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Pubblicato in L'iniziativa il 02 Maggio 2020
di Giorgio Vaiana

“Abbiamo impiegato dieci anni per fare i vini sani, i prossimi dieci sono per farli buoni. I vini naturali non devono avere difetti”.

E’ uno dei ragionamenti emersi durante il nostro Wine Moment in compagnia di Federico Latteri e Angiolino Maule, titolare de La Biancara e presidente di VinNatur.
“L'associazione VinNatur nasce nel 2005 con lo scopo di mettere insieme le varie esperienze, italiane, francesi, del nord e sud Italia – spiega Maule - Il salto di qualità è stato quello di coinvolgere il mondo scientifico. Il vero punto di forza è produrre cultura”.  VinNatur, infatti, coinvolge ad oggi circa 170 produttori. “E’ molto importante avere produttori di posti diversi con tradizioni diverse e mescolarle tutte insieme. – ha sottilineato Maule - Per finanziare la ricerca utilizziamo il ricavato dalle nostre varie fiere, occupandoci in particolare di studi sul terreno, sulla qualità e quantità di microorganismi che popolano il suolo, su quanti producono antiossidante, quanti producono ossidanti e sull’equilibro tra insetti, facendo studi accurati di botanica. Le erbe ci raccontano la storia di un vigneto. L’anno scorso avevamo 27 aziende che facevano questo monitoraggio. Quest’anno con la crisi del Covid-19 non possiamo autofinanziarci, quindi le aziende impiegate nella ricerca, con i fondi rimasti dell’anno scorso, sono attualmente dieci”.

L’associazione intende preservare l’individualità del vino dall’omologazione che chimica, tecnologia e industrializzazione hanno portato nelle attività vitivinicole. Scopo di VinNatur è unire le forze di questi vignaioli dando a ognuno maggior forza, consapevolezza e visibilità condividendo esperienze, studi e ricerche. L’Associazione investe le proprie risorse e riserva particolare attenzione ai bisogni dei viticoltori associati nel rispetto dei consumatori finali. “Per far parte dell’associazione bisogna inviare i campioni in modo che la commissione possa valutare non quanto siano buoni, ma quanti siano veri – prosegue Maule - Se sentiamo sentori di banana, pesca e ananas, ad esempio, significa che si è fatto uso di lieviti selezionati, l’untuosità rappresenta la gomma arabica, l’amaro in bocca in chiusura indica tannini aggiunti. In questi casi neanche vengono tenuti in considerazione. Se sentiamo invece la terra, il frutto, seppur con qualche difetto, lo accettiamo dopo aver fatto ulteriori esami. Gli ispettori poi sono bravissimi nella rintracciabilità dei prodotti. Ad oggi stanno risalendo a moltissimi produttori che poi nella realtà delegano il lavoro ad altri produttori, non abbiamo bisogno di imprenditori”.

VinNatur, inoltre, si pone a sostegno dei suoi produttori. “Se sappiamo che un produttore non riesce a sostenere i costi della cantina, ma riconosciamo e riteniamo che sia assolutamente valido, cerchiamo di fargli avere visibilità. Così come con le nostre fiere. Noi siamo tra la provincia di Verona e quella di Vicenza, con un terreno di origine vulcanica, è un terreno molto ricco di sali minerali, molto argilloso che porta grandi valori di materia organica. Il vitigno Garganega esiste da più di 1.300 anni ed è un vitigno secondo me fantastico. Da trent’anni sto lavorando per dargli una dignità. Una delle verticali più importanti le abbiamo fatte proprio al Taormina Gourmet (il nostro evento che si organizza ogni ottobre)”. Ma è vero che un vino per essere buono deve avere un piccolo difetto per affascinare? “La mia idea di vino è che debba essere un prodotto che oltre ad andare nella pancia deve suscitarmi un’emozione. Il grande vino mi dà emozioni, mi fa pensare di più”.

Giorgia Tabbita


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