispetto al resto della Sicilia, l’Etna era un po’ indietro, c’era più richiesta di alloctoni come Chardonnay e Syrah. Loro erano curiosi di tutto, e dalla curiosità nasceva sempre un grande confronto e un bel dialogo. Adesso tutti i produttori sono molto impegnati ed è venuto meno quell’aspetto friendly. Mi piaceva moltissimo il contatto, il produttore, rapporto più diretto. Ho un po’ di nostalgia di quel periodo”.
Il vino della Rosa racchiude nel cassetto della memoria quell’iniziale fermento che ha portato negli anni a quella crescita che oggi conosciamo, e a quell’energia magnetica che ha attratto produttori e appassionati di tutto il mondo: “L’Etna ha energia e fascino. Se ti conquista subito, come è accaduto a me, senti poi l’esigenza di trasmettere queste vibranti sensazioni”, afferma l’imprenditrice.

Un cassetto quello di Rosa ricco di aneddoti e pensieri dal sapore malinconico ed emozionante allo stesso tempo. Ricorda delle cene con Alice Bonaccorsi (Valcerasa), Graci, de Grazia e altri, dove ciascuno portava un vino e lo si commentava. O di quando Cornelissen voleva che si aprissero diverse referenze per poi farle assaggiare anche a chi passava davanti la bottega. Il vino, insomma, come valore conviviale e volano di esperienze: “Proprio due settimane fa sono stata a visitare Tenuta delle Terre Nere. Abbiamo ricordato quei tempi e di quando de Grazia mi portò in enoteca il suo primo Etna rosso. Penso anche a Cottanera, quando inizialmente produceva solo vino sfuso, e poi pian piano grazie alla visione di famiglia e all’enologo hanno iniziato a investire. Furono loro che mi fecero fare le prime visite in vigna e in cantina per capirne di più. Andavo spesso a comprare il vino anche da Barone di Villagrande, anche loro sono stati per me dei maestri. Nicolosi mi regalava sempre libri e mi raccontava sempre qualcosa che non conoscevo. Lo devo ringraziare. Oggi le aziende sono rappresentate dagli agenti, e adesso sono loro che vengono da me. Ma è giusto anche così, ognuno fa il suo lavoro. Siamo cresciuti tutti. L’importante che il passo avanti non faccia venire meno la qualità. Ognuno si deve distinguere con qualità, dobbiamo rimanere nicchia”.

Nella sua enoteca Rosa accoglie soprattutto clienti stranieri. Sono curiosi, spiega, puntano più sulla qualità che sul prezzo: “Questo genere di clientela è un passo avanti rispetto a noi. Hanno una cultura maggiore del vino. Per noi ancora è visto come un prodotto da tavola, da accompagnare al cibo. Per molti stranieri invece, sempre più informati e curiosi, il vino è una bevanda da degustare anche in hotel prima o dopo cena”. Un buon riscontro da parte di tutti sembrano ricevere i vini rosé e gli spumanti, consigliati dalla stessa Rosa a seconda che si voglia uno spumante più gastronomico o qualcosa di più delicato. Menzione speciale anche per i distillati del territorio, soprattutto per grappe e gin, miele e conserve, spezie e cioccolato di Modica, e l’olio: “Sta andando moltissimo – afferma – e come gli altri in passato hanno dato una mano a me io cerco di dare una mano ai piccoli produttori di olio. Come per il resto ne faccio assaggiare più di uno, li racconto e li spiego così che possano essere i clienti a scegliere. Io più che vendere racconto”. Il segreto di Rosa D’Agostino è proprio questo: raccontare per affascinare. Dietro a un’etichetta c’è sempre una storia che merita attenzione, per questo – spiega – il prezzo è sulla capsula: “Quando il cliente entra il mio compito è far sì che il vino possa essere per loro affascinante. Devono concentrarsi sulla bottiglia e non sul prezzo. È il racconto e la storia che c’è dietro che ne giustifica il valore di anno in anno. Ed è giusto che chi entra qui assaggi quello che vuole acquistare. Io propongo sempre questi assaggi gratuiti e invito sempre a visitare le realtà nei dintorni per capire ancora più a fondo”.

Il vino della Rosa
via Roma, 116 – Linguaglossa
T. 095 643134
www.ilvinodellarosa.it
Chiuso: lunedì mattina
Orari: dalle 9,30 alle 13 e dalle 16 alle 20,30
Ferie: variabili
Carte di credito: tutte
Parcheggio: no