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L'iniziativa

Federica Boffa la nouvelle vague di Pio Cesare: “La nostra è una produzione di boutique”

13 Maggio 2020
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“Le persone per noi sono un tassello molto importante, non potremmo essere qua oggi senza loro.

Vogliamo mantenere quello status di famiglia che c’è dal 1881, però negli anni abbiamo creato un team di 16 persone, le stesse da circa 15 anni, che ormai consideriamo parte della nostra famiglia. Conoscono a memoria ogni centimetro di vigna e sanno perfettamente i bisogni della nostra uva”. A parlare è Federica Boffa, ventiduenne della storica famiglia Pio Cesare, ad Alba, in Piemonte, ad essere protagonista del Wine Moment con Federico Latteri, il nostro format che va in diretta sul canale Instagram di Cronache di Gusto.

Quinta generazione dell’azienda di famiglia, Federica ha sempre respirato “vino”. “Prima ancora di essere produttori siamo contadini, noi produciamo i nostri vini con le nostre uve. Mi piace definire la nostra produzione una “produzione di boutique” – spiega – La produzione più elevata è quella del Barolo classico che si aggira sulle 60.000 bottiglie. Il marchio essendo tale dal 1881 è conosciuto ormai sul mercato, e anche l’etichetta, abbastanza visibile, potrebbe far pensare che abbiamo una grande produzione, quando invece non è così. Teniamo molto più alla qualità della quantità”. 

Storica famiglia di Barolo e Barbaresco, Federica ci ha portato all’interno della cantina di famiglia, costruita sulle fondamenta dell’antica città romana di Alba. “Barolo e Barbaresco li definirei tradizionali, nel senso che il nostro modo di produrli è tradizionale e classico – sottolinea – Quando Barolo e Barbaresco sono nati anni fa e non avevano il seguito che hanno adesso, rappresentavano la totalità della nostra regione, non erano cru, provenivano da svariate parti del territorio e anche oggi per noi è così. Il nostro Barolo è infatti frutto di sette vigneti che si trovano in cinque zone differenti, come degli chef andiamo a unire queste uve che possono dare dei risultati veramente straordinari. Facciamo un assemblaggio che inizia ancor prima della fermentazione, seguendo la ricetta di famiglia, ovviamente”.

Nata e cresciuta in vigna, Federica descrive il Barolo come un Re, e il Barbaresco come la sua Regina. “Il Barolo è un vino che inizialmente sembra austero, inarrivabile, irraggiungibile, ma mano a mano che ti avvicini a lui e lo capisci ti rendi conto della sua grandissima potenza, complessità e carattere. Il Barbaresco sta lì insieme al suo consorte, lo ascolta, ma allo stesso tempo riesce a catturare colui che lo sta guardando con la sua eleganza, raffinatezza, morbidezza e col carattere deciso una grande donna”. E, recentemente, la famiglia Pio Cesare si è spostata sui Colli Tortonesi, acquistando due ettari e mezzo di terreno dedicati al Timorasso. “Noi ci siamo innamorati del Timorasso dopo aver avuto la fortuna di averne assaggiati alcuni di quindici anni fa. Hanno una longevità particolare, una mineralità e una nota di petrolio che lo rendono unico. Così abbiamo acquistato due ettari e mezzo nella zona di Tortona. Al momento abbiamo fatto cinque esperimenti con uve che ci sono state omaggiate”.

E oltre ai Colli Tortonesi? “Noi siamo Barolo e Barbaresco, sappiamo fare quello – precisa – ciò che non è Barolo e Barbaresco lo lasciamo fare agli altri. Oggi mi sono riempita il bicchiere con i miei due vini preferiti ovvero Piodilei Chardonnay, un vino fortemente bevuto da mio padre e mio nonno che sono stati tra i primi a produrre Chardonnay, la sfida era quella di tirar fuori un vino bianco all’altezza di Barolo e Barbaresco. E’ un vino che produciamo in ridottissime quantità, circa 10mila bottiglie, ed è dedicato alle donne di famiglia”. Giovane e fresca, Federica porta con sé tante novità in cantina. “Facevamo molti anni fa Vermouth, una produzione terminata nel 1952. Quando sono entrata in azienda e ancora studiavo, abbiamo ripreso in mano le ricette storiche del Vermouth e siamo tornati a produrlo in quantità ridottissime, circa 1.000 bottiglie. Sono delle bottiglie molto affascinanti anche da vedere, con delle etichette storiche, riprese così com’erano. E’ una sorta di collegamento tra il passato e il futuro”. E conclude: “Mi piacciono molto i vini dell’Etna, quelli della Borgogna, sono un’amante folle delle bollicine. – ha infine spiegato Federica – Mi piacciono anche i vini friulani, quelli del Trentino”.

Giorgia Tabbita