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Pubblicato in L'iniziativa il 26 Aprile 2020
di Giorgio Vaiana
In alto Federico Latteri e in basso Andrea Farinetti

“Non sono le Langhe ma l’alto Piemonte la Borgogna italiana”.

E di Borgogna, Andrea Farinetti, figlio dell’imprenditore Oscar, ne sa qualcosa. Dopo l’acquisto della cantina piemontese Borgogno, la famiglia Farinetti conta ad oggi anche Fontanafredda, sempre in Piemonte, più varie aziende in collaborazione in Veneto e Sicilia.  E alla guida di Borgogno c’è proprio Andrea, 30 anni, che ieri nella nostra puntata di Wine Moment, eccezionalmente di sabato, condotta da Federico Latteri, ci ha portato alla scoperta delle langhe. “Questo territorio ne ha viste di tutti i colori, basti pensare a quando le famiglie utilizzavano un filo d’acciuga per sfamarsi - ha spiegato Andrea – La Langa era davvero una terra desolata. Ai primi che iniziarono qui la produzione si deve tutto, perché non solo hanno tenuto duro sulla scelta di fare questa tipologia di vini, vedi il Barolo, di farne poco ma buono, ma anche di raccontarlo nel mondo andando oltre i confini”.

E sul Barolo, divenuto ormai un vino icona, Andrea ha le idee abbastanza chiare. “Non esiste un metodo di produzione, esiste un Barolo buono e uno cattivo, e ad oggi non c’è un Barolo cattivo. E’ stato il modo di molte persone povere di riscattarsi – ha sottolineato – Il vino è stato il mezzo di quella gente di arrivare al mondo con le loro idee rivoluzionarie. Il Barolo è diventato Barolo non grazie al singolo, ma grazie all’impegno costante di tutti”. E per l’impegno e la costanza non può che citare il primo dei primi della sua cantina. “Noi ci facciamo fighi oggi con le annate del Borgogno, ma è una roba che non abbiamo fatto noi – ha raccontato ridendoci su – Ci vantiamo di queste riserve che non sono nostre perché ai tempi Cesare Borgogno intuì che questo era un vino che poteva migliorare invecchiando. E’ stato un genio, e noi abbiamo la fortuna di avere ancora delle bottiglie di annate come il 1922”.

E del Nebbiolo? “Noi siamo capaci a fare il Nebbiolo non solo nel basso Piemonte – ha precisato – ma anche nell’alto. Quando mi dicono ad esempio che la zona del Barolo è la Borgogna italiana, dico che non è vero, perché la Borgogna italiana può essere anche nell’alto Piemonte, dove risiede la ricerca dell’eleganza dell’uva, che lì è straordinaria”.
Ma c’è una "Borgogna italiana" del sud: “Il territorio dell’Etna è meraviglioso – dice – e ha ancora bisogno di 15 anni di studi approfonditi per emergere davvero. C’è tanta voglia, grandi produttori e un’energia vitale pazzesca”. 

Giorgia Tabbita


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