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Pubblicato in Scenari il 05 Ottobre2021
Valentino Di Campli

di Emanuele Scarci

Vendemmia in calo mediamente del 15% e prezzi destinati a rafforzarsi nel finale d’anno.

"Il maltempo in primavera e la siccità in estate hanno finito con il penalizzare la produzione – sottolinea Valentino Di Campli, presidente del Consorzio del Montepulciano d’Abruzzo Doc nel corso di Milano wine week – Presto i prezzi nella grande distribuzione dovrebbero recepire gli aumenti di listino, stante il fatto che non posso essere riassorbiti dalle catene commerciali. Il Montepulciano di fascia alta invece credo che non subirà aumenti apprezzabili". A oggi la vendemmia è in pieno corso. L’80% del Montepulciano è ancora da portare in cantina, mentre del Trebbiano è rimasto qualcosa da raccogliere. Il posto in cantina non manca: le giacenze del Montepulciano d’Abruzzo sono stabili intorno a 1,2 milioni di ettolitri contro una produzione annua media di 800 mila ettolitri cioè circa 107 milioni di bottiglie. "L’aumento dei listini – commenta Di Campli – sarà una boccata d’ossigeno, ma non risolve il problema strutturale del Montepulciano. Abbiamo molte bottiglie a basso prezzo, cioè non adeguato al valore. Ma indubbiamente la strada percorsa negli ultimi anni è stata tanta, specie per quanto concerne la qualità. Anni fa il Montepulciano era un vino da taglio oggi abbiamo oltre 200 imbottigliatori". Come organizzare il domani? "Non è facile – risponde Di Campli – Il futuro non passa soltanto dalla qualità, ma anche dall’organizzazione della filiera. E’ un problema culturale. Molti erano abituati alle vendite facili con lo sfuso, oggi dobbiamo fare un salto di qualità". Tra le altre cose, il Consorzio sta modificando il disciplinare per consentire la produzione oltre i 600 metri, uno degli strumenti per combattere il cambiamento climatico.

Vino simbolo
In Abruzzo ogni anno si ottengono oltre un milione di ettolitri di vino a denominazione di origine. Di questi, circa 800 mila ettolitri sono di Montepulciano. Le aree produttive della Regione si concentrano per la quasi totalità nella zona collinare: in particolare, nella provincia di Chieti ricade il 75% del territorio vitato, seguono Pescara e Teramo con circa il 10% ciascuna e infine l’Aquila con meno del 4%. Tra i vitigni più diffusi, è sempre il Montepulciano a fare la parte del leone: coltivato su circa 17 mila ettari, con un trend in continua crescita. Tuttavia la Regione non è Montepulciano-dipendente: alcuni produttori hanno dimostrato che si possono fare anche ottimi Trebbiani. Il vitigno è coltivato in oltre 12 mila ettari. Ma c’è anche il Cerasuolo e da una serie di vitigni autoctoni stanno emergendo anche vini molto graditi ai consumatori, come Pecorino e Passerina. Tra gli attori principali del vino abruzzese, la cooperazione recita un ruolo di primo piano. Tre quarti della produzione complessiva provengono infatti da 35 cantine cooperative (32 delle quali operanti in provincia di Chieti) che, insieme alle private, arrivano a circa 250 aziende di trasformazione. Ogni anno in Abruzzo vengono prodotte circa 130 milioni di bottiglie di cui poco più di 100 milioni sono di Montepulciano d’Abruzzo. Solo il 30% della produzione rimane in Italia. Il 70% va all’estero, in particolare in Germania, Stati Uniti, Gran Bretagna, Scandinavia e anche in Cina.

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