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Pubblicato in Scenari il 03 Giugno2021
Alessandro Dettori, Dario Stefàno e Attilio Scienza

di Alessia Zuppelli

“Tutela, sviluppo e competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell’acquacoltura con metodo biologico” sono le disposizioni del disegno di legge sull’agricoltura biologica approvato già nel 2018 alla Camera dei Deputati, e da pochi giorni al Senato della Repubblica.

In attesa di una terza lettura a Montecitorio diverse sono state le opinioni da parte del mondo scientifico e politico, e non di meno da quello del sistema mediatico, che hanno espresso perplessità e avanzato anche aspre critiche riguardo il punto 3 del ddl in questione in cui si indica che: “il metodo di agricoltura biodinamica, che prevede l'uso di preparati biodinamici e specifici disciplinari, applicato nel rispetto delle disposizioni dei regolamenti dell'Unione europea in materia di agricoltura biologica, è equiparato al metodo di agricoltura biologica”. Proprio il termine biodinamico ha fatto sì che diverse testate giornalistiche abbiano illustrato il metodo che si rifà agli insegnamenti di Rudolf Steiner, diffusi nel primo ventennio del secolo scorso, come pratica magica ai confini della stregoneria. Titoli e opinioni ai quali ha fatto eco una lettera inviata da un gruppo di scienziati ai Senatori nella quale si scongiura di finanziare con i soldi pubblici una "pratica esoterica opposta e inconciliabile con qualunque dato scientifico (…)”.

La domanda che sorge spontanea è quale siano davvero le intenzioni del disegno di legge in materia, e rispondere ai seguenti quesiti: se davvero lo Stato intenda finanziare l’agricoltura biodinamica, se l’agricoltura biodinamica possa essere equiparata a quella biologica, e il motivo per il quale questo punto abbia così tanto suscitato l’attenzione dei media. In merito al primo punto, di seguito le principali indicazioni.

Istituzione di un marchio biologico nazionale, che può essere richiesto su base volontaria e di proprietà esclusiva del Mipaf e fornire ulteriori parametri di garanzia svolti da soggetti di controllo, istituzione di un fondo per lo sviluppo della produzione biologica, ampliamento dei distretti biologici in ottica interregionale al fine di garantire la tutela degli eco sistemi che consentano di sviluppare l'agricoltura e l'economia dei territori rurali, valorizzazione della biodiversità, piattaforme digitali di informazione riguardo il tracciamento e la qualità dei prodotti, educazione, anche ambientale e alimentare, con particolare riferimento alla ristorazione collettiva, incremento e mantenimento della fertilità naturale del terreno e l'uso di metodi di conservazione, confezionamento e distribuzione rispettosi dell'ambiente. Resta, a ogni modo, da sciogliere il nodo indicato dal legislatore sull’opportunità di equiparare due diversi e distinti metodi, quali l’agricoltura biologica e biodinamica.

In tal senso, il biodinamico è un tema giudicato “spinoso” da Attilio Scienza, il quale contattato telefonicamente dichiara: “Bisogna fare delle considerazioni che vanno al di la delle metodologie. Se noi le giudichiamo da un punto di vista scientifico queste non possono essere ricondotte a metodo scientifico. La biodinamica va oltre. Molto spesso si valuta come evoluzione del metodo biologico ma non è comparabile e misurabile. Se fossi un produttore biologico mi sentirei in crisi se mi sentissi paragonato a un biodinamico. La biodinamica introduce elementi diversi rispetto al biologico dunque il paragone o l’evoluzione non è corretta. Sono cose diverse. In comune hanno solo il termine “bio” che complica la comprensione, e di conseguenza anche per un consumatore diventa problematico. Bisogna stare attenti a enfatizzare, a dare informazioni sbagliate”.

Chiarito questo alla domanda sull’opportunità del finanziamento specifico all’agricoltura biologica, ed eventualmente biodinamica, il Professore non ha dubbi: “Ciascuno potrà fare o comunicare quello che si vuole. Ma non è corretto dare un contributo, finanziato con soldi pubblici, a questo tipo di agricoltura. Ognuno lo faccia con i suoi mezzi. Bisogna semmai sostenerla con delle convenzioni. E’ come se chi scegliesse di fare bio abbia un diritto a un certo riconoscimento. La viticoltura biologica ad esempio – e conclude – la fanno in tanti ma nei fatti i numeri dimostrano che le etichette di vino bio sono molto di meno”.

