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Pubblicato in Scenari il 26 Giugno 2020
di Giorgio Vaiana
Ivan Bortot, Davide Frascari e Claudio Biondi

 

Una prima, fondamentale e decisiva tappa lungo il percorso che porterà alla nascita di un unico grande Consorzio, tra Modena e Reggio Emilia, in grado di rappresentare e valorizzare le tante denominazioni di origine di uno dei più popolari e famosi vini italiani nel mondo: il Lambrusco.

I Consigli di Amministrazione del "Consorzio Tutela del Lambrusco di Modena", del "Consorzio per la Tutela e la Promozione dei Vini Dop Reggiano e Colli di Scandiano e Canossa" e del "Consorzio di Tutela Vini del Reno Doc" , hanno espresso, all'unanimità, parere favorevole alla fusione per incorporazione, a partire dal prossimo anno, per far sì che nasca un unico grande soggetto consortile: il Consorzio Tutela Lambrusco. "Il Lambrusco è indubbiamente, nei numeri, uno dei vini immagine dell'Italia. È un grande universo rappresentato da differenti vitigni, territori e colori. Questa diversità, che ci contraddistingue e rappresenta, dobbiamo trasformarla anche in una grande ricchezza per tutti i produttori che contribuiscono a renderla viva ogni giorno" commenta Giacomo Savorini, direttore dei Consorzi che oggi tutelano il vino lambrusco. "Penso che questo primo passo verso un unico soggetto consortile a tutela del Lambrusco a Denominazione di Origine Controllata ci consenta di poter raggiungere, finalmente, l'obiettivo di poterci rivolgere, agli occhi del consumatore finale, in modo coeso e uniforme, valorizzando ancora meglio le singole ricchezze delle diverse denominazioni".

Il prossimo passaggio vedrà i singoli produttori dei Consorzi riunirsi in altrettante Assemblee al fine di esprimere il loro parere. "Non si tratta di un'operazione che intende perseguire un risparmio di costi" sottolinea Claudio Biondi, presidente del Consorzio di Tutela del Lambrusco di Modena. "La fusione per incorporazione avviene tra soggetti che già da alcuni anni hanno messo a fattor comune, condividendoli, tutti i rispetti servizi amministrativi, tecnici e direzionali. Ora si tratta, invece, di fare un ulteriore passo in avanti, per condividere altri fattori, a partire dalle strategie di comunicazione ed a progetti di promozione internazionale". "Vogliamo andare oltre i singoli campanilismi territoriali che hanno segnato la storia del passato - aggiunge Davide Frascari, presidente del Consorzio per la Tutela dei Vini Doc Reggiano e Colli di Scandiano e di Canossa -  Ora devono essere messi da parte per lasciar spazio ed un'unione di intenti che consentirà a tutte le denominazioni del Lambrusco trarne grande beneficio".

Il futuro nuovo Consorzio Tutela Lambrusco rappresenterà circa 1,3 milioni di quintali d'uva, per la stragrande maggioranza di Lambrusco, anche se includerà altri vitigni. Se da una parte rimarrà l'assoluta indipendenza decisionale delle singole denominazioni rappresentate dal nuovo Consorzio, dall'altro ci sarà una stretta collaborazione con il Consorzio Tutela Emilia, associazione interprofessionale che tutela e valorizza l'Igp "Emilia" o "dell'Emilia". "I tanti territori del lambrusco e i vari anelli che compongono questa articolata filiera riusciranno attraverso questo nuovo Consorzio a condividere molte attività promozionali che ci consentiranno di valorizzare le nostre denominazioni sia in Italia che nel mondo" conclude Ivan Bortot, Presidente del Consorzio di Tutela Vini del Reno DOC. "È un'operazione che guarda al futuro, a quando parleremo tutti l'unica lingua del Lambrusco". Tutti i consociati, ora, hanno due mesi di tempo per interrogare i relativi consorzi in merito alla fusione per incorporazione e a settembre saranno convocati all'interno di un'assemblea plenaria sovrana che dovrà definitivamente votare l'intera operazione.

C.d.G.


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