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Pubblicato in Scenari il 30 Ottobre 2017
di C.d.G.

Compie 30 anni la parola "Slow Food" e con essa l'intuizione di Carlo Petrini di un movimento nato come Arcigola e che poi, sotto il simbolo della chiocciola, ha fatto tanta strada sia in Italia che su scala globale. 

Sono passati tre decenni da quando il 3 novembre 1987 "Il Gambero Rosso", all'epoca supplemento settimanale del quotidiano "il Manifesto", pubblicava il Manifesto Slow-Food. Quell'inserto debuttava con molte firme prestigiose, oltre a quelle di Carlo Petrini e Stefano Bonilli (fondatore del Gambero Rosso) - che dirigevano insieme quelle pagine - e del direttore Valentino Parlato, di intellettuali e dirigenti politici: Folco Portinari (che materialmente scrisse l'appello), Dario Fo, Francesco Guccini, Gina Lagorio, Ermete Realacci, Sergio Staino, come ricorda ora il libro "Slow Food - Storia di un'utopia possibile" di Carlo Petrini in conversazione con Gigi Padovani.

Nel tempo, accanto alla chiocciola nel logo dell'associazione fondata a Bra, si è perso quel trattino che univa il cibo all'idea di lentezza e soprattutto di consapevolezza ma non l'idea. Sono milioni i contadini, gli artigiani, i vignaioli, i cuochi, i pescatori e gli studenti dell'Università di Scienze Gastronomiche, partecipi alle iniziative sotto lo slogan "Buono, pulito e giusto", inventato nel 2005 ancora una volta da un leader come risulta essere a livello internazionale Petrini, nominato "Ambasciatore Speciale della Fao in Europa per Fame Zero". Di fatto un influencer ante litteram, protagonista carismatico di appuntamenti, come il Salone del Gusto e Terra Madre, che non sono più eventi per gourmet, ma un atto sociale, politico ed economico.

Anche se nell'ultimo periodo non sono mancate le polemiche. Come quella di Daniele Cernilli, alias Doctor Wine (leggi qui).

C.d.G.


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