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Pubblicato in L'iniziativa il 11 Gennaio2021
Antonio Capaldo

di Federico Latteri

L'Irpinia è un posto molto particolare, spesso non facile da comprendere.

Pur trovandosi nel Sud Italia presenta un clima di tipo continentale con inverni rigidi, abbondante piovosità e forti escursioni termiche. Il territorio è prevalentemente collinare e montuoso con vette che superano i 1.800 metri sul livello del mare. E' un variegato susseguirsi di valli e altipiani tra i quali trova spazio una notevole quantità di sorgenti, torrenti e fiumi. Non ci sono superfici vitate estese, ma un mosaico di piccoli vigneti che si differenziano per esposizione, altitudini, suolo e che sono intervallati da boschi, noccioleti o vegetazione di altro genere. C'è una varietà notevole che va ben oltre le Docg e le Doc. Il progetto Feudi Studi nasce da un'intuizione di Antonio Capaldo, presidente di Feudi di San Gregorio e Pierpaolo Sirch, responsabile della produzione e ha come obiettivo lo studio approfondito del territorio per comprenderne le differenze fino ai singoli vigneti. Antonio Capaldo spiega: “Feudi Studi nasce dalla voglia di mettere al centro questo territorio e il legame della mia famiglia con esso, ma anche da due sensazioni, una negativa e una positiva. La prima è la frustrazione per la semplificazione di fronte a tanti vigneti diversi che rappresentano un potenziale enorme in termini di varietà. La seconda è che il potenziale c'è e ce lo hanno dimostrato i vini che abbiamo fatto e i tanti venuti fuori in questi ultimi anni da produttori che lavorano su piccole aree".

Il progetto inizia direttamente con i vini, non come uno studio accademico. Alcuni vigneti sono stati selezionati, vinificati separatamente e imbottigliati. Si tratta di piccole produzioni, circa 2 mila bottiglie per etichetta. Naturalmente si è cercato di neutralizzare il più possibile le pratiche di cantina per far venir fuori il territorio nella maniera più chiara e diretta. Nel 2011 è arrivato il primo cru di Taurasi, affiancato negli anni successivi da altri cru di Greco di Tufo, Fiano di Avellino e Taurasi. In breve tempo, però, è cresciuta la convinzione che questa prima fase empirica meritasse un approfondimento più scientifico. Feudi di San Gregorio, insieme al giornalista e divulgatore Paolo De Cristofaro, ha cominciato a lavorare per mettere insieme e in qualche modo sistematizzare le conoscenze già esistenti e quelle di recente acquisizione sull'Irpinia. Ne è venuta fuori “Feudi Studi: vigne e vini d'Irpinia”, un'interessante opera della quale sono stati da poco pubblicati i primi due volumi, gli e-book “Territorio, varietà, denominazioni” e “Taurasi e Irpinia Campi Taurasini”. Durante la presentazione fatta su una piattaforma online, Paolo De Cristofaro ha spiegato l'impostazione enciclopedica con il primo volume che è introduttivo ed il secondo che riguarda i vini rossi prodotti da Aglianico e va più sullo specifico. Si parte dalla divisione dell'areale di Taurasi in 4 macro settori che si sviluppano intorno al fiume Calore: nord ovest (riva sinistra del fiume Calore), nord est (riva destra del fiume Calore), sud ovest (le terre del Fiano) e sud est (alta valle del Calore).

Il territorio viene descritto nei dettagli, passando ai comuni, ai toponimi delle contrade, fino alle singole vigne. Abbiamo avuto anche la possibilità di degustare tre annate, la 2012, la 2014 e la 2016, dei due cru di Taurasi Docg Feudi Studi, denominati Candriano e Rosamilia. Provengono entrambi dal comune di Castelfranci, area del settore sud est che si sta rivelando sempre più interessante. E' una zona alta in cui le caratteristiche del clima continentale sono particolarmente evidenti e si vendemmia tardi, di solito a fine ottobre. Qui i Taurasi risultano più acidi, più tannici e più longevi. Per quanto riguarda Candriano il toponimo è Baiano e la vigna (18-23 anni allevata a spalliera con potatura a guyot) si trova tra 598 e 633 metri sul livello del mare con esposizione sud ovest. Il toponimo di Rosamilia è Vallicelli e il vigneto (60 anni allevato a raggiera) è situato ad un'altitudine compresa tra 645 e 658 metri sul livello del mare con esposizione ovest. All'assaggio i vini hanno subito mostrato profili diversi: il Candriano è più scuro nel frutto, più potente, carnoso, ricco di sapore, minerale, dotato di ottima acidità e fitto nella parte tannica, mentre il Rosamilia si caratterizza più per sentori di frutta fresca, fiori, erbe aromatiche, un'espressività più elegante, grande freschezza e in alcuni casi una laggera austerità, mostrando un carattere più montano. Differenti anche le annate con il 2012 più ricco e maturo (il Candriano 2012 è stato il vino più robusto tra quelli assaggiati e le sue potenzialità sono apparse maggiori rispetto al Rosamilia), il 2014 un po' più esile e pronto (nel Rosamilia le differenze tra 2012 e 2014 sono apparse più marcate) e la 2016 ancora molto giovane, ma equilibrata e con quadri aromatici che appaiono sin da ora nitidi e definiti. Una degustazione interessante e illuminante che ha fatto crescere non poco la voglia di approfondire le nostre conoscenze sull'Irpinia. Feudi Studi è l'inizio di un percorso che potrebbe anche portare alle menzioni geografiche aggiuntive, importante strumento in grado di dare alle etichette un valore maggiore. Antonio Capaldo ha le idee chiare sul futuro: “Il progetto non può restare puramente accademico-scientifico o riguardare la produzione di una sola azienda, deve diventare qualcosa di più. Bisogna cominciare a lavorare per raccontare sottozone e cru. Il nostro impegno è portare tutto questo nelle etichette dei vini e quindi nella comunicazione più immediata. Per me Feudi Studi è il laboratorio dei vini del futuro di Feudi perchè se si porta in fondo il lavoro sulle singole particelle non si migliorano solo i cru, ma tutta la produzione”.

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