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L'azienda

“La nostra birra tra mito e realtà”. Il birrificio dell’Etna pronto a nuove scommesse

23 Settembre 2015
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(Delfio Faraci)

di Francesca Landolina

C’è un birrificio giovane sull’Etna che comincia a far parlare di sé. È il birrificio dell’Etna nato dalla passione di due imprenditori, cultori e conoscitori del mondo delle birre artigianali, Delfio Faraci e Leo Biasi.

In realtà tutto è nato un po’ per gioco. Leo nella vita si occupa di nautica, Delfio è un fornitore di attrezzature per cantine. Cinque anni fa i due amici iniziano ad esplorare da appassionati il mondo delle birre artigianali. Qualche assaggio, giri per le fiere internazionali. E da lì l’illuminazione. Perché non tentare? Il settore è in fermento e l’Italia è sempre più attiva in tal senso con l’apertura di birrifici sempre più apprezzati. “Abbiamo pensato di iniziare giocando con una piccola azienda che però in pochissimo tempo è cresciuta a tal punto da divenire la nostra principale attività – afferma Delfio Faraci -. Volevamo fare un prodotto unico del suo genere perché legato al territorio. Siamo ai piedi dell’Etna, a Riposto, in una terra in cui l’uomo da millenni è abituato a convivere con le sfide e con una natura generosa e ribelle. Per raggiungere il nostro obiettivo abbiamo richiesto la collaborazione del Cerp di Perugia, il centro di eccellenza e ricerca nel settore delle birre. Così abbiamo scelto le migliori materie prime e avviato una fase di sperimentazione per i primi prototipi di birra dell’Etna”.

E se anche tutto è nato per gioco, adesso quel gioco diventa un progetto destinato a crescere.  “Stiamo pensando di costruire un nuovo birrificio, una struttura di mille metri quadrati, sempre a Riposto”.
Da poco più di un anno, il birrificio produce tre tipologie di birre. La prima Ulysse, una bionda rifermentata in bottiglia, non filtrata e non pastorizzata, “che fa letteralmente impazzire i turisti, perfino quelli che arrivano dal Belgio”. Segue Ephesto, la rossa doppio malto dall’aroma complesso con sentori di nocciola, dolciumi, arancia candita e una delicata speziatura. Ed infine la birra più vicina al mondo del vino, Polyphemus, una doppio malto al Nerello Mascalese, il vitigno autoctono della Montagna. “Quest’ultima è unica nel suo genere, caratterizzata dall’aggiunta, in fase di fermentazione, del mosto d’uva”.


(L'Ulysses, una delle tre produzioni del birrificio)

In un momento in cui dilaga il fenomeno dei birrifici artigianali in Italia, l’azienda comincia a farsi strada raccontando le peculiarità del territorio. “In un anno abbiamo prodotto circa 60 mila bottiglie, vendute dappertutto in Sicilia, nel settore della ristorazione e degli hotel. Siamo presenti in ogni regione d’Italia seppur ancora a macchia di leopardo, ma il nostro obiettivo per il 2016 è quello di arrivare a centomila bottiglie e di conquistare fette di mercato estero. Riceviamo giornalmente mail da ogni parte del mondo: sono i molti turisti, che dopo aver assaggiato le nostre birre nei luoghi turistici della Sicilia come Ortigia e Taormina, ci richiedono le spedizioni”.
Il varco è aperto dunque e ci sono anche novità di prodotto in serbo per il 2016. “Stiamo progettando una birra bianca, caratterizzata dal frumento di Sicilia, dall’arancia amara e dal coriandolo. Usciremo prima del Sol&Agrifood di Verona che si terrà ad aprile 2016”.