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Pubblicato in L'iniziativa il 08 Aprile 2017
di C.d.G.

ll produttore siciliano racconta le "buone pratiche" e il successo di un circuito virtuoso che ormai coinvolge più aziende. E al Vinitaly nasce un nuovo sodalizio con Viva


(Alberto Tasca d'Almerita)

Si chiama “Sostain” ed è un progetto che sta alle imprese come un padre giudizioso alla famiglia. Con un di più: la consapevolezza scientifica sulla necessità di adottare buone pratiche che rendano sostenibile l’ambiente nel quale un’azienda opera. 

Uno dei pionieri del protocollo, sin dal 2010, è Alberto Tasca d’Almerita, dell’omonima azienda vitivinicola. Anche se – è meglio precisarlo subito – il cammino virtuoso intrapreso dal capitano d’azienda ha a che fare col vino solo di striscio. Già, perché, in fondo, “Sostain” non è altro che un insieme di comportamenti da adottare nel ciclo vitale di un’impresa (dall’uso delle lampadine al consumo d’acqua, dall’utilizzo di certi materiali all’esclusione di certe sostanze) non solo per mettersi a posto con la coscienza ambientalista sempre in agguato, ma soprattutto per consegnare al luogo in cui viviamo un futuro meno incerto. “Ciò che distingue Sostain dagli altri programmi di sostenibilità del settore vitivinicolo – spiega Alberto Tasca – è l’approccio di tipo orizzontale, basato sulla misurazione dell’impatto delle attività dell’intera azienda e non soltanto del processo produttivo relativo al singolo prodotto”.

Proprio in questi giorni di Vinitaly, Sostain che ha una valenza regionale proprio perché bisogna contestualizzarlo alle caratteristiche del territorio, si metterà a braccetto con Viva, analogo programma messo a punto dal ministero dell’Ambiente e che fornisce metodologie di calcolo e promuoverà a livello nazionale le migliori pratiche che emergeranno da Sostain. “Ovviamente, il nostro è un progetto in continuo divenire – continua Tasca d’Almerita -, non avrebbe senso standardizzare processi da applicare alla natura per definizione mutevole. Però sono previsti requisiti minimi da applicare”. Ad esempio, rispetto alle attività in vigna Sostain fissa un impatto che deve essere uguale o inferiore a quello del “biologico”, il peso medio delle bottiglie di vino prodotte nell’anno deve essere uguale o inferiore a 485  grammi per 0,75 litro. Così come il 100 per cento delle uve, l’80 per cento dei dipendenti, il 50 per cento de servizi in outsourcing  devono appartenere al territorio regionale. E via di queste virtù che viene condensato nello slogan secondo cui “La responsabilità porta i suoi frutti”.

Al programma fino a ora hanno aderito sei aziende siciliane, fra cui  Planeta, Settesoli e Terre di Noto. “Ma c’è un largo seguito dietro a queste presenze – dice Alberto Tasca –, condizione necessaria perché solo dal confronto si migliora”. Tutta la mole dei dati che viene raccolta è poi analizzata e certificata da un ente terzo, iscritto nella lista dei certificatori riconosciuta dall’Unione europea. Dall’analisi delle performances nascono nuovi stimoli, nuovi traguardi, nuovi orizzonti. “E’ una bella sfida – conclude Alberto Tasca d’Almerita – che noi accogliamo con interesse e rinnovata voglia. Ritengo che tutto ciò faccia parte del sempre più stretto rapporto che deve esiste fra un’azienda e i suoi clienti, fra il prodotto e il suo consumatore”.

G.M.


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