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Pubblicato in Vini e territori il 07 Settembre 2020
di Giorgio Vaiana
Borgo Parrini

di Manuela Zanni

Se c’è un posto in cui quest’anno l’affluenza, piuttosto che subire un decremento a causa dell’emergenza sanitaria globale si è notevolmente incrementata, questo è, senza dubbio alcuno, Borgo Parrini.

Si tratta di una frazione del paese di Partinico in provincia di Palermo, facilmente raggiungibile seguendo le indicazioni una volta usciti dall’autostrada che è diventata il vero must dell’estate 2020 di siciliani e non. Un luogo unico nel suo genere grazie al susseguirsi di case colorate e scorci pittoreschi la cui sola vista catapulta in una magica atmosfera che fa, immediatamente, venir voglia di immortalare cotanza bellezza. Le motivazioni sono più di una. Prima fra tutte l’architettura delle palazzine simile a quella realizzate da Antonio Gaudì, massimo esponente del modernismo catalano, cui si è chiaramente ispirato l’imprenditore partinicese Giuseppe Gaglio quando ha deciso di restaturarle utilizzando i colori sgargianti tipici utilizzati dall'architetto spagnolo come il giallo ocra, il blu cobalto ma anche il verde, il rosso e l’arancio. Le linee sinuose di porte e finestre adornate da mosaici variopinti realizzati con materiale di recupero e gli arredi che ben coniugano lo stile vintage con una gradevole impronta moderna Shabby Chic fanno il resto. Tutti colori dalla forte personalità il cui contrasto ha creato un ambientazione piacevolmente surreale che trasporta in una dimensione parallela, inim m ag inabile se si pensa al la facilità con la quale è raggiungibile.

Il Borgo Parrini è nato tra il Cinquecento e il Seicento e mutua il nome dalla contrada così chiamata per la presenza dei Padri Gesuiti del Noviziato di Palermo (detti appunto “parrini” in dialetto siciliano). Fu proprio ad opera dei Gesuiti che, nel Settecento, fu edificata una piccola chiesa dedicata a Maria Santissima del Rosario, attorno alla quale si sviluppò, in seguito, un vero e proprio villaggio al cui interno vi erano case, magazzini, torri, bagli e mulini. Nell’Ottocento Borgo Parrini divenne dominio del principe francese Henry d’Orleans, duca d’Aumale, arrivato per produrre e commercializzare il Moscatello dello Zucco. Nelle abitazioni erano alloggiati circa 300 braccianti agricoli che coltivavano le uve, poi trasportate nella vicina Terrasini, dove venivano lavorate per produrre il vino pregiato, che il principe esportava in Francia e Germania. Dal secondo dopoguerra la popolazione iniziò ad abbandonare il piccolo borgo per trasferirsi nelle grandi città e molti edifici rimasero disabitati per decenni. Negli ultimi anni, grazie all’intuizione dell’ imprenditore Giuseppe Gaglio il borgo ha conosciuto una nuova vita.

Gaglio, classe ‘63, ha deciso di investire in questo borgo abbandonato in cui è nato e cresciuto. “Ogni volta che passavo da qui e mi accorgevo dello stato di degrado di queste case in cui ho trascorso la mia infanzia mi si stringeva il cuore – ha detto – così trent’anni fa ho deciso di comprare i ruderi e di ristrutturarli traendo spunto dalla magnificenza del Parc Guell di Gaudì ma non solo. Il bianco e l’azzurro vogliono essere anche un chiaro riferimento alle casette delle isole greche che si affacciano sul Mediterraneo mentre ho voluto fare un omaggio a Frida Kalo dedicando alla sua immagine l’intera facciata di una delle palazzine ancora in ristrutturazione”.

Ma la bellezza delle case non è l’unico motivo che fa di questo luogo una meta tanto ambìta ovviamente. Essendo in Sicilia, infatti, com’è facilmente intuibile il richiamo gastronomico non può che essere una parte integrante del fascino che questo luogo ha sprigionato durante questa insolita estate “post lockdown” in cui la maggior parte dei siciliani ha preferito restare sull’Isola andando alla scoperta delle sue meraviglie.

In particolare, in questo borgo fiabesco, oltre al panificio “Za Santa” che dal 1942 prepara un’ ottimo pane con il forno a legna, vi sono tre pizzerie ”A Stidda”, la più antica, e “La Borgatella” e “Nu Parrinaro”. Due le specialità del luogo: il “vota e sbota” della pizzeria A Stidda e la pizza al limone, comune a tutte le tre le pizzerie. Il “vota e sbota” è una sorta di focaccia, simile alla "muffuletta" siciliana che si prepara in occasione della ricorrenza dei defunti (il 2 novembre) preparata con farina di grano duro, cotta in forno a legna così chiamata perchè viene “girata e rigirata” rapidamente sul ripiano dove viene messa a cuocere. Tra i condimenti proposti vi è quello con mortadella e limone oppure pomodoro, caciocavallo, origano e olio anche se potete richiederla con ingredienti a scelta in base alle vostre preferenze tenendo sempre conto che, in questo caso, la semplicità degli ingredienti sarà in grado di dare maggior risalto alla bontà del prodotto.

Nel caso della pizza al limone, si tratta di una pizza “bianca” condita con pangrattato, caciocavallo grattugiato in cui il succo di limone crea un piacevole e sorprendente contrasto donandole, oltre che un sapore particolare, anche una maggiore digeribilità. Ne risulta una piacevole combinazione di sapori che la rende adatta anche come antipasto “spezzafame” da dividere tra i commensali.

LA GALLERY

(Giuseppe Gaglio)


(Pizza al limone)


(Vota e Sbota)

 


Commenti   

0 #1 vincenzo raneri 2020-09-07 14:03
si veramente originale
comunque da ragazzo io preparo una pizza con un base di cipolla rosa (ma non di Tropea), provola basicotana e, appena sfornata, una spruzzata di limone verdello e poca nepitella (mentuccia selvatica) tritata.
Resiste nei piatti top che i miei amici mi richiedono sempre
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