Anche per Dario Stefàno, Senatore del Partito Democratico componente della Commissione Agricoltura e produzione agroalimentare, nonché produttore vitivinicolo in Puglia “il termine biodinamico apre una questione”. Come evidenziato dal Professore Scienza il punto è l’equiparazione dei due metodi: “Non ho difficoltà ad ammettere che, forse, la criticità del disegno di legge, soprattutto per chi lo vuole leggere solo in una direzione contraria, è nell'iniziale enunciazione del principio di equiparazione di metodi di produzione basati su preparati e specifici disciplinari con il metodo dell'agricoltura biologica, definendo espressamente tra questi quello dell'agricoltura biodinamica. Questo principio, tuttavia, non può estrinsecarsi nel concreto in modalità equivoche, poiché il regime della produzione biologica in Italia è rigidamente ancorato a regolamenti che ne disciplinano tutti gli aspetti, da quello delle sementi, ai metodi di produzione, fino all'etichettatura. A conferma di ciò, nel disegno di legge non si riportano mai - né potrebbe essere altrimenti - elementi specifici di applicazione concreta a tali metodi, tranne che un generico richiamo all'articolo 8 su sementi di varietà adatte anche all'agricoltura biodinamica”. Si ricordi che precetto fondamentale dell’agricoltura biodinamica è la fertilità del terreno e la sua integrità dal punto di vista biologico e chimico. Questo scopo può essere perseguito con rame e zolfo, come con altri metodi più “folkloristici” così come definiti da Scienza come il Cornoletame. Ciò indicato il vero punto sarebbe quello di continuare a sostenere l’agricoltura biologica sulla base di indicazioni scientifiche entro la cornice di provvedimenti normativi di più ampio respiro, come quello europeo, oltre che nazionale. “Gli stessi obiettivi del Piano d'azione nazionale, di cui si parla all'articolo 7 del disegno di legge – prosegue il Senatore Stefàno - lasciano poco spazio a elementi diversi da quelli su cui si fonda la realtà dell'agricoltura biologica in Italia. Anzi, lo specifico obiettivo di incentivare e sostenere la ricerca e l'innovazione in materia di produzione biologica, specificato nell'articolo 11, conferma la direzione della norma verso un approccio inequivocabilmente scientifico”.

Come mai, dunque, l’attenzione dei media sul tema? Alessandro Dettori, vignaiolo “naturale” sardo risponde così: “C’è stato un grande equivoco, ma forse è stato un volere cavalcare un’onda mediatica visto oggi che si vive di hahstag e thread. Lo Stato non da neanche un euro all’agricoltura biodinamica in quanto tale, ma nella legge si precisa che i denari andranno a chi avrà un sistema di certificazione dell’unione Europea. Niente soldi agli stregoni insomma, dal momento che chi fa biodinamica nel 99% dei casi ha una certificazione bio”. A sollevare la questione del finanziamento è stata la Senatrice Elena Cattaneo, la quale a Palazzo Madama ha dichiarato: “Se quest’equiparazione restasse esplicita (non ci può essere alcun fraintendimento sul suo significato), enti e portatori di interesse potrebbero organizzare corsi e progetti incentrati sull’esoterismo biodinamico con i soldi dei cittadini italiani. Grazie ai fondi previsti dalla legge si potrebbero creare attività e istituire insegnamenti, con tanto di crediti formativi, sulla profondità migliore a cui sotterrare le vesciche di cervo, sulla direzione giusta con cui mescolare il letame o su come meglio orientare la vacca al pascolo perché catturi raggi cosmici”.

Disappunto da parte di Dettori su queste parole. Chiarendo che per lui la biodinamica è un metodo scientifico agricolo e “su di questo sono disposto a discuterne”. E aggiunge: “Per me ha poca credibilità chi parla di agricoltura senza avere alcuna competenza specifiche in materia. Ricordo bene gli interventi in Senato dell’onorevole Elena Cattaneo a favore dell’utilizzo del glifosate. Pertanto niente di strano, i conti tornano”. A un attento esame, scorrendo fra le righe, non si evince che il disegno di legge sull’agricoltura biologica vada verso la negazione dei dettami delle scienze agrarie per sposare approcci legati alla “pseudoscienza”, bensì appare volto a rafforzare e declinare su territorio nazionale l’orientamento già tracciato dalla normativa europea sin dal 1991 in materia di produzione biologica. Orientamento che trova un riscontro importante sia da parte dei produttori impiegati nell’agroalimentare, attenti al processo produttivo e alla sicurezza alimentare, sia da parte dei consumatori sempre più “green oriented”, come dimostra il boom del settore per un volume stimato dall’Ismea, al giugno 2020, di 3.3 miliardi. Come precisato anche dai nostri intervistati il tema non è solo la distrazione terminologica, piuttosto l’offrire una informazione corretta su questioni rispetto ai quali poco si discute e altrettanto poco si argomenta. Appare innegabile che se da una parte i prodotti frutto di agricoltura biologica, come quella biodinamica, trovino approvazione da parte dei consumatori è altrettanto vero che spesso, si pensi al vino, sono proprio gli stessi consumatori a lasciarsi distrarre molto più dai termini o dai loghi più che dalle specifiche qualità organolettiche. Fra scienza e fede, nella e della nostra agricoltura, non resta che occuparsi, dunque, più di quell’educazione agroalimentare, menzionata nel ddl, che – citando il Senatore Stefano – di battaglie ideologiche al contrario. Starà a ciascuno, poi, scegliere se curarsi attraverso la medicina classica o omeopatica.

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