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Pubblicato in Taormina Gourmet 2019 il 25 Ottobre2019


(Marco Simonit a Taormina Gourmet Learning)

di Francesca Landolina

“Come per l’uomo, la longevità non è frutto del caso, ma è il risultato di precise scelte operate dal viticoltore. Ed il comune denominatore che lega le diverse espressioni delle viticolture è rappresentato dalle modalità della potatura secca”. 

Sono le parole di Marco Simonit della Simonit&Sirch - l’unico gruppo accreditato e strutturato a livello mondiale nel settore della formazione del personale addetto alla potatura manuale dei vigneti e alla selezione dei germogli – nel corso della sua lezione presso la cantina Pietradolce sull’Etna, inserita nel programma di Taormina Learning della manifestazione Taormina Gourmet 2019. L’argomento è "la longevità delle vigne: il metodo Simonit & Sirch interpretato nei grandi territori viticoli nel mondo". Al centro della lezione ci sono la cronologia della pianta e la sua importanza, mentre ci si sofferma su quanto conti aiutare le piante a invecchiare bene. “Questo è meritorio, oltre che necessario – spiega Simonit - Quando progettiamo una vigna, pensiamo che le stiamo dando un carattere che rimane nel tempo, e bisogna considerare gli spazi da lasciare, perché questo patrimonio va passato alle future generazioni e va tramandato, per non stravolgere lo stile di un vino”. “Pensiamo che ci sono varietà molto sensibili ad alcune patologie. E il problema più grosso dei grandi marchi – afferma - è la paura di perdere il loro patrimonio viticolo, le vecchie vigne e dunque la riconoscibilità del vino stesso”. Nel corso della lezione, si parla anche della longevità in termini di identità di un vigneto. 

“Negli ultimi trent’anni in viticoltura si è verificato un cambiamento fondamentale per quanto riguarda le forme di allevamento. In tutta Italia, seppur con dinamiche diverse, si è passati dalle forme tradizionali, più o meno espanse, alle forme a controspalliera. Sempre più frequentemente i vigneti sono stati convertiti a guyot o a cordone speronato. In alcuni casi l’omologazione dei sistemi viticoli ha portato anche a sensibili modifiche del paesaggio semplificandolo e riducendo quella diversità che dovrebbe caratterizzare un particolare territorio. A distanza di 30 anni dall’introduzione di queste forme appaiono evidenti ormai in tutto il territorio nazionale i problemi legati al contenimento dell’acrotonia della vite. Le cause principali di questo deperimento interno sono da ascrivere alle piaghe da taglio che compromettono l’efficienza del sistema conduttore”, spiega.

Dopo l’eliminazione di un tralcio, i vasi che lo alimentano diventano inutilizzabili e si seccano formando un cono di disseccamento che si estende nel legno vivo. Tanto più i tagli sono di grossa dimensione ed eseguiti su legno vecchio, tanto più i disseccamenti si espandono rapidamente e si approfondiscono nel legno. Se nel corso degli anni vengono eseguiti numerosi tagli di potatura, la vite risponde con l’abbandono naturale di una buona parte di fusto. Per avere un sistema conduttore efficiente bisogna costruire una canalizzazione interna senza interruzioni dovute ai coni di disseccamento. Ed è importante non fare tagli di grossa dimensione operando con tagli piccoli su legno giovane di 1 o 2 anni di età. “Questo accrescimento lineare è proprio dell’alberello in cui si pota sempre sulla sommità delle branche che portano gli speroni. Alla luce di queste osservazioni, la potatura – operazione agronomica fondamentale – si configura come una pratica delicata vista l’entità dei danni che può provocare alla pianta se eseguita in modo errato. L’approccio corretto in potatura invernale mette al centro la salvaguardia della struttura fisica della vite. In primo luogo, si dovrà cercare di diminuire il numero delle ferite di potatura. In secondo luogo, evitando di eseguire tagli grossi e potando solo i tralci giovani, si raggiungeranno gli obiettivi di riduzione delle superfici di taglio e di costruzione della canalizzazione continua dei vasi di trasporto. Le ferite di piccole dimensioni, in particolare quelle a carico del legno di uno o due anni, possono essere assorbite dall’accrescimento del legno. Ciò si ottiene più facilmente eseguendo un taglio pulito, che non asporti le gemme della corona localizzate alla base del legno di uno e di due anni di età”, spiega Simonit.

Si tratta, inoltre, di attenzioni e di pratiche che potrebbero limitare l’ingresso di funghi patogeni nelle ferite e quindi favorire il mantenimento dell’integrità fisica del legno all’interno del fusto. “La rara presenza di vigneti vecchi in Italia è imputabile anche alla scarsa conoscenza attuale delle tecniche di potatura che, peraltro, non vengono più insegnate”, conclude Simonit. La seconda parte della lezione si è tenuta in vigna per una spiegazione dimostrativa sui tagli. 

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