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Pubblicato in Scenari il 17 Maggio2022

Il vigneto italiano torna a crescere.

E' quanto emerge da dati elaborai dall'osservatorio Iuv e riportati da Carlo Flamini in un articolo del Corriere Vinicolo. Secondo le stime il vigneto italiano sfiorerà 680.000 ettari, equivalenti a una crescita dell’1% sul 2021, ovvero 3.500 ettari in più. Il sistema autorizzatorio, che nel 2021 ha messo in circolo ulteriori 6.760 ettari, continua quindi a sostenere la volontà dei viticoltori italiani di espandere le proprie superfici coltivabili a vite (+32.000 ettari dal 2016, anno della sua introduzione). Lo scorso anno il rapporto tra vigneti estirpati e nuovi impianti era quasi zero: a fronte di 11.800 ettari tolti ne sono stati reimpiantati 11.300. Insomma, come dice Flamini "il vigneto italiano è formalmente ritornato ai valori del pre-riforma Ocm, quella che per tre anni dal 2009 consentì la buonuscita a quei viticoltori che desideravano abbandonare, portando a una perdita secca di oltre 31.000 ettari". Ma i nuovi vigneti, più che al paesaggio, guardano al business e quindi ai possibili affari che si possono fare. Vero è, prosegue l'articolo, che si è spiantato molto in zone collinari e altamente vocate (Centro e Sud Italia per esempio, ma anche Nordovest e parte del Nordest, come Emilia Romagna), e si è via via scesi in pianura, dove le condizioni produttive permesse dalla meccanizzazione hanno spinto verso una viticoltura più industrializzata: se nel 2000 il 70% del vigneto era collocato nelle regioni del Centro-Sud, 20 anni dopo questa quota si è ridotta di 10 punti, con la progressiva crescita del Nord-est, che è passato da 170 a 200.000 ettari, il 30% del totale. Nordest che rimane il polo d’attrazione dei nuovi investimenti in vigna: solo nell’ultimo anno sono stati impiantati poco meno di 1.500 ettari, ma il saldo dal 2016 dice +20.000. Segue il Sud, con +1.200 ettari nel 2022 e saldo sul 2016 a +7.600 ettari. Specularmente a questi valori, le prime tre regioni – Veneto, Sicilia e Puglia - oggi cubano per circa il 40% del totale delle superfici a vite, con un’estensione del vigneto di poco inferiore a 290.000 ettari.

Le regioni del Centro nel 2022 hanno registrato 640 ettari aggiuntivi, che portano il saldo dal 2016 a +2.600, mentre più debole l’andamento del Nordovest, sia anno su anno (+180 ettari), sia sul lungo periodo, con poco meno di 1.650 ettari aggiuntivi. A guardare le singole regioni nei vari areali - prosegue l'articolo - le cose non sono tuttavia uniformi: rimanendo a Sud, e detto di una Puglia ormai stabilmente sopra i 90.000 ettari grazie alla crescita smisurata del Primitivo (+3.800 ettari dal 2016, di cui 240 nel 2022), l’altro grande incubatore – la Sicilia – vede un riallineamento ai valori pre-estirpazioni, con un saldo dal 2016 seppur di poco negativo ma una crescita nell’ultimo anno tra le più robuste in termini fisici (450 ettari, equivalenti a +1%). Altra grande regione del Sud in forte crescita è l’Abruzzo, che pur avendo registrato poco meno di 200 ettari di saldo positivo nel 2022, sul 2016 ha visto crescere i vigneti di oltre 2.400 ettari, che hanno riportato la regione a sfiorare quota 35.000, livello pre-Ocm. Positivi i saldi annui per Campania (+130 ettari) e Sardegna (+117), anche se quest’ultima dal 2016 è riuscita a recuperare 700 ettari contro i 450 dei campani. A Nordest, il Veneto è stato capace di fare spazio a 14.000 ettari di nuovi impianti fra 2016 e 2022, con +300 ancora nel 2022, che fanno di questa regione la primatista assoluta con una quota sul totale del 15% (era al 9% nel 2000). Segue, ovviamente perché interessato dalla crescita del Prosecco, l’areale del Friuli Venezia Giulia, che ha incamerato ulteriori 300 ettari quest’anno, portando il saldo dal 2016 a +4.300 ettari, e poi l’Emilia, anch’essa attesa in forte espansione nell’ultimo anno (+650 ettari), grazie soprattutto all’aumento delle superfici destinate a Pignoletto nell’areale di pianura.

Nelle due province autonome, la più “frizzante” è Trento, che dovrebbe incamerare altri 240 ettari quest’anno, dovuti a riconversioni di meleti nelle valli meno redditizie per questa coltivazione. Sul lungo periodo invece performance parificate con Bolzano, intorno a 240 ettari supplementari. A Nordovest, in crescita il Piemonte, sia nell’anno corrente (+400 ettari) sia sul lungo periodo (+830), mentre la Lombardia negli ultimi tre anni ha arrestato, anzi invertito la curva di crescita, e si dovrebbe confermare l’unica regione a segnare un saldo passivo (-240 ettari circa, che spingono in basso anche il guadagno dal 2016, a 740). In Centro Italia, è attesa in forte crescita la Toscana (+360 ettari, con saldo dal 2016 a +2.000), mentre trend di ripresa si registra nelle Marche, attesa a un aumento di altri 200 ettari nel 2022, con ulteriore saldo attivo sul 2016 di +940 ettari. Fermi invece i vigneti laziali, che confermano il segno negativo sul lungo periodo (-340 ettari), mentre resta sostanzialmente stabile l’Umbria.

C.d.G.

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