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Pubblicato in Scenari il 19 Marzo 2020
di Giorgio Vaiana

C'è lo sconforto del momento, certo. Ma c'è anche l'ottimismo del futuro. Ancora non si vede la luce in fondo al tunnel. E tutto lascia pensare che saranno mesi difficili. Per l'intero comparto del vino italiano.

Interessante analisi quella proposta da Michèle Shah giornalista di The Drink Business. Nel suo lunghissimo articolo (leggi qui), Shah presenta l'Italia del vino ai tempi dell'emergenza covid-19 meglio conosciuto come coronavirus. Sentendo il parere di alcune delle personalità più importanti del mondo enologico italiano. Secondo Francesco Ricasoli, patron del Castello di Brolio nel Chianti Classico "per fortuna c'è una forte empatia per il vino italiano e il mondo sta iniziando a rendersi conto che il coronavirus è un problema di salute globale". Se, quindi, le spedizioni del vino italiano (per il momento) reggono, il problema riguarda un altro settore strategico: quello dell'enoturismo. "Il rischio è una recessione globale che è già iniziata - afferma Ricasoli - L'enoturismo, particolarmente importante per la Toscana, è già completamente bloccato e ciò che si perde è perso per sempre, non recuperabile nei prossimi mesi. Le conseguenze economiche e finanziarie metteranno in ginocchio alcune aziende".

Vuole pensare positivo Giancarlo Moretti Polegato, presidente di Villa Sandi: "Pensiamo positivivamente a quando torneremo lentamente alla normalità. Abbiamo avuto grandi aspettative per il turismo quest'anno, visto che la nostra è una nuova destinazione con il marchio Unesco. Ma tutti coloro che hanno prenotato per venire sulle nostre splendide colline hanno dovuto cancellare. Adesso stiamo pensando a diversi modi per rimodellare parte delle nostre attività commerciali promuovendo tour virtuali online della cantina e della Villa, anche se questo non potrà mai sostituire la vera esperienza". Innocente Nardi, presidente del Consorzio Prosecco Superiore Conegliano Valdobbiadene Docg assicura che un flusso regolare di Prosecco viene spedito verso i paesi esteri. E lo stesso consorzio è in questo momento impegnato in varie campagne sociali e webinar per soddisfare le esigenze e gli obiettivi dei singoli mercati, al fine di mantenere la loro presenza nei mercati sia con la stampa che con i consumatori. Con quasi 400.000 visitatori ogni anno, le cantine di Conegliano Valdobbiadene hanno implementato varie strategie per connettersi con i loro clienti, tra cui la spedizione di vini ai clienti attraverso l'e-commerce e l'aggiornamento dei clienti con le loro notizie attraverso siti web interattivi.

Ma mentre le consegne nazionali e il consumo stanno diminuendo, le cantine italiane continuano ad esportare prodotti nonostante alcuni ritardi. Quanto durerà è difficile da dire, perché dipende dall'effetto domino della chiusura di ristoranti, pub, negozi che sta avvenendo da un paese all'altro. Secondo Renzo Cotarella, le spedizioni di Marchesi Antinori verso l'estero sono in difficoltà. Il trasporto su ruote presenta il problema aggiuntivo delle lunghe code, oltre la sicurezza dei conducenti e possibilmente l'osservanza della quarantena. "La nostra distribuzione comprende circa 100 paesi e si basa su vendite commerciali che variano dal 60% all'80% - dice Gaia Gaja, proprietaria con il padre Angelo della celebre cantina piemontese Gaja - Prevediamo una caduta, ma questo non ci spaventa. Non tutti i mercati si trovano nella stessa situazione. Per esempio alcuni mercati asiatici sono in una fase di lenta ripresa. I nostri importatori asiatici hanno registrato solo un calo delle vendite del 10% nel settore commerciale, mentre stiamo vedendo che i mercati degli Stati Uniti e dell'Europa stanno entrando in una fase più critica".

Un'altra questione dibattuta il Italia tra i produttori riguarda il Vinitaly 2020 che è stato spostato al 14-17 giugno 2020 in attesa che il prossimo 3 aprile si decida cosa fare definitivamente. Piero Mastroberardino, proprietario dell'azienda vitivinicola Mastroberardino in Campania e presidente del Gruppo Federvini e dell'Istituto del Vino Italiano di Qualità, nonché membro di Grandi Marchi, ritiene che le condizioni dovute al coronavirus non favoriscano un simile evento a giugno. "Questa emergenza sanitaria sta ancora esplodendo in molti paesi del mondo - dice - I voli sono stati cancellati, gli imbarchi chiusi e il commercio non penso che viaggierà tranquillamente nei prossimi mesi, almeno non fino a quando sarà sicuro che siamo liberi dalla pandemia. Ed è improbabile che ciò accada nelle prossime settimane". "Per quanto riguarda le conseguenze del coronavirus per il futuro del vino italiano, è difficile fare previsioni - afferma Renzo Cotarella - Tuttavia, considerando le crisi passate che abbiamo avuto come lo scandalo del metanolo, l'attacco alle torri gemelle e la crisi economica del 2008, le abbiamo superate e supereremo anche il covid-19. Credo che il vino abbia un grande vantaggio. È piacevole e conviviale e sarà sempre apprezzato dalle persone che vogliono condividere un'esperienza".

Anche Gaia Gaja prevede un futuro luminoso per il vino italiano: "L'Italia sopravviverà e le sue esportazioni sono destinate a crescere grazie ai suoi prezzi di esportazione competitivi e al suo eccellente rapporto qualità-prezzo - dice - Noi siamo stati la prima nazione europea a essere colpita da covid-19, ma saremo anche la prima nazione a riprendersi. In tutte le situazioni critiche si vede l'efficacia del modello italiano, con le sue imprese familiari, un modello più flessibile e più incline a fare sacrifici quando necessario. L'Italia prevarrà ancora una volta".
C.d.G.


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